"Crimen perfecto", di Álex de la Iglesia

Per quanto si cerchi l'innesto dissacrante o nobilitante, il contagio dell'arte alta e dell'arte bassa, ci si sente ancora dentro un film horror che fatica ad esplodere. Il cineasta di Bilbao si è impantanato in un percorso calibrato quanto autoindulgente di bulimia citazionista.

Sembra proprio programmatico, come il suo cinema più recente, l'omaggio che Álex de la Iglesia fa nel titolo originale alle strisce di Goscinny dove accanto ad Asterix troviamo un Obelix ubriaco che ripete in continuazione: ""Ferpettamente!" Un involontario (come lo sono le mille strade a cui può portare un film dentro ognuno di noi) quanto riuscito riferimento autobiografico ad un goffo tentativo, tra il donchisciottesco ed il presuntuoso, di riuscire a dominare un immaginario mondo personale dove tutte le caselle sembrano posizionate nel modo più dovuto per poi ritorcersi contro in modo beffardo, come animate da una maledetta vita propria che non si sospettava in precedenza. Come non affidarsi ad occhi chiusi in fondo ad un plot che inscena una satira dell'arrivismo, del dongiovannismo a buon mercato, del consumismo, dell'arrivismo e del potere dell'immagine nella nostra società? Perché non rincorrere, dopo l'infelice esperimento de La comunidad - Intrigo all'ultimo piano, l'insistenza della costruzione di personaggi primari e secondari che non conoscono la normalità, ma vivono un'anormalità universale quindi una normalità di ritorno, se il grottesco nero che incarnano assicura un feedback garantito? Siamo sinceramente nostalgici del primo de la Iglesia, umile e visionario contaminatore di splatter, sci-fi artigianale e surrealismo che Almodovar seppe lanciare nel divertito Azione mutante del '92 dopo l'esperienza di Mirindas asesinas ('91), cortometraggio su un serial killer dipendente dalle spremute d'arancia. Il cineasta di Bilbao si è impantanato in un percorso calibrato quanto autoindulgente di bulimia citazionista, dove la struttura del thriller hitchcockiano che si intende riciclare diventa una scontata scrittura di colpi di scena ad effetto all'interno di piani-sequenza che svelano certe ossessioni dirette a Di Palma e Scorsese e che nel fiammeggiante finale nell'ascensore del centro commerciale Yeyo's trovano il proprio climax. Per quanto si cerchi l'innesto dissacrante o nobilitante, il contagio dell'arte alta e dell'arte bassa, ci si sente ancora dentro un film horror che fatica ad esplodere, non per latenze particolari ma per una certa vanità, fintamente raffinata, del proprio creatore.

 

 

Regia: Alex de la Iglesia

Interpreti: Guillermo Toledo, Manica Cervera, Luis Varela, Enrique Villèn, Fernando Tejero

Distribuzione: Nexo

Durata: 104'

Origine: Spagna, 2004

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