VENEZIA 62 - "Tutti gli eroi che vediamo nei blockbuster di oggi sono ridicoli e non eroici... a me piace mostrare sempre quanto sia difficile superare gli ostacoli per raggiungere qualcosa di grande e importante..." Incontro con Tsui Hark.
Era dai tempi di "Time and Tide" che mancava un film del regista a Venezia. All'epoca il direttore era Alberto Barbera. Quest'anno il sinologo Marco Muller ha osato ancora di più lasciando l'onore di aprire la Mostra ad un film del genere "wuxia". Tsui Hark, ritorna al Lido trasponendo l'opera letteraria omonima di Liang Yu-Shen.

Era dai tempi di Time and Tide che mancava un film del regista a Venezia. All'epoca il direttore era Alberto Barbera. Quest'anno il sinologo Marco Muller ha osato ancora di più lasciando l'onore di aprire la Mostra ad un film del genere "wuxia". Produttore, regista, scrittore, musicista, attore, produttore e grande esteta del romanzo di arti marziali, Tsui Hark, ritorna al Lido trasponendo l'opera letteraria omonima di Liang Yu-Shen, ambientata agli inizi del 1660, quando i Manciuriani conquistano la Cina e fondano la Dinastia Ching. Sette spade (Seven Swords è il titolo) e sette guerrieri si opporranno al dispotico e sanguinoso potere straniero che ha bandito dal suo regno lo studio e la pratica delle Arti Marziali. Mai lezioso o esibizionista, Tsui Hark (a proposito si pronuncia cioi hok) incarna il cinema di un mondo fantastico, crudele e sempre un po' più realistico...
Perché ha sentito ancora la necessità di girare un film sulle Arti Marziali, tornando ad occuparsi della trasposizione di un classico del genere "wuxia"?
La letteratura "wuxia" è una forma d'arte e una cultura a sé, con una lunga storia alle spalle e ha svolto un ruolo fondamentale nello sviluppo della cultura cinese, creando una grande diversità all'interno della nostra filosofia. Si tratta di storie immaginarie che prendono spunto dalla vita quotidiana e che esprimono lo spirito della giustizia, dell'eroismo e dell'umanità, tutti temi a me cari.
Cosa rende così affascinante l'immaginario mondo "wuxia"?
Wuxia incarna la romantica speranza in un mondo migliore, un mondo ideale dove gli eroi vivono tra di noi, offrendo giustizia e protezione a coloro che non hanno il potere di difendersi da soli. È un atto che richiede una sfida con sé stessi, che implica il rimettersi in gioco e mostrare un coraggio senza pari, che richiede l'abilità abbinata alla speranza e la conoscenza abbinata alla fede.
È contento dell'enorme successo che questo genere cinematografico ha raggiunto?
Sinceramente credo che la maggior parte degli eroi che vediamo sul grande schermo oggi sono talmente idealizzati ed esagerati che alla fine appaiono ridicoli e non eroici. Per questo motivo desidero trovare una maniera diversa di raccontare una storia immaginaria che descrivesse un mondo fantastico e immaginario in una maniera un po' più realistica del solito e che creasse un eroe nel quale fosse possibile credere. Volevo far vedere che anche un eroe ha i suoi limiti e le sue debolezze. Mostrando quanto sia difficile superare gli ostacoli per raggiungere qualcosa di grande e importante, si ha sicuramente un impatto più forte di quello che si ottiene mostrando semplicemente delle gesta eroiche.

Cosa l'ha colpita particolarmente del libro da cui ha tratto il film?
Ad una prima lettura, il libro sembra un tipico racconto wuxia, ma approfondendolo si scopre che è molto di più. Seven swords è molto diverso dai tipici racconti del genere perché la storia è concentrata prevalentemente sulle spade, su come vengono forgiate, su cosa determina le loro caratteristiche, in che maniera il collegamento e la disciplina di un guerriero possono modificare il potere di una spada; l'impatto che una spada può avere sul suo proprietario in diverse fasi della vita; i dettagli sulle spade che hanno una cultura tutta loro. Si tratta di un tema che non è mai stato esplorato da altri film wuxia prima d'ora e credo che sia quello che esprime meglio la vera anima di questa cultura. Ciò che rende il racconto di Liang un capolavoro, è che parla di sette guerrieri diversi, che affrontano diversi viaggi interiori e che riescono a superare le loro rispettive debolezze, scoprendo le loro potenzialità, unendo le forze e formando un'unica squadra forte e compatta. Non è una storia di eroismo ma una storia che racconta come sono fatti gli eroi. La storia ha per protagonisti degli eroi onorevoli con un obiettivo e una serie di ostacoli da superare. Inoltre c'è il Monte Paradiso, che rappresenta un'epoca e uno stile di vita perduti per sempre.
A proposito delle scenografie, ce ne può parlare più in dettaglio?
Il Monte Paradiso svolge un ruolo fondamentale nella storia perché è li che le sette spade si riuniscono. È un simbolo della regione, leggendario e magico. Come regista, per me è importante non solo catturare il cuore della storia o la recitazione di un attore, ma anche accompagnare tutto ciò con un'ambientazione che sia il più viscerale e intensa possibile. Mentre il Villaggio delle Arti Marziali è un tranquillo villaggio agricolo, la Fortezza di Bowei è esattamente l'opposto. Per poter esprimere la spietatezza ed il sangue freddo del suo comandante, abbiamo usato come colori il nero ed il marrone scuro, conferendo al tutto un aspetto metallico e arrugginito, per creare una sorta di castello dell'avidità. La Fortezza di Bowei è esattamente l'opposto del pacifico e verdeggiante Villaggio delle Arti Marziali e mostra la brama di potere più primitiva e i desideri più spregevoli della natura umana. Attraverso il Villaggio e la Fortezza volevo trasmettere l'idea di una cultura civilizzata e primitiva, in una sorta di realismo nel quale il pubblico moderno può facilmente identificarsi. Per contro, con la ricostruzione del Monte Paradiso il mio obiettivo era di creare un qualcosa di magico e mistico.
Progetti per il futuro?
In questo momento voglio godermi la felicità di essere qui a Venezia e di aver avuto l'onore di essere inserito nella giornata di apertura della Mostra. Ultimamente sono spesso ai Festival e sinceramente non ho ancora in mente il prossimo film, anche per mancanza di tempo. Con calma, fra qualche settimana, quando sarò a casa, comincerò a pensarci.
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