"Angela" di Roberta Torre

Codici accumulati (anche senza tendere come d'uopo al modello caleidoscopico ed inavvicinabile della "Salomè" di Carmelo Bene) in una generosa confusione di stili, formati, colori e densità. Codici da infrangere o solo da giocare divertiti, all'interno di singole mafie linguistiche

In gergo critico la prova del tre è quella per cui il valore di un musicista si testa pienamente solo al terzo album. Banale ma spietato come ogni luogo comune. La Torre nel suo ambito cinematografico, così inestricabilmente legato alle sette note, sembra avvertirne il peso e procede ad un abile gioco d'occultamento. Della vista, dell'udito, persino dell'identità anagrafica. L'opera prima di un'ex esordiente può così bypassare l'esame, meglio se con il supporto della Quinzaine di Cannes. Sensazione di tabula rasa, come a dover vincere la prigionia di un'etichetta per operare una ripartenza (come Angela/Roberta) verso il regno fatato dell'Impeccabile, verso una maturità autoriale agognata e mai richiesta. Rimuovendo i divertissement di gioventù, l'esordio sfavillante di Tano da morire e quel Sud side story snobbato dal grande pubblico. Funzionale in tal senso appare il pleonasmo "da una storia vera", passe-partout per le serrature dell'impegno sociale e polizza infortunistica per deformazioni caricaturali. Ma se il grottesco è continuamente in agguato forse è visceralmente connaturato al contesto. L'essenza di Tano Guarrasi si poteva infatti cogliere anche solo per brevi attimi nei numeri musicali composti da Nino D'Angelo. Dalla Vucciria fino a Ballarò, il quartiere del mercato di Palermo, i trait d'union si delineano comunque evidenti. Angela, la moglie del boss Saro, soffre delle stesse angosce delle sorelle di Tano. Donne sole in un mondo di leggi feroci scritte da uomini gelosi, insicuri ed impossibilitati ad esprimere sentimenti. Masino, il giovane braccio destro anarcoide e scavezzacollo, sarà invece, più che amante maledetto da melò controSenso, oggetto di ossessione fobica (pare) tuttora coltivata dalla "vera" Angela, nel porto da cui tutto è iniziato per poi disperdersi come una chimera. Perché non si è mai veramente usciti dalla gabbia (come Roberta/Angela) ma ci si può solo contemplare all'interno, nei reciproci spasmi febbrili. Proiezione di una possibilità di fuga, pur rovinosa, dalla noia di guadagni troppo facili, realizzati smerciando droga nascosta dentro le calzature di un negozio. La scarpa come stanca quotidianità, normale come le telefonate ingenue tra i due che una volta registrate incastreranno tutti, come i nostri pensierigestiparoleazioni che se non stravolti generano giorno dopo giorno mafiosità. Il tutto sospeso nello sguardo ravvicinato e distaccato insieme, in quanto milanese e in quanto tendente al clip-pop, del cinema dei codici della Torre. Codici accumulati (anche senza tendere come d'uopo al modello caleidoscopico ed inavvicinabile della Salomè di Carmelo Bene) in una generosa confusione di stili, formati, colori e densità. Codici da infrangere o solo da giocare divertiti, all'interno di singole mafie linguistiche. Sfiorati e poi sfuggiti per sempre come Masino, sciolti da significati sicuri e preordinati che l'accostamento con altro/altri può e a volte purtroppo deve imporre. Ciprì continua ad aiutare a tenere la rotta ma... once you pop you can never stop.

 

Regia: Roberta Torre
Sceneggiatura: Roberta Torre, Massimo D'Anolfi
Fotografia: Daniele Ciprì
Montaggio: Roberto Missiroli
Musica: Andrea Guerra
Scenografie e costumi: Enrico Serafini
Suono: Cinzia Alchimede
Interpreti: Donatella Finocchiaro (Angela), Andrea Di Stefano (Masino), Mario Pupella (Saro), Erasmo Lobello (Mimmo), Toni Gambino (Santino), Matteo Gulino (Paolino), Giuseppe Pettinato (Raffaele Santangelo)
Produzione: Lierka e Rita Rusic per Rita Rusic Company e Movieweb, Roberto Alchimede per SisterFilm
Distribuzione: Lucky Red
Durata: 99'
Origine: Italia, 2002  
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