VENEZIA 66 - "Napoli Napoli Napoli", di Abel Ferrara (Fuori concorso)
Un tronco documentaristico su cui si innestano tre storie, abbozzi di racconto, sogni che si sovrappongono al substrato di realtà, riformulandone il senso. Una struttura precaria, palesemente incompleta, prossima al crollo, che sembra fare il paio con la struttura sociale di una Napoli brulicante di passione e odio, condannata a convivere con il bradisismo di tensioni secolari
Napoli Napoli Napoli è un progetto che parte da lontano, inseguito e coltivato dal produttore ed ex detenuto Gaetano Di Vaio e dalla cooperativa culturale Figli del Bronx. Un progetto che ha vissuto alterne vicende, tra cambiamenti in corso d’opera, ripensamenti, nuove spunti e apporti. L’idea di partenza era quella di un film collettivo affidato a tre registi. Ma poi Abel Ferrara, sempre più anima napoletana, si è imposto su tutti, offrendosi di dirigere l’intero film. Ne è venuto fuori un film ibrido, poggiato su una base documentaristica: le interviste alle detenute del carcere femminile di Pozzuoli, a giornalisti, operatori sociali e culturali, politici. Su questo tronco sono venute a innestarsi tre storie immaginate e sceneggiate dallo stesso Gaetano Di Vaio, dallo scrittore e attore Peppe Lanzetta e da Maurizio Braucci. Tre storie che sono abbozzi di racconto, sogni che si sovrappongono al substrato di realtà, riformulandone il senso. Tre deviazioni che smarginano la trama dell’opera, disperdendola in rivoli, lampi di visione, accenni d’intuizione, fantasmi, ossessioni. Una struttura precaria, palesemente incompleta, prossima al crollo, che sembra fare il paio con la struttura sociale di una Napoli brulicante di passione e odio, condannata a convivere con il bradisismo di tensioni secolari che si fanno sempre più urgenti e pressanti. Dalle interviste alle detenute e dalle altre testimonianze (come quella, peraltro piuttosto fastidiosa, del cronista del “Roma”, quotidiano storico) viene fuori il quadro di una città che, dovunque la si guardi, appare spaccata in due. Il disagio della ‘plebe’ e l’esasperazione della ‘borghesia’, il basso (la città del centro storico e dei Quartieri spagnoli) e l’alto (la Napoli collinare, il Vomero…), il centro e la periferia, il degrado e l’avanguardia, il fermento culturale e la connivenza camorristica, l’ansia di giustizia e sviluppo e la scarsa presenza delle istituzioni. Una città che assomiglia al paradiso, ma che si apre sulla bocca dell’inferno. Certo, di fronte a Napoli Napoli Napoli ci si può chiedere se sia stata davvero necessaria la direzione di Ferrara per tratteggiare questo quadro vitale e cupo. In altri termini, quanto c’è di ferrariano nel film? E’ una domanda spontanea, tenuto anche conto del fondamentale apporto di Gaetano Di Vaio, degli altri collaboratori, della presenza magnetica e debordante di Peppe Lanzetta. Il punto è che qui si avverte la difficoltà di rintracciare immediatemente i segni di uno sguardo che ha attraversato New York, altri scenari metropolitani con una tensione e profondità emotiva devastante. Ma, a ben guardare, ci sembra di cogliere quello stesso sguardo nascosto nei dettagli, tra le pieghe delle sequenze. La deriva in campagna dei tre ragazzi, una cinese che canta il karaoke in un basso, una madonna, un crocifisso. Brevi frasi, sfumature impercettibili, capaci di evocare un mondo poetico sospeso tra il bene e il male. O, semplicemente, di immaginare una città altra.
Sono presenti 1 commenti
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Io ho visto il flm a Venezia, e spero che esca al cinema presto, perché è un bellissimo film. Mi sono piaciute le interviste, ed è bellissimo che ci sono questi estratti di fiction. <br />Da vedere<br />Nico
Inviato da Nicola Cioffi il 20/09/2009
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