"Triage", di Denis Tanovic
Ancora offensive sferrate dal corpo di Colin Farrell, ancora sottili e sfuggenti incursioni in cui la sua immagine si palesa per un attimo, per poi infiltrarsi ancora una volta in un altro tempo, un altro spazio, un'altra visione. L'estrema, assoluta incapacità del regista premio Oscar per No Man's Land di imprimere una qualunque direzione alla materia, dimostrando di non avere mai uno sguardo sulle cose, inabissa ormai irreversibilmente la sua grossolana autorialità bellicosa. Eppure Colin sopravvive al trattamento. Film d'apertura di Roma 2009
La chiacchierata assenza all'inaugurazione del Festival Internazionale del Film di Roma 2009 all'Auditorium del protagonista di questo arrabattato dramma di Denis Tanovic, Colin Farrell, che ha disertato red carpet e conferenza stampa della pellicola scelta come apertura dell'ultima edizione, è in realtà la dimostrazione lucidissima e lampante di come l'essenza di questo grande attore vada continuata a cercare nelle costanti offensive che il suo corpo sferra, nelle sottili e sfuggenti incursioni in cui la sua immagine si palesa per un attimo, per poi infiltrarsi ancora una volta in un altro tempo, un altro spazio, un'altra visione.
Dopo un prologo guerreggiante in terra curda in cui Tanovic sembra recuperare atmosfere e ambientazioni del suo film d'esordio, la pellicola si concentra dunque sul trauma rimosso con cui deve fare i conti il fotografo Mark, sopravvissuto allo scoppio di un granata durante una battaglia, e che ha sviluppato una paralisi psicosomatica degli arti inferiori.
Colpisce l'estrema, assoluta incapacità del regista premio Oscar per No Man's Land, di imprimere una qualunque direzione alla materia, insensibile come le gambe ferite del protagonista, a questa sua traballante pellicola – che non sa mai decidersi se essere un film di denuncia, uno war movie, un dramma psicologico, una storia d'amore tormentata. Nonostante Paz Vega e Christopher Lee cadano inermi in tutto e per tutto nella trappola letale di un cinema che pur narrando di reporter di guerra, che per mestiere fissano i propri occhi sull'accecante insostenibilità di un reale non visto, Tanovic non riesce mai ad avere uno sguardo sulle cose, limitandosi a registrare ciò che accade sullo schermo senza nemmeno per un attimo tentare di restituire la squassante potenza delle emozioni, dei gesti, dei ricordi, delle parole. Ecco, nonostante tutto questo, Farrell – inspiegabilmente costretto a dimagrire sino a scoprire le ossa – fieramente sopravvive al trattamento riservatogli da Tanovic, che di sezione in sezione del film ripetutamente si lascia sfuggire sequenze potenzialmente memorabili, sino a costringere l'attore ai ridicoli travestimenti di flashback grossolani su cui fortunatamente e gloriosamente Colin ha la meglio, trasformandoli nei mini-capitoli dell'ennesimo trattatello sulla sua natura di apolide degli schermi.
Tutt'intorno sta questa farraginosa struttura da terapia freudiana virata ad indagine quasi poliziesca dalla chiara ispirazione hitchockiana, in cui la pretenziosità bellicosa di Tanovic si inabissa ormai irreversibilmente, rivelandoci, se ce ne fosse ancora bisogno, tutta la fragile grossolanità di un'autorialità spenta e senza ispirazione.
Titolo originale: id.
Regia: Denis Tanovic
Interpreti: Colin Farrel, Christpher Lee, Paz Vega, Kelly Reilly
Distribuzione: 01
Durata: 100'
Origine: Francia, Irlanda, Spagna
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