Un lugar en el mundo... Un ricordo di Corso Salani
Il freddo, il rugby, la Pausini, un festival di Cinema a Gibilterra, e ancora Roma Tunisi Torino Alba Taranto Biella… Il ricordo di un’amicizia davvero “fuori dai confini”, quella tra Corso Salani e Giuseppe Gariazzo

Ci eravamo sentiti un paio di settimane fa. Corso stava ultimando una serie di cortometraggi per l’Enel, sugli incidenti sul lavoro. Viaggiava. In Italia, e Russia, Romania, Slovacchia… Stava per partire per il Guatemala. Partenza rinviata, perché laggiù sconquassi climatici avevano colpito quel paese. Come sempre in viaggio, Corso. La sua persona e il suo cinema. Inestricabile, la relazione tra vita e lavoro, campo e fuori campo.
Mi parlò anche di una scena de “La nostra vita”, che aveva amato molto. Quella del funerale, in cui Elio Germano esplode il suo dolore iniziando a cantare una canzone di Vasco Rossi. “Avrei voluto girarla io, quella scena”, mi disse Corso. E poi, altre cose, progetti… Progetti. Ne avevamo condivisi, nel corso degli anni della nostra amicizia: un’amicizia speciale, riservata, indelebile. Come lo stile di Corso. Progetti concretizzati, come l’uscita in dvd di un film straziante e dolce come “Gli occhi stanchi”. Era felice dell’idea, Corso, quando gli proposi di rendere il suo film parte integrante del mio libro di conversazioni. E da Trieste (a gennaio, durante le giornate del Trieste Film Festival - Alpe Adria) a Roma (a fine aprile, nella sede di “Sentieri”), li presentammo, film e libro, dicendoci scherzando che stavamo facendo un nostro personale tour e che lo avremmo continuato, in giro per l’Italia.
O progetti rimasti dei sogni, ma belli da pensare, da sognare. Come un’idea “folle” che ci folgorò negli anni Novanta e alla quale dedicammo desideri e energie: organizzare un festival di cinema a Gibilterra. Posto di confine. Tra Europa e Africa. Di mare e di terra. Uno dei luoghi che Corso amava di più, che spesso aveva filmato, fin dal suo primo lungometraggio, “Voci d’Europa”. Individuammo le locations, gli argomenti, le sezioni, ci incontrammo in un caffè a Milano per parlarne, scrivere il progetto, inviarlo al ministero della cultura. Che ci rispose: interessato, ma non disponibile a realizzarlo… Passioni. Ne abbiamo condivise. Quella per il freddo climatico e per i paesi del nord Europa. Per Laura Pausini. Per una partita di rugby decisiva per un Sei Nazioni, vista insieme, dove tifavamo sempre per la squadra in svantaggio. E per interviste e incontri che erano chiacchierate libere per parlare di esperienze che con il cinema si illuminavano, altrimenti indicibili.
Roma Tunisi Torino Alba Taranto Biella… A Biella Corso era venuto parecchie volte, per occasioni di cinema (la presentazione di suoi film, un convegno…) che erano “pretesti” per incontrarsi ancora una volta. Magari davanti a una birra Menabrea, che gli piaceva molto...
Aveva appena trovato i finanziamenti per girare il nuovo film, fra Trieste e la Slovenia, e fra altri progetti pensava a un film dove rendere protagonista “l’altra metà” di “Mirna”, la ragazza che in quel film non appare mai. Un “controcampo” a quel capolavoro di un anno fa che spingeva ulteriormente il cinema di Corso in direzioni innovative pur mantenendo intatta la sua espressione inimitabile. Sempre luoghi di confine. Amava, fino a piangere vedendolo, mi diceva, un film argentino (altri spazi, quelli dell’Argentina, da lui frequentati più volte, e un film da girare alle Malvinas era uno dei suoi desideri…) che non casualmente si chiama “Un lugar en el mundo”.
“Quanto ci manca, e ci mancherà, lo sappiamo solo noi che lo abbiamo conosciuto. Ma per il cinema questa è una perdita infinita. E da oggi siamo tutti un po’ più infelici”, ha scritto Federico Chiacchiari giovedì.
Memorie presenti. Ovunque. Ciao Corso.
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