VENEZIA 67 – “La vida de los peces”, di Matias Bìze (Giornate degli Autori)
La vida de los peces del cileno Matias Bìze è un film di sentimenti che sublima la propria memoria personale raccontando un presente incerto e un futuro dall’insicuro equilibrio. Un film in cui il conflitto tra la memoria del passato e il desiderio di definire il presente sembra paralizzare il suo protagonista la cui condizione non trova soluzione neppure nell’amore che torna dal passato
Il ritorno di Andrés tra i suoi amici, durante una festa di compleanno che diventa una rimpatriata, dopo anni, è l’occasione per rivisitare il proprio passato. Ma la distanza è evidente, la sua vita è a Berlino, una città lontana da quella della sua giovinezza. L’occasione è quindi anche quella di un addio, ma il suo desiderio finale è quello di rivedere la donna perdutamente amata che oggi ha una propria famiglia. Il tentativo di riallacciare la relazione pare possibile. Su questa esile storia, che sembra essere costituita da frammenti di varie storie del passato suo protagonista, si sedimentano i sentimenti che il cileno Matias Bize mette in scena in questo suo nuovo lavoro. La vida de los peces è un film che racconta esclusivamente emozioni e sentimenti attraverso alcuni azzeccati primi piani di Santiago Cabrera, che da il volto al protagonista Andrés, esagerando, invece, quando utilizza un enfatico commento musicale.
Un tragitto emotivo che sembra dipanarsi nella ragnatela dei percorsi che Andrés compie all’interno del labirintico appartamento in cui si svolge la vicenda. Uno scenario dentro il quale la festa, anonima e lontana, diventa il fondale malinconico di questi ripetuti addii che prolungano i tempi di un definitivo taglio di Andrès con il proprio passato. Ma è l’amore antico per Beatriz che occupa completamente la scena del prolungato finale.
Il conflitto tra la memoria del passato e il tentativo di dare un disegno preciso al presente sembra paralizzare Andrés durante la vibrante confessione di Beatriz che le confessa il disagio della sua relazione matrimoniale e si dichiara disponibile ad una nuova vita con lui. Ma Andrés resta immobile e incapace come i pesci del grande acquario, insistita metafora di questo apparente girare a vuoto. Si comprende, in una sequenza che sembra sospendere il tempo che il presente non può trovare fondamento nel mito del passato che resterà definitivamente ancorato e immobile al suo tempo.
Nel suo estenuante cammino verso l’epilogo, La vida de los peces costruisce momenti di intensa tensione emotiva, riuscendo a trasferire nelle immagini l’immaterialità dei sentimenti. In questa ricerca Bìze è esemplare e se la meccanica progressione della vicenda è un po’ abusata, quando, nel suo lento vagare nell’appartamento da una stanza all’altra, Andrés incontra, di volta in volta, pezzi della sua vita passata, provocando nello spettatore la reiterazione di un’attesa, è anche vero che ciò che conta in questo film è lo spessore dei personaggi e qui il film gioca le sue carte migliori. In questo aiutano anche i credibili dialoghi che riescono a restituire la misura del mutamento dei tempi (si veda a questo proposito il dialogo con i due ragazzini durante la partita alla playstation).
La vida de los peces è un film sulla propria memoria personale che racconta di un presente sempre incerto e pericolosamente sospeso su un cammino che porta verso un futuro dall’insicuro equilibrio.
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