VENEZIA 67 - "Machete", di Robert Rodriguez, Ethan Maniquis (Fuori Concorso)
Concepito come estensione del finto trailer di Planet Terror, quest'ultima pellicola del regista messicano è coerente con un cinema che utilizza i personaggi principali, gli spazi e la materia come giocattoli multiuso. Già basta il volto segnato e apparentemente immobile ad accendere uno dei film più divertenti del cineasta, che si compone di ritagli senza per fortuna avere quell'intellettualismo di Soderbergh
La danza degli oggetti. Il machete certamente, ma anche crocifissi, video, furgoni clandestini, pezzi di vetro, automobili. Le armi che si animano come gli oggetti di Spy Kids si contaminano con il paesaggio del Texas di Grindhouse: Planet Terror di cui questo film appare l'estensione del finto trailer. Machete (Danny Trejo) e un ex-agente federale messicano che è stato assoldato per uccidere un senatore corrotto (Robert De Niro), acerrimo nemico degli immigrati clandestini. Viene però tradito dai suoi stessi datori di lavoro. L'uomo così, con l'aiuto dell'agente Sartana (Jessica Alba) e il suo strano fratello prete (Cheech Marin), prepara la vendetta nei confronti dell'organizzazione e del suo boss. Danny Trejo ritorna così sulle tracce del personaggio dello zio Machete interpretato nella trilogia di Spy Kids e basta il suo volto segnato, apparentemente immobile, ma poi capace di trasformarsi in una furia ad accendere uno dei film più divertenti del cinema di Rodriguez. Rispetto agli esperimenti intellettualistici di Soderbergh, che spesso sembra comporre il suo cinema con i suoi residui, Rodriguez (che ha codiretto la pellicola assieme ad Ethan Maniquis) utilizza i personaggi principali, gli spazi e la materia come dei giocattoli multiuso. Se è accaduto che nel suo cinema questo tipo di operazione abbia a volte denunciato deii limiti per il fatto di essere troppo chiusa in se stessa, stavolta il film ha uno spessore simile a Planet Terror con le metamorfosi di Dal tramonto all'alba. Machete a volte può essere visto come un insieme di segmenti che possono funzionare anche autonomamente. La parte iniziale prima dei titoli di testa, l'immagine del senatore che in una specie di spot/dvd uccide un cittadino messicano che cerca di varcare la frontiera, possono essere presi autonomamente come degli spot. Però poi il film riesce anche ad avere un respiro più ampio come nella sequenza dell'ospedale o in quella grandiosa della sparatoria in chiesa. Lindsay Lohan con l'abito da suora che le copre il corpo nudo appare quasi una costruzione di una Madonna del cinema di Tarantino (che figura tra i produttori) con cui questo film ha debiti essendo però al contempo profondamente "di Rodriguez" conservando in pieno il marchio riconoscibile "Troublemaker Studios". Inoltre la pellicola possiede una contagiosa (auto)ironia. Prima il protagonista dice: "Machete non manda SMS" e poi quando è costretto a farlo, replica dicendo: "Machete improvvisa!". Anche De Niro è stato contagiato da questa folle corsa che abbraccia i generi fino a sfociare in una specie di horror B-movie che è forse quello che il regista avrebbe voluto fare in Predators che avrebbe dovuto dirigere e che alla fine ha solo prodotto. Il viaggio può avere anche qualche rallentamento ma non intralcia la corsa di un film che s'azzuffa che è un piacere.
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