VENEZIA 67 - Incontro con François Ozon, Catherine Deneuve, Fabrice Luchini, Karin Viard e Judith Godrèche
François Ozon racconta Potiche, ispirato alla pièce di Pierre Barillet e Jean-Pierre Grédy, e le influenze sulla trasformazione
del testo teatrale in un film: una commedia ambientata negli anni '70 che il regista francese utilizza per giocare con temi molto attuali. Lo accompagnano Catherine Deneuve, Fabrice Luchini, Karin Viard, Judith Godrèche e i produttori Eric e Nicolas Altmeyer.
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rançois Ozon racconta Potiche, ispirato alla pièce di Pierre Barillet e Jean-Pierre Grédy, e le influenze sulla trasformazione
del testo teatrale in un film: una commedia ambientata negli anni '70 che il regista francese utilizza per giocare con temi molto attuali. Lo accompagnano Catherine Deneuve, Fabrice Luchini, Karin Viard, Judith Godrèche e i produttori Eric e Nicolas Altmeyer.
Conoscevo l'opera e avrei voluto adattarla da tempo, anche prima di 8 donne e un mistero. Ma sono passati diversi anni perché cercavo un elemento di attualità. Recentemente mi è parso di assistere a un certo revival di machismo in Italia… un altro fattore è stato la campagna Ségolène – Sarkozy in Francia. Ho voluto mantenere l’ambientazione [la pièce è ambientata negli anni ’70 ed è stata rappresentata negli anni ’80, ndr] ma inserire degli elementi del presente.
Ho scelto subito gli attori. Immediatamente ho pensato a Catherine Deneuve, ma non ero certo che avrebbe accettato. Per un attimo ho visto anche Fabrice Luchini nei panni della protagonista, in abiti femminili, ma poi ho pensato che mi sarei allontanato troppo dal testo originale.
Riguardo al signor Pujol, è un criminale. Non uccide sua moglie, ma le usa violenza in altre maniere. Ciò che ho amato nella pièce è il tono leggero da commedia, che però descrive con precisione una condizione reale. Le scene iniziali le ho volute crudeli, più dolorose rispetto all’opera teatrale.
Nel film sono presenti frasi reali, che si possono ascoltare tutti i giorni, per quanto incredibili. Fabrice le interpreta come se fossero plausibili anche quando sono mostruose.
Per Potiche mi hanno influenzato le commedie degli anni ’70 che ho visto da ragazzino. Inoltre ho lavorato sull’aspetto teatrale della scenografia e della struttura – in questi casi penso sempre a Hitchcock - come ho già fatto per 8 donne e un mistero, che si svolgeva in un interno. Qui ci si trova in interno, poi si esce fuori, così come Madame Pujol scopre il mondo esterno.
Negli anni ’70 il partito comunista era potente, all’epoca comunisti e “borghesi” vivevano realmente separati, non avevano contatti: una situazione perfetta per una commedia. Il mio film non vuole certo porsi come rivoluzionario, ma se c’è un messaggio, certo è quello universale della necessità della liberazione femminile.
Fabrice Luchini:
Si è riconosciuto nel personaggio che ha interpretato?
Sono sempre felice di interpretare personaggi mediocri, abietti, addirittura ai confini dell’ignominia (sorride). I personaggi ignobili sono più interessanti. Dei tipi poco raccomandabili, come il vostro Presidente… [timidissimo applauso della stampa]
Catherine Deneuve
:
Si è mai sentita come Madame Pujol, la protagonista di Potiche?
Qualche volta ho avuto la sensazione di essere sfruttata o utilizzata per il mio aspetto, ma senza arrivare a questi estremi.
Vederla in tuta è una prova della sua insolenza sul grande schermo. Non ha più paura di nulla sulla scena?
Insolenza è una parola interessante… ho ancora delle paure prima di girare, come tutti. Se così non fosse sarebbe preoccupante.
La condizione femminile è migliorata rispetto agli anni ’70?
In parte sì. Ma è un processo lento, che è ancora lontano dal concludersi. Le donne sono più indipendenti di un tempo, ma anca ancora il riconoscimento della parità sul piano lavorativo, ad esempio nei salari.
Si sente attratta dai ruoli comici?
Non è la mia prima esperienza in una commedia (ad esempio ne ho fatte con Rappeneau); anche se non sono un’attrice comica il genere mi piace. Anche se oggi è più difficile realizzare una commedia. Anche nei festival raramente si selezionano commedie.
[Interviene Ozon: Uno degli autori della pièce, che nella sua vita si è dedicato interamente alle commedie, mi ha descritto la situazione in questo modo: I francesi amano la commedia ma non la stimano]
Sia Judith Godrèche che Karin Viard raccontano che hanno amato i loro personaggi:
Karin Viard è una donna alla quale un’altra donna regala audacia e libertà “una libertà di cui non solo gli uomini ma anche molte donne hanno ancora paura”.
Ozon aggiunge che ha voluto rendere la tipica figura del vaudeville francese della segretaria-amante più ambigua e imprevista, facendola passare dalla parte della rivale e “padrona”. La Godrèche è una donna sicura di sé fino al caricaturale, ed è sintomatico, dice, che “alla fine proprio i due personaggi che sembravano più sicuri e determinati, Pujol e sua figlia, diventano i più tristi”.
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