VENEZIA 67 – “Se hai una montagna di neve tienila all’ombra”, di Elisabetta Sgarbi (Controcampo Italiano)

Cercare di scoprire cosa resta della cultura italiana attraverso semplici domande rivolte sia a uomini di cultura che a “l’uomo della strada”. Un viaggio su e giù per lo stivale che se da una parte rievoca il fascino dell’indagine compiuta sulla carne viva del società italiana, dall’altro si mantiene troppo in superfice per riuscire a stimolare (ma soprattutto a focalizzare) un’adeguata riflessione

se hai una montagna di neve tienila all'ombra di elisabetta sgarbiCercare di scoprire cosa resta della cultura italiana attraverso semplici domande ai principali esponenti della medesima, e sono davvero tanti i personaggi intervistati: da Eco a Rezza, da Battiato a Dalla, Sgalambro, Ghezzi, Laura Morante e tanti altri. E, nello stesso tempo, andare su e giù per la penisola a chiedere alla gente cosa pensa della cultura e degli uomini di cultura, se leggono, cosa, dove e quando.

Se da una parte il progetto rievoca subito il fascino dell’indagine compiuta sulla carne viva della società italiana - magari addirittura una sorta di “Comizi d’Amore” su quello che è diventato ormai l’ultimo tabù della nostra società: la cultura, appunto -,  dall’altro ci si accorge ben presto che le domande sono, da un lato, troppo superficiali (come spiega bene Eco affermando che per rispondere alla domanda: “Che cos’è la cultura?” avrebbe bisogno di mesi di lezione con cinque ore al giorno per cinque giorni a settimana) e, dall’altro, retoriche (per tutti gli intervistati “comuni” la cultura è una cosa importante ma, per esempio, nessuno ha il tempo di leggere). E, in effetti, le contraddizioni in cui cadono quasi tutti gli intervistati, la difficoltà di espimersi in maniera originale sul tema anche da parte di “esponenti del settore”, oppure il tentativo di stumentalizzare le domande per costruire l’ennesimo monumento al proprio ego (Rezza), sono lì a dimostrare la non banalità di una ricerca di questo genere. Quello che manca, però, è un approdo o, quantomeno, un approfondimento della tematica che passi, ad esempio, attraverso una rimodulazione delle domande. In assenza di ciò, il lavoro si mantiene troppo in superfice per riuscire a stimolare (ma soprattutto a focalizzare) un’adeguata riflessione e non può che rivelarsi stucchevole, come le patinatissime immagini “di viaggio” che separano le interviste e che forniscono la perfetta cornice visiva al greatest hit di Battiato che ne costituisce la colonna sonora.

 

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