VENEZIA 67 – “Tungngaan (3D) (The Child’s Eye)”, di Oxide e Danny Pang (Fuori concorso)


Affermati innovatori del cinema dell’orrore asiatico i fratelli Pang dopo il successo mondiale della serie di film inaugurati da The Eye presentano il quarto capitolo della saga dell’occhio, opera che può vantarsi di essere il primo film horror asiatico in tre dimensioni. Proprio quando si pensa che tutto sia stato fatto e visto, ecco che i fratelli Pang mischiano ancora una volta le classiche tematiche del genere

the child eyeUn gruppo di amici in vacanza in Thailandia si ritrova nel bel mezzo delle proteste antigovernative del 2008 e a causa della chiusura dell’aeroporto e dell’hotel in cui alloggiavano, sono costretti a rifugiarsi in un albergo sporco e decadente, o per meglio dire “dall’aria antica” per usare le parole di uno dei protagonisti.
Appena giunti all’albergo si imbattono in tre inquietanti bambini con un cagnolino, da quel momento inizia una parabola discendente che li porterà a conoscere sempre più da vicino i terribili segreti di quello squallido luogo che da rifugio si trasforma man mano in una gabbia infernale infestata da fantasmi e strane creature da cui dover fuggire ad ogni costo.
Se il plot iniziale non sembra dei più originali forse è perché nel cinema horror ormai si è abituati a vedere di tutto, case e alberghi infestati, fantasmi, mostri e ogni tipo di raccapricciante creatura, tutti ci sono familiari e tanti sono entrati a far parte dell’iconografia mondiale, non è un caso che questo sia il genere che più di tutti ha subito un’enorme ondata di remake.
Proprio quando si pensa che tutto sia stato fatto e visto, ecco che i fratelli Pang mischiano le classiche tematiche del cinema di genere asiatico - come le leggende, le morti violente e l’umanizzazione dell’orrore - con alcuni elementi, registici e non, dell’horror occidentale - come l’innesto tra uomo e animale, le trasfigurazioni spaziali e la costruzione di alcune scene di suspense - facendo così venir fuori un ibrido bizzarro sicuramente interessante.
Dal punto di vista puramente tecnico il film si avvale di ottimi effetti speciali, sfoggiati nelle scene più spettacolari. Il 3D appesantisce però le immagini ed è pienamente godibile solo in rare scene.

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