VENEZIA 67 – “A Letter to Elia”, di Martin Scorsese e Kent Jones (Fuori concorso)
Scorsese davanti la macchina da presa si mette a nudo con una sincerità disarmante, certamente superiore a quella che oggi mette in gioco quando è dietro la macchina da presa. Il modo in cui parla dei film, dei registi amati, il modo in cui si lascia andare, raccontando il cinema e se stesso… E’ sconvolgente, perché ci appartiene...
Che cos’è un regista? Cosa deve guardare? Dove deve posare l’occhio per lasciare una traccia di sé, della propria personalità, della propria visione?
Non sono mai stato capace di dire a Elia quanto i suoi film fossero stati importanti per me – risponde Scorsese, come in un dialogo spezzato. Ma forse è giusto così. Perché probabilmente non avrebbe capito. Col tempo ho imparato a distinguere l’opera e l’autore. Ed è il momento di vertigine assoluta, l’attimo in cui riconosciamo la nostra inadeguatezza a dire tutto, a esprimere l’amore se non per balbetti, a provarlo se non nello stomaco, nel profondo delle viscere. E qui entriamo in gioco noi, aprendoci un varco nel dialogo privato. Scorsese davanti la macchina da presa si mette a nudo con una sincerità disarmante, certamente superiore a quella che oggi mette in gioco quando è dietro la macchina da presa. Il modo in cui parla dei film, dei registi amati, il modo in cui si lascia andare, raccontando il cinema e se stesso… E’ sconvolgente, perché ci appartiene... E non importa se lo sguardo critico e l’esegesi sia originale o meno. La capacità di Kazan di dirigere gli attori, di far venir fuori la verità profonda della loro anima (perché al cinema la mancanza di verità non perdona), la verità dei volti, degli ambienti, la modernità dei temi e dei conflitti… Sono tutte cose a cui pensare dopo. Quello che conta è la capacità di Scorsese di connettere le immagini alla vita, di cogliere il turbine di sentimenti che ne segnano la genesi e la fine, e di riportare questi sentimenti a sé, a noi, al nostro vissuto muto. E così il dialogo decisivo tra Marlon Brando e Rod Steiger in Fronte del porto non è solo la scena culminante in cui due grandi attori danno il meglio di sé, E’ soprattutto il momento in cui si manifesta in tutta la sua disperata potenza la sensazione e la nota paura di essere traditi. Vedere Dean ne La valle dell’Eden e rivedere la propria inquietudine…
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