VENEZIA 67 - "Gus Van Sant mi ha insegnato a lasciare una storia libera di raccontarsi da sè". Incontro con Casey Affleck
Casey Affleck accompagna al Lido I'm still here. The Lost year of Joaquin Phoenix, presente a Venezia 67 nella sezione fuori concorso, e racconta il suo debutto alla regia a partire dall'illuminazione ricevuta sul set di Gerry, di Gus Van Sant, a proposito della libertà espressiva, la sua amicizia con Joaquin Phoenix e il "ritratto empatico" che ha voluto realizzare con lui
Casey Affleck è a Venezia 67 per presentare alla stampa I'm still here. The Lost year of Joaquin Phoenix, selezionato nella sezione fuori concorso. e racconta il suo debutto alla regia a partire dall'illuminazione ricevuta sul set di Gerry, di Gus Van Sant, a proposito della libertà espressiva, la sua amicizia con Joaquin Phoenix e il "ritratto empatico" che ha voluto realizzare con lui.
Hai stretto un patto con Joaquin Phoenix riguardo ai limiti di ciò che si poteva filmare, vista anche la natura dei vostri rapporti nella vita? [Affleck è sposato con l'attrice Summer Phoenix, sorella di Joaquin, ndr]
Joaquin è una persona che non si è mai nascosta, e questo era il momento adatto per girare un film che raccontasse una parte della sua vita con precisione, anche se siamo legati dall'amicizia. Non penso che l'affetto reciproco abbia compromesso il risultato finale del film. Se di accordo si può parlare, l'accordo consiste nel poter condividere per un periodo tutti gli aspetti della vita di Joaquin, con l'accesso completo a ciò che lo riguarda. I limiti probabilmente sono quelli della privacy, applicabili in ogni caso, quandosi raccontano le persone comuni e a maggior ragione le persone note.
Quanto è reale e quanto fa parte della tua visione di regista?
C'è sempre un po' di manipolazione in ogni opera, il film naturalmente è anche un po' mio.
Perchè ha scelto questo stile quasi da reality, così diretto, e come è nato il progetto di dedicarsi alla regia?
Quando ci si risveglia da un sogno, ciò che resta sono ricordi frammentari. Tempo fa ho interpretato un film di Gus Van Sant [Gerry, 2002]. Avevo collaborato anche alla sceneggiatura del film e continuavo a chiedermi, anche sul set, che cosa avremmo dovuto raccontare, quali erano i temi che volevamo esplorare.
Gus, che è sempre molto restio a parlare di queste cose, mi disse qualcosa che mi ha colpito come una rivelazione: "Lascia che siano i temi del film a mostrarsi da soli, che trovino se stessi". Da allora penso che se hai una buona idea, devi avere fiducia, lasciare che la storia possa svilupparsi anche da sola nella direzione più naturale, e non pretendere di poter controllare ogni minimo dettaglio.
Sean Combs, Ben Stiller, i volti noti che compaiono nel film, sono stati informati e coinvolti nel progetto, o le riprese
sono improvvisate?
Coloro che si vedono nel film, ci sono perchè collegati in qualche modo alla vita di Joaquin. Forse in parte ciò che si vede corrisponde a come sono di solito, anche se posso dire che Sean Combs "P. Diddy" è una persona molto gentile che ama il suo lavoro, anche se nel film questo non traspare.
I'm still here parla di ciò che avviene nella vita delle celebrità?
In realtà non è mai stata mia intenzione mostrare il mondo dello star system, volevo semplicemente fare un ritratto empatico di Joaquin. Anche nella sua vita., la fama è solo uno dei fattori, anche se rilevante. I'm still here parla di questo aspetto, ma anche di sogni, aspirazioni, amicizia.
Quale è stata la reazione di Joaquin al film?
Non ha ancora visto il film, ora è qui a Venezia per accompagnarlo e supportarlo. Non è presente in questa conferenza stampa perchè ha diritto a decidere i tempi e i modi di questo supporto, serenamente. Ovviamente la reazione non può che essere emotiva, perchè è dura vedersi sullo schermo, in modo così crudo.
Questo film vi ha cambiati?
Entrambi siamo cambiati come esseri umani e cambiavamo durante la lavorazione. Joaquin più per le circostanze della sua vita,. che il film ritrae in modo fedele, che per il fatto di girare un film. Io spero che questo film possa essere l'inizio di un processo di redenzione, ma bisognerebbe chiedere direttamente a lui in che modo sta cambiando.
Quello che posso dire di me è che adesso conosco meglio il "rumore di fondo" che accompagna la vita delle star, qualcosa che avevo sempre tentato di ignorare. Ho dovuto affrontare la questione: ho bevuto un sorso di quel veleno, ma sono sopravvissuto...
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