VENEZIA 67 - "Sorelle mai", di Marco Bellocchio (Fuori concorso)
La famiglia vera del regista piacentino si mescola con quella cinematografica. Girato tra il 1999 e il 2008, in sei segmenti avviene il miracolo della costruzione di una vicenda e soprattutto un altro viaggio nell'inconscio. A volte è annullato il limite tra ciò che è vero e ciò che è ricostruito e la casa di Bobbio costituisce sempre il necessario punto di approdo, tra il digitale del presente o del recente passato e il bianco e nero di I pugni in tasca. Un altro film non finito, un album che si potrebbe riaprire anche in futuro
Le famiglie di Marco Bellocchio. Porta sullo schermo la sua e la mescola con frammenti di quella cinematografica Sorelle mai, progetto che in 6 episodi girati a Bobbio, prende avvio dal 1999 e si conclude nel 2008 , realizzato con i corsisti di Fare Cinema di quegli anni. All'inizio sembra un puro documentario familiare. Oltre a Letizia e Maria Luisa Bellocchio, si vedono Pier Giorgio, il figlio del regista, ed Elena che ha tre anni. C'è però qualcosa di strano. Sembra infatti esserci un sospetto di recitazione poi confermato dal fatto che i sei segmenti di Sorelle mai costruiscono anche una vicenda. Questo è già il primo miracolo di Sorelle mai, che travalica quei confini di diario familiare che avevano caratterizzato Vacanze in Val Trebbia e Sorelle del 2006, diretto precursore di quest'ultimo film . Il secondo miracolo è che Bellocchio riesce a mantenere quell'ambiguità tra il privato e la finzione. Ad un certo momento Elena chiede alla zia perché non si è mai sposata. La casa di Bobbio costituisce così lo spazio ricorrente, una specie di calamita, il luogo della memoria. Al digitale delle immagini del presente (o del recente passato) si sovrappone talvolta il bianco e nero di I pugni in tasca punto di partenza del cinema del regista piacentino che, nei suoi viaggi nell'inconscio (anche in questo film) è alla ricerca di continui approdi e questo spazio geografico diventa sempre un necessario punto di riferimento, un luogo da cui fermarsi per poi ripartire. Spesso non si riesce a stabilire quanto c'è di costruito, neanche nella scena dal notaio, che ritrova insieme il comico e l'assurdo del quotidiano. "Perché non torni a Bobbio?". Una domanda, un'urgenza che si ripete nel corso del tempo. In Sorelle mai lo sguardo di Bellocchio (ci) apre la porta di casa, sia per allargare la propria famiglia nella quale entrano anche Donatella Finocchiaro (straordinaria protagonista di Il regista di matrimoni che sembra quasi una diretta parente dei Bellocchio) ed Alba Rohrwacher, forse nell'unico anello meno spontaneo del film, quello del consiglio di classe. Considerare Sorelle mai come un film o un documentario o tutti e due è però superficiale. Si tratta di un'altra tappa di un percorso, ricerca di un cineasta che, anche attraverso i lavori di Fare Cinema, non ha mai perso la voglia di sperimentare, di cercare nuove strade. E si assiste, negli stacchi temporali, a una mutazione del corpo, soprattutto in Elena della quale si attraversa l'infanzia e si arriva all'adolescenza. In mezzo, un'altra festa, un altro tentativo di mancata ricomposizione come quella del 2005, in linea con quei salti nel buio del cinema di Bellocchio che continuano ad essere attratti dalle profondità. Un altro film non finito, un album che si potrebbe riaprire anche in futuro.
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