VENEZIA 67 – “Painéis de São Vicente de Fora, Visão Poética”, di Manoel De Oliveira (Orizzonti)
Una riflessione sui Painéis de São Vicente de Fora, capolavoro del XVI secolo attribuito a Nuno Gonçalves. Scena di storia o ritratto collettivo, il portentoso polittico si anima sul grande schermo come vero emblema del Portogallo e dell’umanità intera. Il realismo onirico di De Oliveira si sposa alle incertezze sull'autore, la datazione e i significati che muovono l'immaginazione. Come la loro intraducibile passione: saudade, forse la malinconia...
Il regista portoghese presenta un cortometraggio di 16 minuti. Ritorna a raccontare la pittura, come aveva fatto soprattutto agli inizi della sua straordinaria carriera. L’opera è realizzata su invito della Fondazione Serralves di Porto per le celebrazioni per il ventesimo anno della Fondazione e per il decimo anniversario del suo Museo. Una riflessione sui Painéis de São Vicente de Fora, capolavoro del XVI secolo attribuito a Nuno Gonçalves. Scena di storia o ritratto collettivo, il portentoso polittico si anima sul grande schermo come vero emblema del Portogallo e dell’umanità intera. Il realismo onirico di De Oliveira si sposa alle incertezze sull'autore, la datazione e i significati che muovono l'immaginazione. Solitarie e solidali, le raffigurazioni dei grandi navigatori lusitani vi esprimono l'identità d'una nazione e l'individualismo nascente dell'Umanesimo. Come la loro intraducibile passione: saudade, forse la malinconia. Tutto espresso tra la tela e la macchina da presa adagiata in attesa di far rivivere il passato impresso e in attesa di essere riconosciuto. Effetti poeticamente tridimensionali, gonfiati dalla poesia della luce e dei rumori di fondo che abbattono i muri del museo, i muri dell’intolleranza, i muri della solitudine. Anche quando tutto quello che gira De Oliveira sembra immobilizzarsi inesorabilmente sui ricordi, c’è sempre la tentazione di far svanire quella solitudine che è vuoto, smarrimento, angoscia; l’angoscia di chi si trova davanti ad un’indifferenza ripetuta. Li si nascondono i propri sentimenti, in un certo senso archiviati, impressionati. Nei quadri, al cinema, nella vita c’è sempre qualcosa di incomunicabile, di indicibile. Con De Oliveira non ci si sente mai come in un labirinto senza via d’uscita, intrappolati in una dimensione di cui non si conosce lo sbocco, imprigionati dentro noi stessi in pensieri che non trovano la strada del dialogo, della comunicazione.
Abitiamo tutti la fragilità, ma abbiamo paura di nominarla, di raccontarla così come la sentiamo in noi e la vediamo negli altri. De Oliveira dichiara quindi il bisogno di incontri, di scambi umani e solidali. Di porte aperte di ascolto e di parola. Dichiara il bisogno di ritrovare la pazienza, di rallentare i nostri passi, di rompere il muro della diffidenza e della paura.
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