VENEZIA 67 -"Bisogna scegliere subito con che armi combattere all'inizio di un film". Incontro con Tom Tykwer e il cast di Drei
Tom Tykwer presenta alla stampa il film in concorso Drei, ritorno al tedesco per lingua e ambientazione, con gli interpreti del triangolo amoroso Sophie Rois, Devid Striesow e Sebastian Schipper e il produttore Stefan Arndt. La sua forza, secondo il regista, è "la tensione tra momenti quotidiani, perfino banali, e aspetti drastici, estremi. Da questo equilibrio nascono anche i toni comici di questa storia".
Tom Tykwer presenta alla stampa il film in concorso Drei, ritorno al tedesco per lingua e ambientazione, con gli interpreti del triangolo amoroso Sophie Rois, Devid Striesow e Sebastian Schipper, e il produttore Stefan Arndt. La sua forza, secondo il regista, è "la tensione tra momenti quotidiani, perfino banali, e aspetti drastici, estremi. Da questo equilibrio nascono anche i toni comici di questa storia".
Tykwer, che si è occupato anche della sceneggiatura, come non faceva dai tempi de La principessa + il guerriero (2000), racconta che il suo film non ha come primo obiettivo quello di divertire il pubblico, ma che durante la sua lavorazione si è arricchito di elementi comici.
Il film è stato definito una commedia romantica. Si avverte anche una forte presenza della contemporaneità, di temi come la biologia e la cultura. Ma dov'è il romanticismo?
"Commedia romantica" è più una battuta che altro. Ci sono dei momenti che si possono definire sentimentali, certo,
perchè parliamo di tre persone che si innamorano; ma via via l'aspetto della commedia si è definito con l'accostamento
di momenti banali a momenti anche estremi. Da questa tensione, dall'equilibrio di questi aspetti, è nato il film.
Cosa rappresenta il personaggio di Adam rispetto alla Germania di oggi?
In effetti il suo personaggio delle connotazioni tipiche diffuse nella storia tedesca, come sposarsi presto, avere subito un figlio... nel film parliamo anche delle differenze nella Germania del presente, differenze e affinità da zona a zona in un paese che è stato diviso per anni. Uno dei motivi per cui Adam attrae indifferentemente sia un uomo che una donna può essere la sua "doppia vita" in posti diversi del paese. Ma con questo non volevo creare nessuno stereotipo.
Lei è nato a Wuppertal, sede del Tanztheater Wuppertal di Pina Bausch, e il film si apre proprio con una scena di danza.
La scena è stata realizzata da una coreografa contemporanea che lavora a Berlino, e rappresenta un po'la scelta iniziale che si dovrebbe fare in ogni film: scegliere con che armi combattere. Il ballo qui serve a sottolineare subito che Drei è un film di corpi, un film giocoso di tre corpi che si incontrano.
Il contesto è estremamente costruito, ma i movimenti dei personaggi sono naturali e rilassati, in situazioni comuni. Come ha fatto ad ottenere questa armonia?
Semplice: prima di tutto scegliendo degli attori esenti da costruzione, in grado di agire come su un percorso completamente differente da quello del film. Prima di girare e mentre giravamo non sapevamo esattamente cosa sarebbe stato Drei, ma sapevamo perfettamente cosa non sarebbe dovuto essere: la struttura non doveva diventare il fattore dominante. Volevo un triangolo convincente, una fisicità realistica, evitare voyeurismo e imbarazzo.
Drei suggerisce che si deve passare a un'istituzione alternativa a quella della famiglia tradizionale?
L'idea è un po' più complessa di così. Non volevamo offrire una visione di come dovrebbe essere la famiglia, solo mostrare un dato di fatto, di come in parte la società si sta effettivamente trasformando, e riflettere sul concetto che ci sono sempre più modi per stare insieme. Io per esempio sono monogamo, ma riconosco di avere anche diverse esigenze, e in questo già noto delle differenze enormi con la generazione dei miei genitori. Forse tra un paio di generazioni l'istituzione della famiglia tradizionale sarà modificata.
Interviene l'attrice Sophie Reis:
Io trovo sorprendente l'ostinazione con cui teniamo in piedi questa idea di famiglia blindata nel 21° secolo.
Come si è preparata al ruolo?
[Risponde Sophie Reis]
Si tratta di un personaggio comico ma anche drammatico. Quello che ho amato della scdeneggiatura sono l'umorismo dei dialoghi, e poi i salti, uno sviluppo psicologico del personaggio molto libero, un'evoluzione sempre aperta. Ad affrontare il ruolo mi ha aiutato anche la mia esperienza in teatro, e anche nella vita cerco sempre di reinventarmi e di mutare.
Due parole sul lavoro di produzione.
[Risponde il produttore Stefan Arndt]
Questa volta, rispetto agli altri film, per i quali abbiamo portato avanti una vera e propria lotta, il processo di produzione è stato agevole e non abbiamo incontrato difficoltà.
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