VENEZIA 67 - “Bangdokpi (Anti Gas Skin)”, di Kim Gok e Kim Sun (Orizzonti)


Rappresentazione del malessere sociale e politico della Corea contemporanea, Anti Gas Skin vuole essere un film che sfrutta l’occasione per mescolare momenti di satira a elementi del fantastico e del surreale per raccontare quattro storie parallele che testimoniano, attraverso intrecci della trama rocamboleschi, il disagio di un intero Paese

antigasskinRappresentazione del malessere sociale e politico della Corea contemporanea, Anti Gas Skin vuole essere un film che sfrutta l’occasione per mescolare momenti di satira a elementi del fantastico e del surreale per raccontare quattro storie parallele che testimoniano, attraverso intrecci della trama rocamboleschi, il disagio di un intero Paese.
Seoul, un killer che indossa una maschera antigas semina il panico, è ricercato per numerosi omicidi di normali persone accomunate solo dall’essere tutte vestite di blu.
I quattro protagonisti di questo film decidono, ognuno con motivi differenti, di mettersi alla ricerca del criminale mascherato.
Miju, una ragazza-lupo convinta di subire violenze ripetute dal padre, un importante ufficiale, decide di porre fine alla propria vita e a quella degli adepti della sua “setta di suicidi” pianificando di intercettare, tutti rigorosamente vestiti di blu, l’omicida per farsi uccidere. La loro attesa è spasmodica, quando sembra essere lontana la meta gridano e piangono manifestando la ferma volontà di voler morire in quel preciso giorno. Sembra che più che un famigerato killer stiano attendendo la venuta del loro personale salvatore.
Bosik, un ausiliario del traffico, è convinto di essere un super eroe che esiste solo per poter distruggere la minaccia che incombe sulla città, si allena in continuazione in attesa della sua personale battaglia finale. Come se da essa dovesse dipendere il destino del mondo intero.
Patrick, un giovane marine americano, è sconvolto dall’uccisione della fidanzata coreana per mano del serial killer, si è creato un mondo personale in cui vivere e ricordare l’amata, per sopravvivere alla difficoltà di essere in un paese tanto differente, in cui l’amore per l’amata si tramuta in amore per la patria intera, volendo esserne parte. La vendetta verso il mostro che le ha portato via l’amore sembra essere l’unica via per espiare colpe che emergono da un subconscio reso folle.
Ed infine c’è Ju Sanggeun, il candidato favorito alla carica di sindaco, il quale ha ricevuto un’inquietante minaccia di morte: la sua vittoria personale decreterà la sua morte.
Chi sia il criminale che tiene in ballo le vite dei quattro protagonisti non si sa, può trovarsi ovunque come essere dentro ognuno di loro. Dotato di questa onnipresenza, l’omicida è un dio minore che li obbliga a confrontarsi con le loro più profonde paure, con i traumi rimossi, con le ossessioni irrisolte.
Parlare di politica con un personaggio così a-politico è una scelta difficile e ancora più coraggiosa, i fratelli Kim scavano nell’animo umano attraverso quattro personaggi estremi, per arrivare direttamente allo spettatore con la messa in scena onirica delle paure e dei desideri umani.

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