VENEZIA 67 - "Fughe e approdi", di Giovanna Taviani (Controcampo italiano - Eventi)
La memoria privata, che si mescola alla memoria Storica, che si mescola alla memoria di un microcosmo sociale molto particolare. Questo è l’intento principale della regista Giovanna Taviani (figlia di Paolo Taviani), che nel suo documentario dedicato alle isole Eolie configura una mappa dettagliata del contesto cinematografico in primis, ma anche storico/culturale del meraviglioso arcipelago siculo

La memoria privata, che si mescola alla memoria Storica, che si mescola alla memoria di un microcosmo sociale molto particolare. Questo è l’intento principale della regista Giovanna Taviani (figlia di Paolo Taviani), che nel suo documentario dedicato alle isole Eolie configura una mappa dettagliata del contesto cinematografico in primis, ma anche storico/culturale del meraviglioso arcipelago siculo. Ritrovando dopo vent’anni Franco, un pescatore del luogo che era stato attore nel film Kaos ambientato proprio su quelle spiagge, la regista inizia un viaggio su una tartana a vela che la porta nei luoghi dei più importanti film girati nelle isole (da L'avventura a Stromboli, da Il postino a Caro Diario) e a sentire le voci di chi quei set li osservava dall’esterno. Ma l’approccio registico a tutta questa mole di materiale è intelligentemente rapsodico, procede per associazioni di idee e di immagini (i racconti sugli esiliati antifascisti e sulla loro fuga in Tunisia che si alternano a spezzoni di documentari d’epoca come Isole di fuoco di De Seta), per contaminazioni di suoni lontani e presenti (le voci di Anna Magnani in Vulcano o Ingrid Bergman in Stromboli che si alternano alle voci di chi le ricorda giovani e bellissime), o ancora per intrecci tra miti e leggende locali con la effettiva realtà odierna. In questo modo Giovanna Taviani orchestra un concerto visivo che affascina e trascina, usa il montaggio come un mezzo per azzerare le coordinate spazio/temporali e reinventa una realtà sognante fatta di fertili sovrapposizioni. Rifuggendo ogni approccio didascalico qui si punta dritto a far luce sull’anima di un microcosmo di memoria condivisa, che diventa metafora di cosa voglia dire indagare oggi sul nostro passato nella “iperdocumentata” società postnovecentesca.
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