"Io non ho paura", di Gabriele Salvatores

Curato come uno spot di primissimo livello, "Io non ho paura" è un film dichiaratamente, onestamente commerciale, rispettoso della sua provenienza letteraria e confezionato da una squadra di professionisti di grande valore. La mano c'è, il cuore a tratti

Il sole è alto nel cielo, sotto di sé un'immensa distesa dorata. La camera scivola rapida tra le spighe di grano arse dalla calura estiva inseguendo i passi affannati di un gruppo di bambini. Tra il cielo e la terra s'intravede una casa abbandonata, l'ultimo arrivato dovrà sottomettersi alla penitenza decisa dal Teschio, il 'boss' del gruppo. Il destino sceglierà Michele, un buco nero lo chiamerà a sé. Centro della narrazione, il buco è il luogo dove tutti tornano, un campo magnetico capace di liberare energie di polarità opposte. Michele è attratto dall'ignoto e vorrebbe scoprire cosa si cela al suo interno, più in avanti nella storia gli adulti lo tratteranno invece come un forziere dove riporre le illusioni di un futuro migliore. Un incipit 'lungo' cinque minuti per contenere l'essenza di una fiaba. Così si apre Io non ho paura, undicesimo film di Gabriele Salvatores, tratto dall'omonimo bestseller di Niccolò Ammaniti. In esso la fiaba diventa racconto d'iniziazione, percorso 'giallo' lastricato di ostacoli in cui si mescolano paura dell'ignoto, amicizia, disperazione, spensieratezza, voglia di crescere e necessità di confrontarsi con gli adulti. La storia procede e come davanti a uno specchio Michele intravede nell'oscurità un suo coetaneo, Filippo, ridotto in catene e incapace di 'vedere' il futuro. La cecità degli adulti, chiusi in un 'villaggio dimenticato' dai tratti western, ha lasciato che la vita di Filippo diventasse una prigione di terra e fango senza vie d'uscita, infiammando la vita di Michele. L'occhio di Salvatores segue da vicino gli ondeggiamenti dei protagonisti e ne scruta attentamente le reazioni, indagandoli con la mobilità della steadycam o la pervasività della camera fissa. L'incedere letterario di Ammaniti si fa cinema man mano che Salvatores ne riproduce rispettosamente il ritmo incalzante e le opposizioni tematiche in un coinvolgente crescendo. Le musiche di Ezio Bosso coloriscono la narrazione di tinte gialle che ricordano da molto vicino quelle di James Newton Howard de ll sesto senso, Giancarlo Basili lavora con misura sugli spazi vuoti ma carichi di tensione e Italo Petriccione infuoca gli ambienti o li spegne, seguendo il pulsare della narrazione. Curato come uno spot di primissimo livello, Io non ho paura è un film dichiaratamente, onestamente commerciale, rispettoso della sua provenienza letteraria e confezionato da una squadra di professionisti di grande valore. La mano c'è, il cuore a tratti.

 

 

Regia: Gabriele Salvatores
Sceneggiatura: Francesca Marciano, Niccolò Ammaniti
Fotografia: Italo Petriccione
Montaggio: Massimo Fiocchi
Musica: Ezio Bosso, Pepo Scherman
Scenografia: Giancarlo Basili
Costumi: Patrizia Chericoni, Florence Emir
Interpreti: Giuseppe Cristiano (Michele), Mattia Di Pierro (Filippo), Adriana Conserva (Barbara), Fabio Tetta (Teschio), Giulia Matturro (Maria), Stefano Biase (Salvatore), Fabio Antonacci (Remo), Aitana Sánchez Gijón (Anna), Dino Abbrescia (Pino), Diego Abatantuono (Sergio), Giorgio Careccia (Felice), Antonella Stefanucci (Assunta)
Produzione: Colorado Film e Cattleya con la partecipazione di Alquimia Cinema e The Producers Film
Distribuzione: Medusa
Durata: 108'
Origine: Italia, 2003

 

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