"C'era una volta in Messico", di Robert Rodriguez

Quello di Rodriguez è la quintessenza del cinema post-moderno: divertente, folle, citazionista, assolutamente padrone della situazione, mai smarrito o disorientato ma sempre consapevole e lucido nel suo "rifare" il cinema con lo sguardo e il cuore (asfittico) di oggi

C'era una volta... cosi' iniziano le fiabe e cosi' Rodriguez ha intitolato il suo terzo capitolo delle avventure del Mariachi. C'era una volta in Messico, fin troppo esplicita citazione omaggio devozione ai due film di Sergio Leone. E' lo stesso Rodriguez a raccontare come l'idea gli sia stata suggerita dal suo amico Quentin Tarantino: "El Mariachi è il tuo Per un pugno di dollari e Desperado il tuo Per qualche dollaro in più..." gli disse il regista di Pulp Fiction e Rodriguez lo ha preso letteralmente sul serio, ed ecco quindi questo scoppiettante, epico e inesauribile terzo episodio, dove le avventure del celebre musicista pistolero e della sua compagna si mescolano con quelle di uno stralunato agente della CIA (Johnny Depp) che muove losche trame, sullo sfondo di un tentativo di colpo di stato da parte dei narcotrafficanti. Rodriguez vorrebbe il tono epico-leoniano per questo suo capitolo forse conclusivo delle avventure del Mariachi, ma il suo cinema-cartoon letteralmente gli strappa di mano il progetto, innestando nel film dei colpi di mano assolutamente deliranti, e C'era una volta in Messico alla fine assomiglia di più (per fortuna..?) alle avventure di Duffy Duck e Bugs Bunny che non a quelle di Armonica, il glaciale protagonista di C'era una volta il West. Musica sparata a mille, ritmo ultravertiginoso, sparatorie surreali e personaggi scolpiti sulle facce di attori incredibili come, ad esempio, Mickey Rourke, sempre più preso perso dietro ruoli di maledetto, sporco gangster doppiogiochista, mezzo eroe tragico e ridicolo. Ma è Depp che ruba la scena a tutti, con il suo ennesimo personaggio strampalato, armato di un arto in più per spiazzarei nemici e mutilato negli occhi, in un finale demenziale e ossessivo. Depp aggiunge un plusvalore folle alle avventure di Banderas e company, slittando in continuazione il duello finale tra Mariachi e il colonnello, che Rodriguez risolve poi abbastanza velocemente. Quello di Rodriguez è la quintessenza del cinema post-moderno: divertente, folle, citazionista, assoltamente padrone della situazione, mai smarrito o disorientato ma sempre consapevole e lucido nel suo "rifare" il cinema con lo sguardo e il cuore (asfittico) di oggi. Lo spettacolo è assicurato, il corpo è sballottato in un universo in continua evoluzione, il film è un ripieno di frammenti di altri film, conosciuti o meno, e lo sguardo, che appare impazzito, in realtà è lì, freddo e crudele a sancire la "fine della storia", o meglio la fine di tutte le storie possibili... Niente più storia, niente più passato da documentare e far rivivere alle nuove generazioni. Il passato è solo l'immaginario, il corpo vuoto di un'umanità ricostruita nello schermo cinematografico.

 

 

Titolo originale: Once Upon a Time in Mexico

Regia: Robert Rodriguez

Sceneggiatura: Robert Rodriguez

Fotografia: Robert Rodriguez

Montaggio: Robert Rodriguez

Musiche: Robert Rodriguez

Scenografia: Robert Rodriguez

Costumi: Graciela Mazon

Interpreti: Antonio Banderas (El Mariachi), Salma Hayek (Carolina), Johnny Depp (Sands), Mickey Rourke (Billy), Eva Mendes (Ajedrez), Danny Trejo (Cucuy), Enrique Iglesias (Lorenzo), Marco Leonardi (Fideo), Cheech Marin (Belini); Willem Dafoe (Barillo)

Produzione: Elizabeth Avellan, Carlos Gallardo, Robert Rodriguez per Columbia Pictures Corporation/Dimension Films/Troublemaker Studios

Distribuzione: Buena Vista International Italia

Durata: 102'

Origine: Messico/Usa, 2003

 

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