VENEZIA 67
VENEZIA 67 - "Limbunan (La stanza della sposa)", di Gutierréz Mangansakan II (Settimana della critica - Fuori concorso) (di Pietro Masciullo, del 14/09/2010)
L’esordiente regista filippino Gutìèrrez Mangansakan II è un giornalista e fotografo che vuole chiaramente trasportare al cinema tutte le sue ossessioni formali sulla ricerca fotografica. Il suo è un elogio della lentezza e della contemplazione, strutturato per quadri fissi che catturano tutto il meraviglioso “peso” della natura che circonda la protagonista
VENEZIA 67 – Il cinema è ancora qui (di Aldo Spiniello, del 13/09/2010)
VENEZIA 67 - Lo Speciale di Onde Selvagge / 3 (del 13/09/2010)
Simone Emiliani, Aldo Spiniello, Silvia Fanasca, Pietro Masciullo raccontano la loro Venezia 67: i premi, le polemiche, la quotidianità del Festival, le sezioni collaterali, le battaglie degli "accrediti verdi". ASCOLTA IL PODCAST
VENEZIA 67 - "Fughe e approdi", di Giovanna Taviani (Controcampo italiano - Eventi) (di Pietro Masciullo, del 13/09/2010)
La memoria privata, che si mescola alla memoria Storica, che si mescola alla memoria di un microcosmo sociale molto particolare. Questo è l’intento principale della regista Giovanna Taviani (figlia di Paolo Taviani), che nel suo documentario dedicato alle isole Eolie configura una mappa dettagliata del contesto cinematografico in primis, ma anche storico/culturale del meraviglioso arcipelago siculo
VENEZIA 67 – “The Tempest”, di Julie Taymor (Fuori Concorso – Film di chiusura) (di Leonardo Lardieri, del 11/09/2010)
Trasposizione dell’opera letteraria di Shakespeare al femminile, in cui è Prospera la protagonista. Avremmo sperato però un labirinto dove perdersi. Come in una casa di specchi, ogni volta che intravedi una via d'uscita, essa si rivela essere dalla parte opposta a quella che avevi immaginato. Come in un miraggio o in un sogno, ogni volta che provi ad afferrare qualcosa, l'oggetto su cui credevi di aver messo le mani si dilegua. Finché capisci che ciò che conta non è l'uscita e che non c'è nulla da afferrare
VENEZIA 67 – “Tajabone”, di Salvatore Mereu (Controcampo italiano) (di Silvia Fanasca, del 11/09/2010)
Accettazione e integrazione, ecco quali sono i temi che con maggiore vigore si fanno sentire all’interno di questa cronistoria di un anno di vita passato a stretto contatto con adolescenti che danno prova di essere molto più avanti degli adulti sulla strada che porta ad una società multietnica
VENEZIA 67 - "Barney è un romantico ossessivo, dolce, ma anche un gran bastardo". Incontro con Richard. J. Lewis, Paul Giamatti e il cast di Barney's Version (di Margherita Palazzo, del 11/09/2010)
Il regista Richard J. Lewis presenta il suo Barney's Version, con Paul Giamatti, grande interprete del politicamente scorretto Barney Panofsky, da un libro che è stato un caso letterario in Italia ma è soprattutto un grande romanzo. Gli attori Rosamund Pike, Scott Speedman e Bruce Greenwood, il produttore e amico di Mordecai Richler Robert Lantos, che chiarisce tanti aspetti di una preproduzione durata dieci anni e il rapporto con il romanzo, il coproduttore italiano Domenico Procacci e il distributore per Medusa Giampaolo Letta.
VENEZIA 67 -"Bisogna scegliere subito con che armi combattere all'inizio di un film". Incontro con Tom Tykwer e il cast di Drei (di Margherita Palazzo, del 11/09/2010)
Tom Tykwer presenta alla stampa il film in concorso Drei, ritorno al tedesco per lingua e ambientazione, con gli interpreti del triangolo amoroso Sophie Rois, Devid Striesow e Sebastian Schipper e il produttore Stefan Arndt. La sua forza, secondo il regista, è "la tensione tra momenti quotidiani, perfino banali, e aspetti drastici, estremi. Da questo equilibrio nascono anche i toni comici di questa storia".
VENEZIA 67 – “A Loft”, di Ken Jacobs (Orizzonti – Fuori Concorso) (di Leonardo Lardieri, del 11/09/2010)
Uno sguardo in 3D di una mansarda di un artista nel cuore di Manhattan che sta per essere trasformata in nuove mansarde per artisti. Performance live quasi, installazione temporanea che frantuma il determinismo biologico, la teoria pavloviana della percezione univoca. Furore sinestetico che Jacobs esprime attraverso un mondo assolutamente transitorio, un “expandend cinema”, provare e ancora riprovare… Ma che razza di Mostra è questa?
VENEZIA 67 – “Zelal”, di Marianne Khoury e Mustapha Hasnaoui (Orizzonti) (di Silvia Fanasca, del 11/09/2010)
Le cronache di due manicomi del Cairo, dalle pareti mangiate dal degrado imperante, sondano temi scottanti per l’Egitto: la psichiatria e la pazzia. I pazienti che sono costretti a viverci sembrano non avere alternativa, non conoscono altra possibilità se non essere rinchiusi in un universo a sè stante, così lontano dalla quotidianità di un paese i cui problemi di diversità e integrazione vengono radunati in centri di igiene mentale
VENEZIA 67 - “Bangdokpi (Anti Gas Skin)”, di Kim Gok e Kim Sun (Orizzonti) (di Silvia Fanasca, del 11/09/2010)
Rappresentazione del malessere sociale e politico della Corea contemporanea, Anti Gas Skin vuole essere un film che sfrutta l’occasione per mescolare momenti di satira a elementi del fantastico e del surreale per raccontare quattro storie parallele che testimoniano, attraverso intrecci della trama rocamboleschi, il disagio di un intero Paese
VENEZIA 67 - “Sheoeyin kenna (We Were Communists)", di Maher Abi Samra (di Elena Di Nardo, del 11/09/2010)
Il documentarista Maher Abi Samra racconta in prima persona la propria vicenda privata, che si amplia a quella piccola cerchia di amici e compagni politici con i quali è cresciuto ed ha sostenuto la resistenza comunista libanese all'invasione israeliana
VENEZIA 67 - Leone d'Oro a "Somewhere" di Sofia Coppola (del 11/09/2010)
LEONE D’ORO per il miglior film a: SOMEWHERE di Sofia COPPOLA LEONE D’ARGENTO per la migliore regia a: Álex de la IGLESIA per il film BALADA TRISTE DE TROMPETA PREMIO SPECIALE DELLA GIURIA a: ESSENTIAL KILLING di Jerzy SKOLIMOWSKI COPPA VOLPI per la migliore interpretazione maschile a: Vincent GALLO nel film ESSENTIAL KILLING di Jerzy SKOLIMOWSKI COPPA VOLPI per la migliore interpretazione femminile a: Ariane LABED nel film ATTENBERG di Athina Rachel TSANGARI
VENEZIA 67 - Il Leone dei critici (5) (del 11/09/2010)
Giovanni Bogani e il suo Leone d'oro personale a Venezia 67 davanti alla videocamera di Sentieri Selvaggi.
VENEZIA 67 - Il Leone dei critici (4) (del 11/09/2010)
Bruno Roberti svela a Sentieri Selvaggi quale film incoronerebbe come Leone d'oro personale di questa edizione del Festival.
VENEZIA 67 - Il Leone dei critici (3) (del 11/09/2010)
E' il turno di Enrico Ghezzi davanti alla videocamera di Sentieri Selvaggi, per raccontare il "suo" Leone d'oro di questa Venezia 2010.
VENEZIA 67 - "The Forgotten Space", di Noel Burch e Allan Sekula (Orizzonti) (di Pietro Masciullo, del 11/09/2010)
Il mare diventa uno spazio dimenticato colonizzato dai bisogni dell’uomo occidentale, che navigano stipati in quello che è il simbolo della civiltà odierna: il container. È questo il punto di partenza dello straordinario documentario di Burch e Sekula, seguire le enormi navi merci che solcano gli oceani e diventano i pilastri della nuova catena di distribuzione globale
VENEZIA 67 – “Oki’s movie”, di Hong Sang-soo (Orizzonti) (di Marco Grosoli, del 11/09/2010)
VENEZIA 67 - “Barney’s version”, di Richard J. Lewis (Concorso) (di Pietro Masciullo, del 11/09/2010)
Il giovane regista canadese Richard J. Lewis azzera tutta la complessità linguistica di Richler e si rifugia nel genere, tenta la carta della commedia malinconica e vince perché non cerca mai di “sovrapporsi” al suo personaggio inseguendo improbabili vezzi autoriali. Si mette totalmente al servizio di una storia così intimamente universale, utilizzando intelligentemente un cinema che la assecondi con la più ampia fruibilità nell’approccio
VENEZIA 67 - I film di Sentieri selvaggi: Road to Nowhere e Promises written on the water (del 11/09/2010)
Sono due i film del Festival della redazione di Sentieri selvaggi: Road to Nowhere e Promises written on the water. Il film Di Hellman vince come miglior film, mentre quello di Vincent Gallo è il nostro Leone d'oro.
VENEZIA 67 – “Senritsu meikyu 3D (Shock Labyrinth 3D)”, di Takashi Shimizu (Fuori Concorso) (di Leonardo Lardieri, del 10/09/2010)
Yuki è una ragazza scomparsa dieci anni fa in un luna-park. Riappare misteriosamente per raccontare tutto, ma perde i sensi e risucchia con se tutti i suoi amici in un incubo senza labirintico e senza uscita. Teoria della terra vuota, attrazione della pazzia, circuiti esheriani che si annodano (come in Marebito del 2001): ancora una volta digitale "low tech” (anche se in 3D). Dimensione artigianale e d’atmosfera, perseguendo inevitabilmente l’essenza dell’horror. Come una sorta di Final "Destination" che non lascia scampo...
VENEZIA 67 - “K. 364 - A Journey by Train” di Douglas Gordon (Fuori Concorso) (di Elena Di Nardo, del 10/09/2010)
Ancora una volta Douglas Gordon cerca di vestire i panni altrui, quelli di Avri Levitan e Roi Shiloach, musicisti di origine ebrea polacca, accompagnati durante un “viaggio a ritroso” verso la Polonia, per tenere un concerto
VENEZIA 67 – “News From Nowhere”, di Paul Morrissey (Orizzonti) (di Aldo Spiniello, del 10/09/2010)
VENEZIA 67 – “Martha”, di Marcelino Islas Hernàndez (Settimana della critica) (di Silvia Fanasca, del 10/09/2010)
La volontà del regista non è solo quella di raccontare una storia di vecchiaia, ma anche quella di porre lo spettatore nella condizione di analizzare se stesso e chiedersi se mai nella vita sia arrivato il momento in cui ci si interroga sul senso della propria esistenza, e soprattutto se c’è un motivo per portarla avanti
VENEZIA 67 – “Et in terra pax”, di Matteo Botrugno e Daniele Coluccini (Giornate degli autori) (di Pietro Masciullo, del 10/09/2010)
Lo spazio della marginalità urbana è come un paesaggio univoco che unisce tutte le metropoli del mondo. Le accomuna con simili storie di violenza e solidarietà, istinti primitivi e lotta per la sopravvivenza, vita e morte. Il film di Botrugno/Coluccini parla proprio di questo: di come delle giovani vite possano crescere e interagire in un contesto che pare votato deterministicamente al concetto di violenza endemica
VENEZIA 67 - “Hora proelefsis” (Homeland), di Syllas Tzoumerkas (Settimana della critica) (di Elena Di Nardo, del 10/09/2010)
Alle vicissitudini di una famiglia greca disastrata fa da controcampo la Grecia storica, quella delle manifestazioni degli anni '70 ma anche della crisi attuale. Un'opera dura, sovraccarica, morbosa, che richiede l'impegno dello spettatore per riallacciare una trama sfilacciata
VENEZIA 67 - “Scena del crimine”, di Walter Stokman (Giornate degli autori) (di Pietro Masciullo, del 10/09/2010)
Un documentario sulle realtà profonde della città di Napoli girato da un cineasta olandese. Di per sé uno spunto che ha un’originalità quasi costitutiva: uno sguardo terzo e alieno che piomba su relazioni, trame e consuetudini sociali che hanno alle spalle secoli di storia e sedimentazione. Ma questa peculiarità nell’approccio tende ad inaridirsi quasi subito, risolvendosi in una costruzione filmica altamente didattica
VENEZIA 67 – “Drei”, di Tom Tykwer (Concorso) (di Aldo Spiniello, del 10/09/2010)
Drei non può che finire con la quadratura del cerchio. O meglio del triangolo. Lavoro di geometria, dunque. Dimostrazione di un teorema che parte da dati elementi e insegue un’ipotesi ben precisa. Ed è questa dimostrazione a scatola chiusa, un po' furba il limite maggiore del film di Tykwer, che sembra ormai incapace di ritrovare lo sguardo ‘puro, vergine, ingenuo’ dei suoi momenti migliori
VENEZIA 67 - "Dharma Guns", di F.J. Ossang (Orizzonti) (di Margherita Palazzo, del 10/09/2010)
I primi minuti di La Succession Starkov (Dharma Guns) virano bruscamente dal colore californiano a un bianco e nero abbagliante: un'eroina futuribile con qualcosa di antico, metà Musidora, metà Trinity, corre verso un incidente di sci nautico in un intro clamoroso che ricorda vagamente lo sperimentalismo visivo di Irma Vep di Olivier Assayas e le citazioni del cinema del passato di Guy Maddin.
VENEZIA 67 – “Questo è il primo film che parte da una mia iniziativa”. Incontro con Monte Hellman (di Leonardo Lardieri, del 10/09/2010)
Monte Hellman. In concorso con Road to Nowhere. Capolavoro assoluto: una implosione di cuore, tecnica e teoria. Dentro/fuori di una leggenda del sottobosco statunitense. È la storia di un giovane regista che suo malgrado si trova invischiato in una affare losco e pericoloso. Intento a girare un film importante sua una storia vera con morti e segreti politici, sembra di rivivere atmosfere hitchcockiane, in cui c’è un continuo e misterioso balletto di identità nascoste, velate, contraffatte
VENEZIA 67 - Il Leone dei critici (2) (del 10/09/2010)
Lorenzo Leone (Cineclandestino.it) racconta il suo Leone d'Oro del cuore alla videocamera di Sentieri Selvaggi. Per lui il film del festival è Venus Noire di A. Kechiche
VENEZIA 67 – Contro la “casta”, il futuro è la Rete (e un grazie a Marco Muller) (di Federico Chiacchiari, del 10/09/2010)
E' di una straordinaria qualità questa Mostra di Venezia, dal 2004 in poi cresciuta nella ricerca di un cinema coraggioso, oltraggioso, capace di posizionare lo sguardo su piani sempre nuovi e differenti, ludico ma lucido, scoppieggiante nelle forme ma sinuoso e delicato nella trasmissione dei desideri. Perché di desideri, nella forma di eccentriche e stimolanti visioni, si tratta. E non di cinema arruolato nelle milizie della critica di regime. La Mostra di Marco Muller rappresenta l’eccezione politico culturale del nostro paese, dove l'unica vera alternativa è la Rete. E quei pochi gioiosi resistenti che cercano ancora di far vedere che esiste anche un cinema di respiro, che “libera lo sguardo” invece di imprigionarlo, che ci permette di carpire la vitalità di alcuni cineasti e cinematografie e di godere di film magnifici e dirompenti, che urlano, sorridono, esplodono e ci penetrano del corpo, danzando e sparando al suono di una mitraglietta automatica.
VENEZIA 67 – “Jûsan-nin no shikaku (13 Assassins)”, di Miike Takashi (Concorso) (di Aldo Spiniello, del 10/09/2010)
VENEZIA 67 - Marco Muller talks! (del 10/09/2010)
Ha scelto alcune delle testate on line, il Direttore del Festival, per spiegare e raccontare senza peli sulla lingua, la sua Mostra del Cinema di Venezia. Dichiarando con chiarezza il suo pensiero e facendo nomi e cognomi ben precisi di quella sorta di “casta” della critica che cerca in tutti i modi di egemonizzare la “cultura cinematografica italiana”. Nomi e cognomi che risultano clamorosamente “scomparsi” nella versione dell’intervista pubblicata sul Corriere della Sera (già orfana della libertà di stampa, dopo l’addio di Marco Pratellesi?). Sentieri selvaggi non era presente, ma su cortese concessione dei nostri amici (bravi) di Cineclandestino.it, pubblichiamo la versione integrale dell’intervista, dove scoprirete che…
VENEZIA 67 - Il Leone dei critici (del 10/09/2010)
Per Mauro Gervasini (FilmTV) il Leone d'Oro del cuore è il cileno Post Mortem di Pablo Larrain. Lo racconta alla videocamera di Sentieri Selvaggi
VENEZIA 67 - Per questi stretti morire (Cartografia di una passione), di Giuseppe Gaudino e Isabella Sandri (Orizzonti) (di Margherita Palazzo, del 10/09/2010)
Cartografo, andinista, cineasta, fotografo, e la parola che contiene tutte queste definizioni, esploratore: Gaudino e Sandri scelgono di ritrarre non padre Alberto Maria De Agostini, non i suoi viaggi in sudamerica, ma la sua ostinazione herzoghiana, quella che lo rendeva già fantasma tra gli ultimi indigeni della Patagonia e della Terra del Fuoco, in un'opera vertiginosa che narra, invece della missione, l'ossessione.
VENEZIA 67 – “Zebraman 2: Zebra City no Gyakushu (Attack on Zebra City)“ di Takashi Miike (Fuori Concorso) (di Davide Di Giorgio, del 10/09/2010)
Il ritorno dei supereroi mascherati, riletti attraverso la cifra irriverente propria del cinema di Takashi Miike, che rende il suo Zebraman una figura disallineata rispetto a un presente dominato dall’estetica della distruzione, dove il protagonista, per salvare il mondo, deve per prima cosa ritrovare se stesso
VENEZIA 67 – “Tutto in un unico momento emotivo”. Incontro con Saverio Costanzo (di Aldo Spiniello, del 10/09/2010)
Arriva finalmente l’ultimo dei film italiani in concorso, La solitudine dei numeri primi di Saverio Costanzo, attesissima trasposizione dell’omonimo romanzo di Paolo Giordano, bestseller vincitore del Premio Strega nel 2008. Storia di due solitudini appunto, di un ragazzo e una ragazza segnati dalla vita, nell’anima e nel corpo. Il resoconto della conferenza stampa
VENEZIA 67 – “Prežít svuj život (Surviving Life)”, di Jan Švankmajer (Fuori concorso) (di Marco Grosoli, del 10/09/2010)
La magia di Švankmajer, il suo splendido andirivieni tra organico e inorganico grazie all’interazione tra riprese “live” e “taglia e cuci” d’animazione, è intatto. Le sue invenzioni lasciano ancora a bocca aperta. Però progetti come questo, forse troppo carichi di sovrastrutture psicanalitiche, lasciano intravedere che questo andirivieni potrebbe anche essere legittimamente percepito come un limite
VENEZIA 67 – “Road to Nowhere”, di Monte Hellman (Concorso) (di Leonardo Lardieri, del 10/09/2010)
Uno dei ritorni alla regia più attesi degli ultimi anni. Il grande Monte Hellman e la realtà che si confonde con il mondo virtuale del cinema. Film nel film, stratificazione di più piani, personalità che sembrano sdoppiarsi e dissociarsi, atmosfere torbide si intrecciano. Road to Nowhere è la ricerca spasmodica di una verità originaria, che chiama la realtà delle cose del mondo e di sé, è la storia di una conversione. Dalla realtà presunta soggiacente, all’immagine
VENEZIA 67 – “That Girl in Yellow Boots”, di Anurag Kashyap (Fuori Concorso) (di Leonardo Lardieri, del 09/09/2010)
Spinta tra vari scismi, Mumbai diventa lo sfondo della ricerca di Ruth, in lotta per la sua indipendenza e il suo spazio, risucchiata sempre più in profondità nel labirinto del ventre della città. Ruth spera di poter trovare l’anello mancante della sua famiglia, suo padre. Regista fondamentale della Bollywood contemporanea, Anurag Kashyap è tra massimi sperimentatori dei classici mèlo del suo Paese
VENEZIA 67 - Incontro con Miike Takashi, Kôji Yakusho, Takayuki Yamada e Jeremy Thomas (di Margherita Palazzo, del 09/09/2010)
Miike Takashi, doppiamente presente a Venezia sia fuori concorso (le proiezioni di mezzanotte Zebraman e Zebraman 2) che in concorso (13 Assassins - Jûsan-nin no shikaku) presenta i suoi film accompagnato dal produttore Jeremy Thomas, dal giovane Takayuki Yamada e dal grande attore Kôji Yakusho di Retribution, Acqua tiepida sotto un ponte rosso, Tôkyô sonata, in questo 13 Assassins nei panni di Shinzaemon Shimada, a capo dei 12 samurai decisi a combattere il crudele e ingiusto Naritsugo.
VENEZIA 67 - "La solitudine dei numeri primi", di Saverio Costanzo (Concorso) (di Simone Emiliani, del 09/09/2010)
Dal romanzo omonimo di Paolo Giordano, il cineasta romano al suo terzo film realizza un'opera ondivaga, a tratti disturbante, che respinge e insieme seduce, forse troppo costruita all'inizio ma che finalmente si riesce a togliere le scorie di dosso nell'ultima riuscitissima parte in cui emerge il suo talento visivo, tra tracce esistenzialiste e suggestioni horror, e la sua precisa idea di cinema che rifiuta il flashback e soprattutto la voce fuori-campo e lascia totale spazio ai silenzi e alla metamorfosi dei corpi
VENEZIA 67 – “Painéis de São Vicente de Fora, Visão Poética”, di Manoel De Oliveira (Orizzonti) (di Leonardo Lardieri, del 09/09/2010)
Una riflessione sui Painéis de São Vicente de Fora, capolavoro del XVI secolo attribuito a Nuno Gonçalves. Scena di storia o ritratto collettivo, il portentoso polittico si anima sul grande schermo come vero emblema del Portogallo e dell’umanità intera. Il realismo onirico di De Oliveira si sposa alle incertezze sull'autore, la datazione e i significati che muovono l'immaginazione. Come la loro intraducibile passione: saudade, forse la malinconia...
VENEZIA 67 – “Into Paradiso”, di Paola Randi (Controcampo italiano) (di Roberto Rosa, del 09/09/2010)
Alla sua prima prova nel lungometraggio la Randi non lesina certo gli argomenti con i quali confrontarsi. In questo film, infatti, si parla di precariato, di integrazione e di intreccio camorra (imprenditoria) e politica. Ma per fortuna questa è una commedia, al servizio della quale, la regista mette il suo sguardo che, oltre ad essere naturalmente leggero, non è mai stereotipato.
VENEZIA 67 – “Vénus noire”, di Abdellatif Kechiche (Concorso) (di Aldo Spiniello, del 09/09/2010)
Vénus noire è un film che, portando all’estremo il metodo di Kechiche, ne mette a nudo i limiti. Come già ne La schivata e Cous Cous, siamo di fronte a un cinema ossessivo, che tiene incollato lo sguardo sui corpi e sui volti, sui dialoghi e sui gesti. Un cinema che ricerca l’intensità nella durata. Ma stavolta l’intensità, la passione, la sensualità scompaiono per lasciar posto a una sensazione di freddezza disarmante
VENEZIA 67 – “Raavanan”, di Mani Ratnam (Fuori concorso) (di Marco Grosoli, del 09/09/2010)
Un melodramma pervaso da una sorprendente ed oscura carica erotica “illecita”, e dagli evidenti sottotesti politici. Dietro il rapimento della moglie dell’inflessibile poliziotto Dev da parte di un feroce e potente leader tribale, c’è tutta la tensione tra il “locale” e il “nazionale” che sappiamo scuotere variamente quella penisola da tempo. Ratnam, come sempre, sa rivoltare come un guanto la Bollywood più rumorosa e sgargiante e piegarla alle proprie ambizioni
VENEZIA 67 – “Matteo Garrone e il suo Gomorra sono stati per me punti di riferimento importanti”, parla Ben Affleck (di Leonardo Lardieri, del 09/09/2010)
Fuori Concorso il secondo lungometraggio da regista di Ben Affleck. Vincitore nel 2006 della Coppa Volpi per la sua interpretazione nel film Hollywoodland di Allen Coulter, nonché premio Oscar per la sceneggiatura di Will Hunting – Genio ribelle, traspone sul grande schermo il romanzo di Chuck Hogan, “Il principe dei ladri”, in cui si raccontano le vicende di Doug, rapinatore che si innamora durante un colpo della direttrice della banca svaligiata
VENEZIA 67 - "Attenberg", di Athina Rachel Tsangari (Concorso) (di Margherita Palazzo, del 09/09/2010)
Attenberg funziona proprio come l'odore di un portone, di una federa, o di una casa nuova - di quelli che non sappiamo classificare: sono chimici, o seducenti? Le scapole alate sono residui di animale o promesse angeliche? - che alla fine si svela per un altro film di attesa e di commiato (come in modi diversissimi Post Mortem e Promises written in water) capace di commuovere, se non si perde il cuore della sua natura: una barzelletta sporca che contiene solo ciò che viene a mancare dietro la risata violenta o la freddura, uno spettacolo malinconico di Lenny Bruce
VENEZIA 67: Dieci cose che amo di te… (di Federico Chiacchiari, del 09/09/2010)
Frammenti, flash, attimi/pezzi di cinema. Sono quelli che, fatalmente, ci colpiscono e restano dentro, quando in un Festival vediamo in breve tempo decine e decine di film, uno dopo l’altro. Le trame sfuggono, non ricordiamo piu’ perché quel film ci aveva catturato o, al contrario, al quale ci eravamo negati con tutta forza. Ecco allora che restano dei brandelli d’immagini, che non ci abbandonano più e ci perseguiteranno per sempre, nel bene e nel male…
VENEZIA 67 - “Noi credevamo” di Mario Martone (Concorso) (di Massimo Causo, del 09/09/2010)
Al di là dell'apparato storiografico e del solco celebrativo dei 150 anni, questo è un film che ha il coraggio di parlare di Storia e di Italia guardando alla sua integrità, all’interezza del suo essere corpo che immagina se stesso nel sogno di una gioventù che idealizza. Martone lavora su un’Italia che è cinema nella nostra memoria rosselliniana
VENEZIA 67 - "The Town", di Ben Affleck (Fuori concorso) (di Simone Emiliani, del 08/09/2010)
Solidissima e avvolgente seconda prova da regista dell'attore statunitense, un noir urbano di taglio realistico di invidiabile essenzialità nelle scene d'azione con gli inseguimenti sospesi tra il cinema di Friedkin e quello di Frankenheimer, ma anche una reincarnazione di 'ultimi grandi eroi' come I mercenari di Stallone. Soprattutto, un vibrante spaccato della complessità dei rapporti umani evidente nella descrizione della storia d'amore tra desiderio e dolore. Prova da brividi della protagonista Rebecca Hall
VENEZIA 67 – “Un film sul corpo e sullo sguardo”. Incontro con Abdellatif Kechiche (di Aldo Spiniello, del 08/09/2010)
Il terzo film francese in concorso è Venus noire, di Abdellatif Kechiche, che già tre anni fa aveva partecipato alla selezione ufficiale della Mostra con l’acclamato La graine et le mulet (Cous Cous), che si era aggiudicato il Gran Premio della giuria. Il resoconto della conferenza stampa
VENEZIA 67 – “Nainsukh”, di Amit Dutta (Orizzonti) (di Silvia Fanasca, del 08/09/2010)
VENEZIA 67 - “Xifang qu ci bu yuan (Reconstructing Faith)”, di Wen Hai (Orizzonti) (di Elena Di Nardo, del 08/09/2010)
Il regista cinese affronta la tematica della ricostruzione del buddismo a seguito delle persecuzioni subite fino al 1976. Ci racconta come si stiano raccogliendo le fila di culti millenari e di scelte etiche profonde, senza tempo
VENEZIA 67 - "Sorelle mai", di Marco Bellocchio (Fuori concorso) (di Simone Emiliani, del 08/09/2010)
La famiglia vera del regista piacentino si mescola con quella cinematografica. Girato tra il 1999 e il 2008, in sei segmenti avviene il miracolo della costruzione di una vicenda e soprattutto un altro viaggio nell'inconscio. A volte è annullato il limite tra ciò che è vero e ciò che è ricostruito e la casa di Bobbio costituisce sempre il necessario punto di approdo, tra il digitale del presente o del recente passato e il bianco e nero di I pugni in tasca. Un altro film non finito, un album che si potrebbe riaprire anche in futuro
VENEZIA 67 - Incontro con Mario Martone e il cast di "Noi credevamo" (di Margherita Palazzo, del 08/09/2010)
Mario Martone, il cosceneggiatore Giancarlo De Cataldo e il cast di Noi Credevamo raccontano la lavorazione del film in concorso a Venezia 67. Sono presenti tra gli altri Luigi Lo Cascio, Francesca Inaudi, Valerio Binasco, Guido Caprino, Edoardo Natoli, Luca Zingaretti, Luca Barbareschi
VENEZIA 67 – “Notre étrangère”, di Sarah Bouyain (Giornate degli autori) (di Pietro Masciullo, del 08/09/2010)
Lo sguardo della giovane regista è d’amore nei confronti del paesaggio africano, della sua gente e delle sue tradizioni. Il percorso della protagonista Amy è una sorta di viaggio al contrario, verso il natio Burkina Faso, per far luce sul proprio passato ma anche e soprattutto per tentare di conquistare una identità presente, che è uno dei temi forti di questo 67° Festival di Venezia
VENEZIA 67 – “Cirkus Columbia” di Danis Tanovic (Giornate degli autori) (di Roberto Rosa, del 08/09/2010)
Tanovic riesce ancora una volta, come nel suo fortunato esordio No man’s land, a raccontare il dramma della guerra attraverso una chiave di lettura metaforica, con le piccole vendette familiari che si sovrappongono alle grandi vendette della storia. Il tutto, come sempre nel cinema balcanico, alternando continuamente il riso alle lacrime
VENEZIA 67 – “El sicario – Room 164”, di Gianfranco Rosi (Orizzonti) (di Tonino De Pace, del 08/09/2010)
El sicario - Room 164 di Gianfranco Rosi, nella sezione Orizzonti, è materia estremamente viva. Nato da un saggio di Charles Bowden pubblicato su Harprer’s Magazine nel 2009 il film è il lucido racconto di un ex sicario dei narcotrafficanti, che in un incontenibile crescendo, descrive gli orrori e le torture inflitte alle vittime.
VENEZIA 67 – “Abbiamo un passato tremendamente doloroso che influenza la nostra vita di oggi" - Incontro con Alex de la Iglesia (di Roberto Rosa, del 08/09/2010)
Il regista di Crimen Perfecto e La Comunidad arriva al Lido per presentare in concorso il suo Balada triste de trompeta: una riflessione sulla guerra civile spagnola, senza rinunciare ala suo usuale sguardo. Ma che, anzi, lui definisce la sua opera più personale.
VENEZIA 67 – “Balada triste de trompeta”, di Alex de la Iglesia (Concorso) (di Leonardo Lardieri, del 08/09/2010)
Parte dalla Seconda guerra Mondiale e giunge alla Spagna franchista degli anni ’70, raccontando la Spagna a cui forse hanno sottratto la giovinezza, la stessa che Javier, pagliaccio triste, non ha avuto e che adesso rivive nel ricordo del padre, ucciso dai militari. Alex de la Iglesia è vomitatore di cinema, come un certo Quentin Tarantino, quest'anno presidente di giuria e quindi probabile estimatore del regista spagnolo...
VENEZIA 67 – “Cold Fish”, di Sono Sion (Orizzonti) (di Marco Grosoli, del 08/09/2010)
VENEZIA 67 – “I’m Still Here”, di Casey Affleck (Fuori concorso) (di Aldo Spiniello, del 08/09/2010)
Vero o finto non conta. Come se una sola immagine potesse dire la realtà. Come se il movimento di un attore non fosse più movimento. Quel che conta è che Casey Affleck, con un solo film sembra già vivere in una sorta di universo alla Herzog. Sa cosa inquadrare, sa cosa mostrare (quasi tutto) e cosa tacere (molto poco). E ci accompagna per mano lungo le traiettorie elicoidali della vita
VENEZIA 67 – "La Svolta. Donne contro l'Ilva", di Valentina D'Amico (Giornate degli Autori) (di Sergio Sozzo, del 08/09/2010)
La regista basa il suo documentario su un'idea forte di contrapposizione che si trasferisce subito al livello dell'immagine: da un lato, le fredde ciminiere, le sagome nere e minacciose delle fornaci che occludono l'orizzonte, l'angosciante profilo notturno della zona industriale tarantina illuminata dai fari rossi delle luci di sicurezza; dall'altro, l'umanità assoluta delle donne che combattono contro il mostro di lamiera, che hanno invece occhi pieni di lacrime, volti stanchi, mani che spesso si chiudono in pugni di rabbia
VENEZIA 67 – “The Ditch”, di Wang Bing (Concorso) (di Leonardo Lardieri, del 07/09/2010)
Il bellissimo film a sorpresa di questa edizione racconta il destino di alcuni "dissidenti" nella Cina degli anni '50, deportati in un campo di lavoro nel deserto dei Gobi. Ancora un grandissimo regista cinese, capace di non far rimpiangere uno dei massimi esponenti della cinematografia mondiale in assoluto, il connazionale Jia Zhangke. Completamente diversi nello stile, ma con la stessa capacità di mescolarsi con la materia filmica, senza intralciare il flusso degli eventi, senza manipolare eccessivamente le flebili pulsazioni dell’esistenza
VENEZIA 67 – “Svinalängorna (Beyond)”, di Pernilla August (Settimana della critica) (di Pietro Masciullo, del 07/09/2010)
“Il nostro passato ci accompagnerà sempre”. Questa è la frase che la regista ama ripetere in ogni sua dichiarazione. Una frase che forse illumina più di ogni altra complessa analisi il disorientamento che si prova vedendo questa controversa opera prima. Un film che mescola una struttura convenzionale e macchinosa a rari ma sublimi momenti di cinema bergmaniano
VENEZIA 67 – “Ma che storia”, di Gianfranco Pannone (Controcampo italiano) (di Silvia Fanasca, del 07/09/2010)
Il film è stato realizzato nell’ambito della ricorrenza del centocinquantesimo anniversario dell’unità d’Italia per ricordare i momenti gloriosi e bui di questo paese con differenze tanto marcate. Il racconto si snoda tra cinegiornali e documentari dell’archivio Luce, attraversando, non senza una ridondante retorica, la storia di questo paese fino agli anni ’80
VENEZIA 67 - “Oča (Dad)”, di Vlado Škafar (Settimana della critica) (di Elena Di Nardo, del 07/09/2010)
La pellicola si intitola “Padre”, ma fin dal primo dialogo comprendiamo che forse sarebbe risultato più opportuno chiamarla “Figlio”. Si, perchè la quasi totalità dei confronti tra i due presentano un bambino straordinariamente (a volte, bisogna ammetterlo, eccessivamente) lucido e maturo, di fronte ad una padre esterrefatto, e al confronto piuttosto incolore
VENEZIA 67 - "Meek's Cutoff", di Kelly Reichardt (Concorso) (di Margherita Palazzo, del 07/09/2010)
Proprio quando l’immagine si fa tanto abbagliante e perfetta da avvicinarsi al tableau vivant, l’occhio della Reichardt si posa perfino sugli oggetti d’epoca con una struggente sensazione di modernità straniata, come nelle foto e nei quadri di una scuola di giovani fotografi e pittori contemporanei del Northwest, anche se il suo mezzo è il cinema. Come una spia accesa nella notte, un allarme che ci fa pensare al mondo che viviamo oggi, anche se parliamo dell’800 dei pionieri.
VENEZIA 67 – “In Parlamento c’è chi ha fatto peggio di Vallanzasca”. Incontro con Michele Placido (di Leonardo Lardieri, del 06/09/2010)
Il film di Michele Placido irrompe al Lido e certamente non poteva passare inosservato. Addirittura è stato attaccato preventivamente da alcuni politici e parenti delle vittime di uno dei più discussi fuorilegge degli anni ’70, Renato Vallanzasca, padrone indiscusso della criminalità milanese. Fuori Concorso, Vallanzasca – Gli angeli del male, è una rilettura del personaggio e di quel periodo storico del nostro Paese. ASCOLTA L'AUDIO DELLA CONFERENZA STAMPA
VENEZIA 67 – “1960” di Gabriele Salvatores (Fuori Concorso) (di Roberto Rosa, del 06/09/2010)
Il percorso di emigrazione da un paesino del sud fino alla città simbolo dello sviluppo economico: Milano, visto attraverso gli occhi di un bambino. Un prodotto di finzione nei contenuti che però utilizza esclusivamente immagini di repertorio Rai, per raccontare l’Italia del boom.
VENEZIA 67 – “Detective Dee and the Mystery of Phantom Flame”, di Tsui Hark (Concorso (di Aldo Spiniello, del 06/09/2010)
Tsui Hark racconta la sua parabola sul potere e la giustizia, per dire, ovviamente, che l’uno può trovare fondamento solo nell’altra. Ma ovviamente non è (solo) questo che gli interessa. E’ piuttosto costruire la coreografia adatta all’incoronazione a venire, girare il film quasi come fosse lo spettacolo cerimoniale. All’inseguimento di John Woo sul terreno dell’eccesso, ben oltre tutti gli altri
VENEZIA 67 – “Vallanzasca, gli angeli del male” di Michele Placido (Fuori Concorso) (di Federico Chiacchiari, del 06/09/2010)
Vallanzasca è un cinema fatto di materia, di corpi feriti, colpiti a morte, persino spappolati dall’auto che gli passa sopra fino a sentirne lo scricchiolio delle ossa che si rompono. E’ una furia umana che sembra avvolgere ogni cosa, ogni momento, ogni situazione. C’è sempre il sangue che scorre a fiumi, la violenza che genera violenza, ma dentro il grande contenitore d’impianto cinematografico Doc. Placido realizza il suo “Nemico pubblico”, cinema spettacolare/emozionale che ci racconta come potrebbe essere il cinema italiano…
VENEZIA 67 - "Promises Written in Water", di Vincent Gallo (Concorso) (di Simone Emiliani, del 06/09/2010)
Terza straordinaria opera dell'attore statunitense che è insieme anatomica e ha la passione e la disperazione di un rapporto sessuale. La macchina da presa sta attaccata ai corpi, li segmenta e, attraverso un granuloso bianco e nero, recupera il cinema sperimentale underground statunitense di fine anni '50 e l'impeto di John Cassavetes nella ripetizione dei gesti, nella visione anatomica delle figure, del cinema come seduta terapeutica imprenscindibile. Un cinema che scuote, sconvolge, che non lascia scampo
VENEZIA 67 - "Vincent Gallo è un animale in fuga solo contro il mondo". Incontro con Jerzy Skolimowski e Jeremy Thomas (di Margherita Palazzo, del 06/09/2010)
Il regista polacco Jerzy Skolimowski accompagnato da Jeremy Thomas (produttore spesso coraggioso, a lui dobbiamo tra i tanti film Crash di David Cronenberg) presenta alla stampa Essential Killing, film selezionato tra i titoli in concorso e interpretato da un Vincent Gallo "solo contro tutti", uomini e paesaggi ostili
VENEZIA 67 - "Gus Van Sant mi ha insegnato a lasciare una storia libera di raccontarsi da sè". Incontro con Casey Affleck (di Margherita Palazzo, del 06/09/2010)
Casey Affleck accompagna al Lido I'm still here. The Lost year of Joaquin Phoenix, presente a Venezia 67 nella sezione fuori concorso, e racconta il suo debutto alla regia a partire dall'illuminazione ricevuta sul set di Gerry, di Gus Van Sant, a proposito della libertà espressiva, la sua amicizia con Joaquin Phoenix e il "ritratto empatico" che ha voluto realizzare con lui
VENEZIA 67 – “Hai paura del buio”, di Massimo Coppola (Settimana della critica) (di Pietro Masciullo, del 06/09/2010)
VENEZIA 67 - “20 sigarette”, di Aureliano Amadei (Controcampo italiano) (di Elena Di Nardo, del 06/09/2010)
Il regista Aureliano Amadei mette in scena lo stralcio di vita che aveva raccontato in precedenza nel romanzo 20 sigarette a Nassirya, la propria storia, quella di un giovane aiuto regista catapultato, per caso, in una guerra che non gli appartiene, e che lo cambierà per sempre
VENEZIA 67 – “Il loro Natale”, di Gaetano Di Vaio (Controcampo italiano) (di Silvia Fanasca, del 06/09/2010)
Questo documentario è un percorso nella quotidianità di donne forti e orgogliose, ma anche rese fragili dall’avvicinarsi della festività che per eccellenza celebra la famiglia: il Natale. Segue le loro giornate, raccontando storie piene di amore e tenerezza ma anche di tossicodipendenza e crimini
VENEZIA 67 – “I baci mai dati”, di Roberta Torre (Controcampo Italiano) (di Roberto Rosa, del 06/09/2010)
Ancor più che nei suoi lavori precedenti, la Torre ci propone un racconto corale tutto al femminile, ed in questo, certo, il lavoro può dirsi riuscito, grazie soprattutto ad un ottima galleria di personaggi/interpreti capaci di caratterizzare perfettamente alcuni prototipi femminili contemporanei, per le quali è necessario addirittura un miracolo (vero) per riscoprire la normalità affettiva
VENEZIA 67 – “Passione” di John Turturro (Fuori Concorso) (di Roberto Rosa, del 06/09/2010)
Passione è un affettuoso omaggio alla canzone napoletana come specchio del popolo partenopeo, nel quale si passa con estrema disinvoltura dai grandi nomi della ricerca filologica (Barra, Avitabile), agli innovatori (Raiz, Senese) fino ai cantanti di strada, senza mai abbassare la carica emotiva che resta, sempre e comunque, altissima
VENEZIA 67 - Lo Speciale di Onde Selvagge / 2 (del 06/09/2010)
Stefano Fornari, fashion designer di Carta & Costura, ha commentato e giudicato per noi lo stile e l'eleganza delle star che sono sfilate sul red carpet di questa prima metà di Venezia 67. Simone Emiliani si focalizza invece su La Situazione Comica (1937-1988), la retrospettiva dei 'classici' riscoperti del cinema comico nostrano, a cura di Marco Giusti, Domenico Monetti e Luca Pallanch. Aldo Spiniello analizza la prima settimana di kermesse al Lido. ASCOLTA IL PODCAST
VENEZIA 67 – “Il film doveva avere il fascino per soddisfare le aspettative del pubblico”, incontro con Tsui Hark (di Tonino De Pace, del 06/09/2010)
Tsui Hark, uno dei registi sicuramente più rappresentativi del cinema di genere cinese, con il suo Detective Dee and the mystery of phantom flame concorre per il Leone d’oro in questa edizione della Mostra del cinema. Un film che muta il suo punto di vista, ma che conferma le sue doti di generatore di spettacolo.
VENEZIA 67 - "Post Mortem", di Pablo Larraín (Concorso) (di Margherita Palazzo, del 06/09/2010)
Sul tavolo dell'autopsia c'è Salvador Allende, o uno dei tanti corpi che soccombono ai Poteri. Ma anche il cuore umano, la sua ostinazione a creare illusioni anche nello squallore quotidiano, in questo splendido film di Larraín che mostra la violenza della solitudine con bisturi e filo di sutura, raccontando tutti i tipi di guerra, compresa l'ossessione amorosa
VENEZIA 67 - Tarda Estate: videointervista ai registi Marco De Angelis e Antonio Di Trapani (di Tonino De Pace, del 06/09/2010)
Marco De Angelis e Antonio Di Trapani sono i due autori di Tarda estate, presentato a Venezia nella sezione Controcampo
italiano. Tarda estate è un film che nasce dall’amore, condiviso tra i due autori, per la cultura del Giappone e già
nel suo titolo riecheggiano i titoli dei film dal grande maestro Yasujirô Ozu.
VENEZIA 67 - "Inseguo il fantasma del golpe". Incontro con Pablo Larraín, Alfredo Castro e Antonia Zegers (di Margherita Palazzo, del 05/09/2010)
Il giovane regista cileno Pablo Larraín, unico latinoamericano in concorso a Venezia 67, racconta la sua visione personale di due solitudini nel bellissimo Post Mortem, accompagnato dai protagonisti, Alfredo Castro (già diretto in Tony Manero) e Antonia Zegers (presente a Venezia anche con La vida de los peces)
VENEZIA 67 - "Niente paura - come siamo come eravamo le canzoni di Luciano Ligabue", di Piergiorgio Gay (Fuori concorso) (di Simone Emiliani, del 05/09/2010)
Una lezione di storia recente e di etica che non cita nessuno, nessuno dei nomi dei politici di oggi, destra o sinistra compresi. Senza alcun sociologismo da sinistra snob che si lamenta del decadimento culturale del nostro paese e citazioni di reality. Sorvolando qualsiasi discorso ideologico, con Draquila appare oggi il documentario più necessario. Da far vedere nelle scuole. Non tanto per smuovere le coscienze ma per recuperare la nostra recente memoria.
VENEZIA 67 – “A Letter to Elia”, di Martin Scorsese e Kent Jones (Fuori concorso) (di Aldo Spiniello, del 05/09/2010)
Scorsese davanti la macchina da presa si mette a nudo con una sincerità disarmante, certamente superiore a quella che oggi mette in gioco quando è dietro la macchina da presa. Il modo in cui parla dei film, dei registi amati, il modo in cui si lascia andare, raccontando il cinema e se stesso… E’ sconvolgente, perché ci appartiene...
VENEZIA 67 - Incontro con François Ozon, Catherine Deneuve, Fabrice Luchini, Karin Viard e Judith Godrèche (di Margherita Palazzo, del 05/09/2010)
François Ozon racconta Potiche, ispirato alla pièce di Pierre Barillet e Jean-Pierre Grédy, e le influenze sulla trasformazione
del testo teatrale in un film: una commedia ambientata negli anni '70 che il regista francese utilizza per giocare con temi molto attuali. Lo accompagnano Catherine Deneuve, Fabrice Luchini, Karin Viard, Judith Godrèche e i produttori Eric e Nicolas Altmeyer.
VENEZIA 67 – “La passione”, di Carlo Mazzacurati (Concorso) (di Tonino De Pace, del 05/09/2010)
La passione in concorso a Venezia, conferma le doti di Carlo Mazzacurati e la sua capacità di guardare con il necessario distacco la materia narrativa da mettere in scena, ma questa peculiarità, che talvolta giova all’esito del film, qui assume i profili di un limite. Una maggiore partecipazione emotiva avrebbe conferito al film maggiore coerenza, riscaldato il racconto così da raggiungere il cuore dello spettatore
VENEZIA 67 – “Essential Killing” di Jerzy Skolimowski (Concorso) (di Grazia Paganelli, del 05/09/2010)
Quello che Skolimowski cerca è sempre l’esasperato limite verso cui è spinto l’uomo. Non importa quali siano le circostanze, quello che conta è il segno profondo che resta dietro di lui, la macchia nera che lo circonda, mentre pochi lampi di luce devono bastare a mostrare i contorni. E così capovolge ogni aspettativa costruendo il suo film come un western anacronistico e disorientato. Sopravvivere prima di tutto mentre ci si spinge verso la morte
VENEZIA 67 – “Ho voluto che gli attori in questo film si sentissero alla mercé del paesaggio “ Incontro con Kelly Reichardt (del 05/09/2010)
L’apprezzata autrice di Wendy and Lucy e Old Joy arriva al Lido per presentare in concorso il nuovo Meek’s Cutoff, storia di pionieri che si perdono nel deserto per colpa di una guida truffaldina e saranno costretti a fidarsi di un indiano.
VENEZIA 67 – “Tungngaan (3D) (The Child’s Eye)”, di Oxide e Danny Pang (Fuori concorso) (di Silvia Fanasca, del 05/09/2010)
Affermati innovatori del cinema dell’orrore asiatico i fratelli Pang dopo il successo mondiale della serie di film inaugurati da The Eye presentano il quarto capitolo della saga dell’occhio, opera che può vantarsi di essere il primo film horror asiatico in tre dimensioni. Proprio quando si pensa che tutto sia stato fatto e visto, ecco che i fratelli Pang mischiano ancora una volta le classiche tematiche del genere
VENEZIA 67 – “Hitparzut X (Naomi)”, di Eitan Zur (Settimana della critica) (di Elena Di Nardo, del 05/09/2010)
Opera prima che sembra già denotare una buona dose di maturità, questo noir psicologico ruota attorno ad un omicidio passionale che diviene specchio di assai più complesse dinamiche psichiche interne ad una coppia
VENEZIA 67 – “Noir océan”, di Marion Hänsel (Giornate degli autori) (di Silvia Fanasca, del 05/09/2010)
Questo delicatissimo film scandito dal ritmo ipnotico dello sciabordio del mare permette allo spettatore di scivolare fin dalla sequenza iniziale nei panni dei protagonisti, seguendo il traumatico avvento dell’età adulta e lasciando che ci si affezioni a loro accompagnando ogni loro gesto, amando ciò che loro amano, soffrendo con loro, condividendone la disperazione per l’innocenza perduta
VENEZIA 67 – “Robinson in Ruins”, di Patrick Keiller (Orizzonti) (di Pietro Masciullo, del 05/09/2010)
Con Robinson in Ruins Patrick Keiller prosegue la sua radicalissima sperimentazione sulla commistione tra cinema e conoscenza. È il terzo capitolo di un trittico dedicato al misterioso professor Robinson: un esploratore della nostra civiltà che non viene mai inquadrato, mai visto, è puro sguardo celato dietro ad una perenne soggettiva
VENEZIA 67 – “Se hai una montagna di neve tienila all’ombra”, di Elisabetta Sgarbi (Controcampo Italiano) (di Roberto Rosa, del 05/09/2010)
Cercare di scoprire cosa resta della cultura italiana attraverso semplici domande rivolte sia a uomini di cultura che a “l’uomo della strada”. Un viaggio su e giù per lo stivale che se da una parte rievoca il fascino dell’indagine compiuta sulla carne viva del società italiana, dall’altro si mantiene troppo in superfice per riuscire a stimolare (ma soprattutto a focalizzare) un’adeguata riflessione
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