"I Mercenari - The Expendables", di Sylvester Stallone
Film ossessionato dal dovere del ritorno, dal ritorno come unica scelta possibile, The Expendables è Stallone che ammette di aver bisogno di armi, un piccolo esercito di escrescenze degli arti del proprio corpo stanco, indebolito e "non più così veloce": non il film corale che ci si aspetterebbe, ma sotto la patina ironica un'opera dannatamente seria, perché racconta di un Cinema in via d'estinzione che può dare la vita, la morte, e donare la resurrezione dei corpi. Pochi centimetri al di sopra del cuore
L'isola latinoamericana di Valena, la cui monarchia dittatoriale orchestrata dal perfido ex-agente CIA Eric Roberts è destinata a finire definitivamente sovvertita dall'arrivo in zona della squadra di mercenari capeggiata da Sylvester Stallone, è fin troppo chiaramente un set-cinema che rimanda ad un immaginario pre-caduta del Muro, un immaginario da Guerra Fredda com'è quello che ha partorito Sly e i suoi compari di questa avventura. The Expendables è un film ossessionato dal dovere del ritorno, dal ritorno come unica scelta possibile.
Barney Ross, il personaggio interpretato da Stallone, non riesce a non tornare ancora e ancora sul territorio di Valena: sin dalla prima visita, in cui lui e il suo braccio destro Lee Christmas (Jason Statham) potrebbero tranquillamente fuggire decollando con il loro idrovolante dal pontile dell'isola che va affollandosi di militari al soldo del perfido Generale Gaza, e invece decidono di virare per volare indietro a fare piazza pulita dell'esercito oppressore – Stallone non può fare a meno di tornare.
E' intenzionato a risolvere la questione da solo, Barney Ross. Non vuole coinvolgere la sua squadra perché stavolta "è un affare personale": ha visto una luce che non gli dà pace, negli occhi della figlia dissidente del Generale, conosciuta in quella prima capatina, e che si trova ancora a Valena. E allora Sly torna – ma gli amici decidono di tornare insieme a lui.
In realtà, non è il film corale che ci si aspetterebbe, The Expendables – ancora una volta, l'eroe è uno, ed è solo: i coltelli di Statham, le piroette di Jet Li, la forza di Randy Couture, il cannone micidiale di Terry Crews, la saggezza di Mickey Rourke, la follia di Dolph Lundgren, a conti fatti sono soprattutto delle escrescenze degli arti di Stallone, corpo stanco, indebolito e "non più così veloce" che ha bisogno dei muscoli di Crews per lanciare in aria il pesante missile da colpire in volo, della velocità di Statham per salvarsi la pelle dai soldati che stanno per ammazzarlo, della possanza di Randy Couture per avere la meglio sul mastodontico e cattivissimo Steve Austin.
Nonostante questo, Stallone regala ad ognuno dei suoi comprimari la solita straripante umanità di cui sono innervati i personaggi del suo cinema, e nei volti rassegnati di questi uomini abbandonati che non riescono a dare il loro addio alle armi leggi tutta l'urgenza nuovamente politica e morale di quella che sembra una storia inventata in un Paese di fantasia, ma che si porta addosso ancora una volta negli interstizi delle cartucciere i segni delle angosce nascoste e delle ansie dei nostri tempi (ricordarsi poi di riflettere sul massiccio ritorno ad Hollywood delle compagnie di mercenari, via A-Team o Predators – senza scordarsi lo state of play, in tempi di guerre globali combattute da oscuri "contractors").
Figurativamente, Stallone dimostra con The Expendables quella che, nei rumors che volevano John Woo regista di
John Rambo, e nelle sequenze di corse a premi su risaia minata che proprio in quel film rimandavano a Boat People di Ann Hui, sembrava ancora giusto una intuizione: ovvero che l'occhio di Sly guarda a Oriente. Tra le coreografie di corpo a corpo più esaltanti che è capitato di vedere a Hollywood da tempo, e un senso dell'epica e del ritmo che lo confermano cineasta prepotentemente 'classico', Stallone costruisce il suo heroic bloodshed conclusivo con una serie di assalti senza sosta in cui almeno una inquadratura, dei corpi straziati dai proiettili che si accumulano uno sull'altro in fondo ad un corridoio, sembra uscita seriamente dalla leggendaria sparatoria finale di A Better Tomorrow II.
Esagerato e violentissimo, politicamente scorretto e gradasso quanto pudico nei sentimenti (gli sprazzi di storie d'amore nelle vicende di Rourke, Statham, la stessa folgorazione di Sly/Ross per la figlia del Generale), The Expendables sotto la patina ironica è un film dannatamente serio, perché racconta di un Cinema in via d'estinzione che può dare la vita, la morte, e donare infine la resurrezione dei corpi: pochi centimetri al di sopra del cuore.
Titolo originale: The Expendables
Regia: Sylvester Stallone
Origine: USA, 2010
-
un Cinema in via d'estinzione che può dare la vita, la morte, e donare infine la resurrezione dei corpi: pochi centimetri al di sopra del cuore... vorrei averlo scritto io... definitivo!!!
Inviato da Pereira il 09/09/2010 -
Un film medio con delle battute geniali :-)
Inviato da platone il 07/09/2010
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