“Inception”, di Christopher Nolan
Nel suo cinema, Nolan non si è mai posto il problema dei corpi: se questo poteva in qualche modo costituire il fascino di alcune opere precedenti, risulta inconcepibile nel momento in cui ci si trova davanti ad un film tutto ambientato “nel mondo dei sogni”. A conti fatti, Inception altro non è che uno degli attentati più spaventosi alla Storia del Cinema mai perpetuati dietro la macchina da presa. Come se il senso del Cinema fosse tenere in scacco l’immagine...
Nel suo programmatico svilimento dell’idea stessa del sogno come deviazione o alterità di senso, Inception di Christopher Nolan altro non è che uno degli attentati più spaventosi alla Storia del Cinema mai perpetuati dietro la macchina da presa: minare con tanta leggerezza e impunità il pilastro principale dell’architettura immaginifica di ogni organismo filmico è semplicemente imperdonabile.
Nel precedente Cavaliere Oscuro il regista si affidava ai tranelli terroristici del Joker per ridurre la partitura cinematografica ad un diagramma di microstrutture autoconclusive e tenute insieme da frecce direzionali che non lasciavano possibilità alcuna di scarto, arrivando all’estremo nichilismo di sacrificare il personaggio di Rachel con l’unico scopo di avanzare di un’altra mossa sulla sua scacchiera. Come se il senso del Cinema fosse tenere in scacco l’immagine.
Qui, è il film stesso ad essere concepito come una progressiva rinuncia al potere evocativo dello sguardo, sistematicamente frustrato dall’innalzamento del testo ad unica architettura accettata – da questo punto di vista, lo scenario di grattacieli disabitati del “limbo” finale è probabilmente la metafora definitiva della concezione nolaniana di cinema. L’idea su cui l’intera filmografia del regista si fonda è lo stacco di montaggio come sviamento dall’alto: Nolan accosta un’immagine a quella che incongruamente la segue e fa chiedere ai personaggi continuamente “riesci a ricordarti come siamo arrivati qui?”. Eppure il nostro occhio non ha registrato alcuna cesura: non si tratta ovviamente di una concezione contemporanea del montaggio, ma di puro insabbiamento del senso (il paradosso è allora in altre occasioni essere costretti a sentire lamentele sullo stile di Pietro Scalia…).
Nel suo cinema, Nolan non si è mai posto il problema dei corpi: se questo poteva in qualche modo costituire il fascino di opere come The Prestige e Batman begins, risulta inconcepibile nel momento in cui ci si trova davanti ad un film tutto ambientato “nel mondo dei sogni”, dove anche attori solitamente iperconsapevoli come Leonardo DiCaprio e Marion Cotillard finiscono per essere prosciugati di ogni valenza autoriale (anche qui è significativo l’incartapecorimento
iniziale/finale di Ken Watanabe, e l’insostenibile segmento con i corpi galleggianti senza alcun supporto nell’hotel rovesciato).
Questa centralità mancata è la grossa distanza che separa Inception da Larry e Andy Wachowski, inopportunamente chiamati in causa da più parti: il modello, anche decisamente dichiarato, è il cinema inglese che si fa blockbuster, dunque Intrigo Internazionale e i film di James Bond (il sogno sulla neve parla chiaro). Il film è la sponda perfetta per una quantità che già ci aspettiamo voluminosa di ragionamenti critici sull’apocalisse hollywoodiana (Split the Empire...), il crollo reiterato dei mondi, la distruzione e ricreazione ciclica e circolare del set virtuale. Magari a firma degli stessi che hanno giudicato esecrabile disperdersi insieme a Michael Bay nel deserto dell’ultima ora della Vendetta del Caduto. Abbiamo probabilmente allora già dimenticato il capolavoro visionario di Paul Greengrass/Matt Damon/Brian Helgeland. Quello sì un War Matrix, vero trattato sul passaggio tra realtà concentriche e verità parallele, alla ricerca di un’informazione fallace, viaggio al termine della notte di un corpo che smarriva avanzando tutte le proprie coordinate per leggere l’immagine.
E ci sarà sicuramente anche qualcuno disposto a fidarsi della supposta critica mossa da Inception ad un’umanità che preferisce sempre di più rifugiarsi in un universo artificiale, dove nostre proiezioni agiscono per noi mentre restiamo soli, immobili, nascosti e ad occhi chiusi, indissolubilmente legati al dispositivo. Ridateci Jonathan Mostow…
Titolo originale: id
Regia: Christopher Nolan
Interpreti: Leonardo Di Caprio, Ken Watanabe, Marion Cotillard, Joseph Gordon-Levit, Ellen Page, Cilliam Murphy
Distribuzione: Warner
Durata: 148'
Origine: USA, 2009
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Mi sono accorto di avere detto due cose in contraddizione: se c’è il "regresso diagonale" come mi è sembrato allora tutto quello che si vede non può essere il sogno comatoso/limbico del protagonista. O forse sì? Se le due cose ci sono entrambe, è un punto vago del film, e forse è la cosa bella del film stesso. Sto delirando, cancellate...
Inviato da Bernardo Romiti il 16/11/2010 -
Il film mi ha lasciato freddo, molte scene convenzionali, e poi che sogni grigi... La costruzione credo si possa definire "regresso diagonale": i vari livelli (3 o 4) di “sogno nel sogno” sono sognati da “individui” diversi. Ma poi che nel sogno l’identità e la libertà di azione sia così lineare e razionale mi stupisce assai. Non so se ho capito la fine, ovvero se la matrioska più grossa sia il sogno comatoso/limbico del protagonista. Direi che comunque è un film che invita al coma, mi è sembrato troppo lungo. Ma non sono un teorico del cinema (o meglio avrei voluto esserlo, ma bisogna sciropparsi molti libri e non ho la voglia necessaria...)
Inviato da Bernardo Romiti il 16/11/2010 -
colpo di scena! Sergio Rizzo ha sostituito Sergio Sozzo (ovviamente nel terzo livello del sogno di Sergio Vrizzi). è che @davide aveva troppa fretta di spiegare il procedimento per cui a si deve mediare con b = c (recensione). Se nel sogno il tempo scorre diversamente, la realtà non è da meno: inception è durato 3 ore, ma sembravano 13 giorni. 13 giorni TUTTI parlati senza una pausa, un brivido, un dubbio. "sicuro di aver capito come funziona il gioco? perchè se non lo hai capito, te lo faccio ripetere da ellen page intuitiva che ne chiede conferma a dicaprio".
Inviato da june il 07/10/2010
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