“Ju Tarramutu”, di Paolo Pisanelli


Ju Tarramutu non è un reportage di tipo informativo, ma un racconto emotivo fatto dalle voci dei protagonisti attraverso tutte le fasi (ormai note) della tragedia. Via, allora, date, indicazioni dei luoghi, ricostruzioni e spiegazioni degli esperti. Non c’è più bisogno di capire, solo di vedere e ascoltare per riuscire a “sentire”. Un esorcismo, un atto di fede (e come tale irrazionale) che spera di allontanare, oltre alla parte più forte del dolore, anche il “demone” della rassegnazione

Ju TerramutuJu Tarramutu forse  è una storia di esorcismo …” (cit. Pisanelli) A due anni dal sima che ha distrutto L’Aquila non c’è (forse) più spazio per lavori che si pongano l’obiettivo di ricostruire gli errori (o le scelte) ed i retroscena (economici) che hanno trasformato L’Aquila in una città fantasma. Dopo la “macchina da guerra” costruita con maestria dalla Guzzanti che era riuscita a far convivere l’umanità (con le sue contraddizioni) delle interviste alla popolazione con la razionalità di analisi e ricostruzioni, per poter tornare a parlare di terremoto bisogna, adesso, battere un’altra strada. Ju Tarramutu non è, quindi, un reportage di tipo informativo, ma un racconto emotivo fatto dalle voci dei protagonisti attraverso tutte le fasi (ormai note) della tragedia: la catastrofe, lo spaesamento, l’illusione, la rabbia e (nel finale) un rinnovato spirito combattivo. Via, allora, date, indicazioni dei luoghi, ricostruzioni e spiegazioni degli esperti. Non c’è più bisogno di capire, solo di vedere e ascoltare per riuscire a “sentire”. I racconti delle persone si susseguono (resi ancora più veri dall’uso massiccio del dialetto) alle immagini (spesso drammatiche, a volte poetiche ma sempre ricercate) dei paesi e della città, senza indicazioni o raffronti con il passato (eccezion fatta per la facciata di Collemaggio completamente nascosta dalle impalcature). All’immobilismo dei luoghi (anche le new town si vedono già realizzate) fa da contraltare l’altalena degli stati d’animo che muovono i corpi (“Non hanno più la casa, forse è per questo che non stanno mai fermi” cit. Pisanelli), ora intenti a recuperare qualcosa nelle case distrutte, poi a realizzare soluzioni abitative sempre più “ingegnose”, ed infine a provare a rianimare il “corpo sociale” con le manifestazioni popolari, nate dall’indignazione per le intercettazioni  degli imprenditori che ridevano la notte del 6 aprile, sfociate nel cosiddetto “movimento delle carriole” che è riuscito a riportare l’attenzione nazionale sul problema del centro storico abbandonato e ricoperto dalle macerie.

Ju Tarramutu è , davvero, un esorcismo. Un atto di fede (e come tale irrazionale) che spera di allontanare, oltre alla parte più forte del dolore, anche il “demone” della rassegnazione. Lo stesso esorcismo, forse, che spinge tutti gli aquilani a partecipare (in varie forme, dalla fiaccolata ai social network) alle ricorrenze annuali, ben sapendo che per tutta la loro vita non smetteranno mai di contarle.


Regia: Paolo Pisanelli

Distribuzione: ZaLab

Durata: 93'

Origine: Italia, 2010

 

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