“Se sei così, ti dico sì”, di Eugenio Cappuccio
Piero Cicala è un uomo in più come il Tony Pisapia sorrentiniano, si è adattato a vivere in cattività come il polpo che tiene prigioniero in un acquario, lasciandosi invecchiare prima del tempo perché il tempo delle scelte e delle opportunità è irrimediabilmente trascorso. Emilio Solfrizzi è sorprendente nel portare sul proprio volto i segni del malessere e della sconfitta, nel fondere comico e tragico, fragilità e dignità in piccole sfumature fatte di gesti stanchi e sofferti, di sguardi disincantati e di silenzi.

C’è ancora un uomo la cui esistenza tranquilla subisce un brusco cambiamento nel terzo film di Eugenio Cappuccio, regista attratto da personaggi messi alla strette dalla vita, che il suo sguardo di curioso osservatore della società contemporanea pedina in contesti sempre diversi. In Volevo solo dormirle addosso (2004) era il mondo del lavoro, in Uno su due (2006) il modo di vivere la malattia, qui è una sorta di dietro le quinte del moderno show business italico, raccontato attraverso l’incontro di due icone opposte e complementari: l’ex (quasi) divo del passato, meteora chiamata a esibirsi un’ultima volta per il gusto nostalgico e ipocritamente pietistico del pubblico televisivo, e la star delle copertine gossippare, che l’ossessione divistica popolare ha lanciato nell’olimpo delle celebrità con la stessa frenesia con cui ne attende l’inevitabile caduta.
L’impressione di qualcosa di irrisolto, di una certa mancanza d’incisività, che caratterizzava le prime due pellicole, persiste anche nella terza regia di Cappuccio, e in questo senso la produzione targata Avati, sempre in precario equilibrio tra leggerezza e inconsistenza, non aiuta. Eppure, a dispetto di qualche approssimazione narrativa (e di alcuni cliché di troppo sul circo mediatico), il film convince nell’umanissimo ritratto di un perdente sedotto e abbandonato dal successo, prigioniero di un anonimato di disillusione e di rimpianto autopunitivo. Autore di un’unica fortunata hit vacanziera e poi di tante canzoni che nessuno ha più voluto ascoltare, incapace di trovare un proprio posto nel mondo lontano dalle luci della ribalta, Piero Cicala è un uomo in più come il Tony Pisapia sorrentiniano, si è adattato a vivere in cattività come il polpo che tiene prigioniero in un acquario, lasciandosi invecchiare prima del tempo perché il tempo delle scelte e delle opportunità è irrimediabilmente trascorso. Emilio Solfrizzi è sorprendente nel portare sul proprio volto i segni del malessere e della sconfitta, nel fondere comico e tragico, fragilità e dignità in piccole sfumature fatte di gesti stanchi e sofferti, di sguardi disincantati e di silenzi.
Cappuccio trasporta il suo protagonista da una Puglia colorata e casereccia nello scintillio accattivante e finto della capitale, dove la “seconda occasione” di Piero Cicala assume le forme di una trasformazione clownesca, della riesumazione di un fantasma, l’“uomo dai bottoni di madreperla”, che rivive per pochi istanti sul palcoscenico de I migliori anni di Carlo Conti, ma come se si trattasse di un incubo a occhi aperti (che ricorda quasi la scena della cerimonia dei Telegatti in Somewhere). È abile Eugenio Cappuccio nel contrapporre la presenza imbarazzante e fuori posto di Pietro Cicala a quella rumorosa e fagocitante di Talita Cortès, la superdiva che incarna nel volto e nel corpo di Belén Rodriguez quella popolarità fatta di calendari, serate vip, paparazzi e scandali: alla dura quotidianità di Piero, costretto a sostenere l’ilarità dello sguardo altrui, fa da riflesso il vivere dissociato dal reale di Talita, emanazione di un mondo dove il vacuo e l’effimero smuovono enormi quantità di denaro e in cui la relazione con un compagno altrettanto famoso è gestita come un’operazione di marketing aziendale. Due vite e due anime che s’incontrano realmente in un solo momento, quando Piero abbandona la maschera di celebrità del passato per cantare finalmente una canzone diversa, che suona nei suoi primi versi – Amami di più/proprio quando cado – anche come un augurio rivolto alla diva sulla cresta dell’onda, affinché non trovi unicamente solitudine nella sua futura, inevitabile discesa.Regia: Eugenio Cappuccio
Interpreti: Emilio Solfrizzi, Belén Rodriguez, Iaia Forte, Fabrizio Buonpastore, Totò Onnis
Distribuzione: Medusa
Durata: 100’
Origine: Italia, 2011
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