"Diciottanni - Il mondo ai miei piedi", di Elisabetta Rocchetti
Quello che, forse, vorrebbe essere uno studio psicologico si rivela in realtà un film debole a causa di una sceneggiatura scialba e non equilibrata, tra la superficialità nella caratterizzazione dei personaggi e uno sviluppo del plot che non indovina i tempi giusti, oltre alla regia di una mano che deve ancora trovare la propria voce
«Del “lei” lo do quando vengo affascinato». È con una simile battuta che Ludovico (Marco Rulli), il protagonista di Diciottanni – Il mondo ai miei piedi, opera prima dell'attrice Elisabetta Rocchetti, esordisce a una festa di matrimonio, tentando di fare colpo su una trentaquattrenne (la Rocchetti stessa, qui anche in veste di sceneggiatrice) appena incontrata. Battuta da marpione, sorrisetto furbo, sguardo languido, Ludovico è in realtà solo un diciottenne, orfano, che vive in casa dello zio (il cantante dei Flaminio Maphia G-Max), piccolo delinquente che sperpera il patrimonio del nipote tra poker, donne e cocaina, non curandosi del giovane che, già stufo della propria vita, se ne va in giro in una decappottabile rossa fiammante, passando le sue notti – e spesso anche i giorni – tra il letto della sua prof di latino e greco e quello della madre del suo migliore amico. Poi l'incontro al matrimonio con Giulia, l'innamoramento, la delusione nello scoprire che lei è in realtà l'amante dello zio, il doppio tradimento nei confronti del suo migliore amico, l'epifania/redenzione tra una Roma notturna e un campo di calcetto. Tutto sembra risolto per il meglio, ma in un ultimo, improbabile colpo di scena, le cose precipitano di nuovo. Solo momentaneamente, però, perché il colpo di scena si rivela un colpo a salve.
Storia di una gioventù bruciata, il mondo giovanile raccontato dalla Rocchetti condivide molto con i protagonisti dei libri e film di Moccia: l'ambiente è quello della Roma bene, tra ville, macchine di lusso, party a base di vodka tutte le sere, mentre i personaggi, ognuno con il suo bel bagaglio di problemi, non sanno che fare della propria vita, già annoiati in età adolescenziale, nonostante, in realtà, della vita vera ancora non abbiano visto nulla. Ed ecco che allora emerge la loro ribellione sotto forma di alcolismo. O attrazione verso donne anagraficamente più mature, ma emozionalmente ancora in fase di crescita. Quello che, forse, vorrebbe essere uno studio psicologico si rivela in realtà un film debole a causa di una sceneggiatura scialba e non equilibrata, tra la superficialità nella caratterizzazione dei personaggi e uno sviluppo del plot che, pur rifacendosi al più classico manuale di sceneggiatura, non indovina i tempi giusti, soffermandosi a lungo sulle situazioni esposte nella prima parte del film, per poi tentare di risolverle frettolosamente nella seconda. E forse non aiuta neanche la regia di una mano ancora visibilmente inesperta, che deve trovare la propria voce, evidente soprattutto nei primissimi piani con melodrammatico pianoforte di sottofondo, come nella tradizione della soap opera nostrana, e la recitazione, in particolare dei giovani, troppo enfatica e caricatamente romana. Alla fine del film si rimane solo con la battuta provocatoria del protagonista. E l'espressione spiritata di G-Max che tenta la fuga.
Regia: Elisabetta Rocchetti
Interpreti: Marco Rulli, Elisabetta Rocchetti, G-Max, Marco Iannitello, Rosa PIneta, Nina Torresi, Alessia Barela, Monica Cervini
Distribuzione: Officine UBU
Durata: 85'
Origine: Italia, 2011
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