"Noi, insieme, adesso. Bus Palladium", di Christopher Thompson

Storia di rise and fall di un ingenuo rockettaro ribelle col volto e il carisma di Arthur Dupont, star della tv francese visto da noi in Ex di Brizzi, decisamente prevedibile come l’armamentario di poster e lp di Pink Floyd, Sonny Boy Williamson e Lou Reed che adorna le camere dei protagonisti. Resta soprattutto una grande freschezza e leggerezza nel cast di giovani attori, tutti bravi e belli ma forse un po’ troppo puliti

bus palladiumSi apre con la straordinaria Let it Loose degli Stones l’esordio da regista dell’attore (anche per James Ivory e Agnieszka Holland) e sceneggiatore (Un po' per caso un po' per desiderio, Una vita ad attenderti) Christopher Thompson, figliastro di un grosso produttore musicale che ha deciso di mettere a frutto i suoi ricordi d’infanzia al seguito del patrigno in giro per l’Europa per scrivere e dirigere questa storia di rise and fall di un ingenuo rockettaro ribelle col volto e il carisma di Arthur Dupont, star della tv francese visto da noi in Ex di Brizzi (ha anche recitato nel remake parigino di Notte prima degli esami, chiamato Nos 18 Ans).
Dupont è stato per anni anche il leader della band Bring Back the Blues, e dunque è perfettamente in grado di prestare voce e abilità chitarristiche alle canzoni scritte per il film dal musicista Yarol Poupaud, blues annacquati con testi in francese (da segnalare soprattutto Baby quand tu veux) che il bell’Arthur interpreta anche sul cd della colonna sonora di Bus Palladium.
E i titoli di testa restano probabilmente il momento più notevole del film, con questo montaggio in split screen liquidi e mobili delle tracce lasciate dalla parabola dei Lust, band francese degli anni ’80: polaroid sovraesposte, filmini amatoriali, copertine di album, freeze frames mossi. E il pianto di Jagger in colonna sonora.
Più che a una versione pop-giovanilistica degli exploit rock di Olivier Assayas come Desordre o Clean, Thompson sembra allora guardare all’immaginario lasciatoci dai rockumentary sugli Stones, come Gimme Shelter (una sequenza con la band che riascolta l’incisione di un brano appena effettuata e si commuove è sostanzialmente identica a quella su Wild Horses nel film dei fratelli Maysles) o Sympathy for the Devil di Godard (a cui sembrano guardare le scene in studio di registrazione).
Il resto è decisamente prevedibile come l’armamentario di poster e lp di Pink Floyd, Sonny Boy Williamson e Lou Reed che adorna le camere dei protagonisti: Manu, l’anima e il cuore dei Lust, porta i suoi amici musicisti prima a vivere il sogno di avere un manager, un tour e un contratto discografico; poi i suoi continui eccessi e colpi di testa trasformano tutto in un incubo, rovinato anche dall’entrata in scena di una donna contesa (take a load off Annie, take a load for free); tanti super8 familiari di scene di quotidianità frikkettona che si frantumano a nastro finito; e Rock’n’roll suicide conclusivo.
Resta soprattutto una grande freschezza e leggerezza nel cast di giovani attori, tutti bravi e belli, forse un po’ troppo puliti come quegli assoli di chitarra elettrica talmente cristallini da non offrirti mai l’emozione vera di una sbavatura o di una dissonanza in feedback.


Titolo originale: Bus Palladium
Regia: Christopher Thompson
Interpreti: Marc-André Grondin, Jules Pelissier, Arthur Dupont, Abraham Belaga, Francois Civil, Elisa Sednaoui
Distribuzione: Bolero Film
Durata: 100'
Origine: Francia, 2010


 

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