“6 giorni sulla Terra”, di Varo Venturi

Se gli attimi in cui il tempo prende un’altra forma – anticipazioni, regressioni, déjà vu – non fossero proiezioni? Se le entità e gli oggetti intorno a cui l’inconscio torna a scavare non appartenessero a noi? Se il confine tra religione e scienza non fosse mai esistito? In esclusiva in anteprima per i lettori di Sentieri selvaggi la recensione di 6 giorni sulla Terra, pellicola che racconta le alien abduction sulla base delle ricerche di Corrado Malanga. Dal 3 giugno nelle sale italiane.

 

Ne aspice ne audi, rebella conscientia

Padre Trismegisto

 

What the hell is going on

Cruellest dream reality

The Offspring

 

Non hai detto la verità

E così dovrai pagarne le conseguenze

Bob Barker


Se gli attimi in cui il tempo prende un’altra forma – anticipazioni, regressioni, déjà vu – non fossero proiezioni? Se le entità e gli oggetti intorno a cui l’inconscio torna a scavare non appartenessero a noi? Se il solo gesto di “comprare” ci portasse verso intenzioni diverse dalle nostre? Se massonerie, servizi segreti, chiesa, aristocrazie, militari e media fossero legati da un lungo, unico, ologrammatico filo? Se il confine tra religione e scienza non fosse mai esistito? E se fosse davvero (vicino) il regno degli archetipi?

Se svuotiamo la mente, ci posizioniamo a caso, liberi di difese e schemi pre- e post-concettuali davanti a questo film, troviamo uno spazio sconosciuto in cui si sentono solo urla. Sono gli attimi di sospensione, quelli in cui i protagonisti si fermano, e chi li guarda con loro. Flussi non pre-formati di pensiero: ogni parola, forse ogni singola sillaba si sdoppia, mostra una (la sua) natura bifronte. Millenari strati e strati di codici occulti, ma non troppo. L’ambivalenza di una parola, per esempio: rapimento.
Sui rapimenti lavora Davide Piso, uno scienziato il cui personaggio è ispirato al dottor Corrado Malanga, ricercatore di Chimica organica all’università di Pisa e consulente scientifico per 6 giorni sulla Terra. Rapimenti alieni, questa è la motivazione dei suoi pazienti, che Piso sottopone a ipnosi attraverso una tecnica - ripetuta su centinaia di persone – che gli consente di dialogare con entità nascoste all’interno di coloro che si ritengono (validati da un test) addotti. Microchip impiantati, cicatrici che ricorrono, sintomi, effetti e risultati coerenti attraverso i sessi, le fasce di età, le classi sociali, memorie aliene attive dalle quali Piso riesce, agendo sul rinforzo della coscienza attraverso la programmazione neurolinguistica e l’ipnosi regressiva, a liberare i suoi pazienti. Entità aliene impiantate in millenni di controllo e manipolazione genetica, con lo scopo di sfruttare l’energia umana.
Sebbene (o appunto…) vessato e isolato da una serie di poteri, incluso il rettore dell’università in cui insegna, Piso è più che certo di lavorare a favore delle persone, aiutandole, e dell’umanità, lasciando correre sempre più in avanti le proprie ricerche. Finché la sua vita non si ritrova al centro di un grumo di ribaltamenti – di ambivalenze – cui dà il via Saturnia, una ragazza che sostiene di essere stata addotta e che, dopo una seduta ipnotica, si rivelerà contenitore di Hexabor, entità che si dichiara proveniente dalla prima dinastia sumera e mostra la capacità dell’incarnazione definitiva nel corpo umano. Dentro questa possessione, la disperazione delle nidiate di personalità, delle voci (di chi?) che si accavallano nella nostra testa, dentro una situazione in cui nessun “potere di Cristo” può “espellere” alcunché, Piso viene accompagnato da padre Trismegisto, ex gesuita enigmatico e apparentemente onnisciente, che aprirà insieme allo scienziato alcune porte. Porte intorno a Roma, fin sotto Roma che, forse, conducono a una soluzione per salvare Saturnia, ma non solo.
Dall’umano al mitologico, dal terreno al soprannaturale, tutto vira all’ibrido, come i genitori di Saturnia e i loro appelli pubblici, le devianze e le alleanze dei servizi segreti, la vita e la morte, le cupole nel cielo romano, gli occhi e i denti dei giornalisti televisivi, le figure e i simboli che ci guidano, ci proteggono e ci fanno agire. Tutto vira all’ibrido e ci sono solo sei giorni d’azione, un tempo così breve in cui i collegamenti tra i nodi della rete della conoscenza si accendono finalmente tutti insieme. 
Di nuovo addosso alle facce, con percorsi di sguardo che, come in Nazareno, disperdono il confine tra movimento reale e rappresentato, proiettato e percepito, Varo Venturi realizza una pellicola probabilmente unica per coraggio, lucidità e determinazione, per il salto low budget che impedisce la categorizzazione di genere e di linguaggio. La storia che nel suo film precedente tendeva costantemente ai margini della mente, in 6 giorni sulla Terra emerge alla comprensione e ci mostra senza filtri l’incontro tra mondi “altri”, interpenetrati, mondi contenuti e mondi contenitori. Cinema che parla alla mente passando dal sangue, dalle superfici apparentemente insignificanti e uguali a se stesse di un paesaggio antico e metropolitano, di oggetti quotidiani – un casco che tortura, il pigiama di una bambina in una camionetta militare, una copertina come la pelle di un serpente. La paura è sottilissima, è mentale. E parla con la sostanza dei sogni (degli incubi) il linguaggio sgranato, carico, cupo e accecante della realtà.




Regia: Varo Venturi
Interpreti: Massimo Poggio, Laura Glavan, Varo Venturi, Ludovico Fremont, Marina Kazankova, Pier Giorgio Bellocchio, Nazzareno Bomba, Emilian Cerniceanu, Francesco Venditti
Distribuzione: Bolero Film
Durata: 103'
Origine: Italia, 2011

 

 

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Sono presenti 5 commenti
  1. W l'acchiapasogni, /\/\ l'acchiappasòle.

    Inviato da lawrence il 31/05/2011
  2. finalmente un cinema italiano differente, dopo questa recensione non vedo l'ora di vedere "la roma di sotto"

    Inviato da june il 24/05/2011
  3. Sarà di certo un film interessante e concreto! Finalmente si potrà capire qualcosa di più del "teatrino" che noi chiamiamo vita...

    Inviato da Emanuele il 23/05/2011
 

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