“Tutti per uno”, di Romain Goupil

Nonostante affidi alla sorella della prémière dame in persona il compito di dare corpo e voce a un sentimento diffuso di rabbia e impotenza, Goupil si mantiene per (quasi) tutto il film miracolosamente libero dal timore di annacquare il messaggio politico nel racconto di formazione, e dà il meglio proprio nei momenti in cui si perde completamente tra i volti e i gesti dei suoi acerbi, sorprendenti protagonisti

Tutti per uno

“Era il 2008, non mi ricordo più chi fosse il presidente… ”: è attraverso i toni leggiadri di una fiaba ironica e soffusa di malinconia, giunta da un immaginario e più decente futuro, che l’agguerritissimo Romain Goupil, antisarkozista convinto, dice la sua sugli effetti della politica di rimpatrio forzato dei clandestini attuata in Francia dal 2007, dove può accadere di veder scomparire da un giorno all’altro i propri compagni di classe, perché figli di immigrati non regolarizzati, e dove si può immaginare che un gruppo di ragazzini, stanco di subire regole incomprensibili, decida di inventarsi un altro mondo, nascosto e inaccessibile agli adulti, in cui vivere e comunicare secondo altre formule e segnali, magari con suonerie per cellulari che solo i bambini possono sentire. Nonostante affidi alla sorella della prémière dame in persona il compito di dare corpo e voce a un sentimento diffuso di rabbia e impotenza, Goupil si mantiene per (quasi) tutto il film miracolosamente libero dal timore di annacquare il messaggio politico nel racconto di formazione, e dà il meglio proprio nei momenti in cui si perde completamente tra i volti e i gesti dei suoi acerbi, sorprendenti protagonisti. La vicenda di Milana, giovanissima clandestina attorno a cui si stringe una solida combriccola di compagni di giochi, è raccontata ad altezza di bambino, con un’adesione totale al cuore di ogni singolo carattere. L’assunzione di un punto di vista pre-ideologico permette al film di evocare tutto un immaginario infantile fatto di pomeriggi spesi a scambiarsi compiti di scuola, di nascondigli in cui trafficare caramelle e dvd, di complicità, paure e turbamenti amorosi, di legami che superano in forza e significato persino quelli di sangue. Un microcosmo che ha ridotto ogni rapporto con l’universo frammentato e convulso degli adulti a un filo sottilissimo che solo l’empatia di una madre controcorrente (interpretata con sensibilità da Valeria Bruni Tedeschi) permette di non spezzare del tutto. Nel dar voce agli scontri tra i grandi, spiazzati da un’impresa che li obbliga a guardare con altri occhi le loro stesse vite, Goupil cede ad alcune velleità di denuncia (specie nella rappresentazione delle forze di polizia, che avrebbe potuto essere meno stereotipata) senza le quali il film poteva dirsi perfettamente riuscito. Ma a prevalere è la spontaneità con cui il regista lascia vivere liberamente i suoi protagonisti bambini, sfiorati con pochissimi movimenti di macchina e una grazia che non lascia indifferenti, ed è capace di restituirne alcune istantanee di disarmante semplicità e bellezza.
 
 
 
Titolo originale: Les mains en l’air
Regia: Romain Goupil
Interpreti: Valeria Bruni Tedeschi, Linda Doudaeva, Jules Ritmanic, Louna Klanit, Louka Masset
Distribuzione: Teodora Film
Durata: 90’
Origine: Francia, 2010

 
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