"The Hunter", di Rafi Pitts
La cattività che Rafi Pitts racconta nel suo ruvido e rarefatto atto di denuncia è uno stato permanente ed espropriante che non risparmia nessuno. Non solo la sconfitta di Ali, anche i due poliziotti che lo hanno arrestato sono entrambi perduti all’interno di un sistema imploso, dove a dominare è solo la legge della prevaricazione che oppone l’uomo a l’uomo, in un labirinto di morte che non ha vie d’uscita
E’ un movimento di allontanamento, alla scoperta di una fotografia scattata nel 1980 ad aprire Shekarchi. I pasdaran, i guardiani della rivoluzione sulle loro motociclette troneggiano sopra una bandiera americana distesa sulla strada. Oggi, in Iran ci domandiamo se la Rivoluzione non ci sia stata sottratta, dice Rafi Pitts. Ma in Iran le domande non sono più ammesse. Ad interrogare, senza dare risposte, è una volontà che impone solo un movimento verticale, dall’alto verso in basso. Nei giorni precedenti alle elezioni del 2009 (il film è stato girato durante la campagna elettorale presidenziale e lascia trasudare tutto lo stato di tensione delle strade di Teheran), la voce dell’Ayatollah Khamenei risuona, quasi beffarda, promettendo un cambiamento, ma ad Ali, il guardiano esiliato dal lavoro diurno per il suo passato sospetto, interpretato da Rafi Pitts, viene concesso di esistere solo uno stato di perenne e frustrante attesa, in una disfunzionalità che diventa la materia stessa del film. La pressione dell’immobilismo, la linfa del sistema protetta e promossa da funzionari kafkiani – i poliziotti e i responsabili di un ospedale - è l’unico spettro che soffia in una morsa di cemento, la Teheran di Shekarchi. Ali è pericolosamente sospeso sull’orlo di un precipizio, in costante tensione tra l’insofferenza silenziosa che si agita nelle profondità delle sue viscere e il desiderio di tornare a casa, dopo il lavoro, per abbandonarsi tra le braccia della figlia e della moglie.Fino alla rottura di questo equilibrio precario, quando al suo ritorno Ali scopre che non c’è più nessuno ad aspettarlo. Sara è rimasta uccisa nel fuoco incrociato tra dimostranti e polizia e la loro figlia di sei anni è scomparsa nel nulla. Tra le strade di una città che Rafi Pitts stritola nel silenzio, Ali si spinge, con la sua rabbia rappresa, sul marciapiedi dove è ancora disegnata la sagoma del corpo di Sara e nella camera della figlia, tra disegni e pupazzi, alla ricerca di una presenza residuale alla quale aggrapparsi per non cadere nel vuoto. Ma quello che trova è solo un altro cadavere in un obitorio. Nell’esplosione della reazione di un uomo che non ha più nulla da
perdere e alla quale Rafi Pitts conferisce tutta la gravità irrimediabile di un gesto definitivo, Ali risale allora lungo quella linea verticale che regola la rigida e sospesa geometria di Shekarchi e, sovvertendo il suo inalterabile ordine, si erge sopra un’altura che domina l’autostrada mirando in maniera casuale alla sua preda, per infine identificare il suo nemico nell’emanazione dell’autorità, i poliziotti che cadono sotto i colpi del suo fucile.
perdere e alla quale Rafi Pitts conferisce tutta la gravità irrimediabile di un gesto definitivo, Ali risale allora lungo quella linea verticale che regola la rigida e sospesa geometria di Shekarchi e, sovvertendo il suo inalterabile ordine, si erge sopra un’altura che domina l’autostrada mirando in maniera casuale alla sua preda, per infine identificare il suo nemico nell’emanazione dell’autorità, i poliziotti che cadono sotto i colpi del suo fucile.C’è una netta cesura in Shekarchi. Quando la fuga di Ali viene interrotta da un elicottero che irrompe nel cielo, ristabilendo quella rigida verticalità la cui spinta unilaterale è stata improvvisamente invertita dal folle gesto di Ali, la città lascia il posto al suo doppio, alla fisicità cadaverica della foresta. Come nella città, nella foresta non c’è vita, solo una gabbia di rami spogli che, insieme alla pioggia, schiacciano al suolo Ali e i suoi due carcerieri, i poliziotti che lo hanno raggiunto depredandolo della sua libertà. Ma la cattività che Rafi Pitts racconta senza mai dare alcuna risposta nel suo ruvido e rarefatto atto di denuncia, chiuso ermeticamente su se stesso, è uno stato permanente ed espropriante che non risparmia nessuno. Non solo la sconfitta di Ali, anche i due poliziotti, con le loro reazioni così diverse alla coercizione imposta dal sistema, sono entrambi perduti in una realtà implosa, dove a dominare è solo la legge della prevaricazione che oppone l’uomo a l’uomo, in un labirinto di morte che non ha vie d’uscita.
Titolo originale: Shekarchi
Regia: Rafi Pitts
Titolo originale: Shekarchi
Regia: Rafi Pitts
Interpreti: Rafi Pitts, Mitra Hajjar, Saba Yaghoobi, Hassan Ghalenoi, Ali Nicksaulat
Distribuzione: Fandango
Durata: 92'
Origine: Iran, 2010
Sono presenti 0 commenti
Cerca nel sito

- ben affleck
- oscar
- michael fassbender
- hbo
- DVD
- matt damon
- torino film festival 28
- Isabelle Huppert
- david fincher
- clint eastwood
- robert de niro
- Corso Salani
- animazione
- 3D
- cinema orientale
- steven spielberg
- woody allen
- Martin Scorsese
- cannes 2011
- david cronenberg
- leonardo di caprio
- cinema italiano
- serie tv
- Kate Winslet
- cannes 64
- Cannes 65
- Sean Penn
- Johnny Depp
- venezia 67
- jessica chastain
- Jafar Panahi
- james franco
- cinema indipendente
- torino 29
- trailer
- Festival di Roma
- cinema spagnolo
- venezia 68
- cinema UK
- brad pitt
- nanni moretti
- joaquin phoenix
- marion cotillard
- cinema francese
- horror
- cinema americano
- cinema giapponese
- film tratti da libri
- george clooney
- documentario
News
- Il canto del tramonto per Terence Davies
- Sunset Song, con Peter Mullan e Agyness Deyn
- CANNES 65 - David Cronenberg e Robert Pattinson ancora insieme
- Dopo Cosmopolis, un film su Hollywood
- CANNES 65 - Bertolucci esaltato dalla stampa straniera
- Di seguito alcuni estratti della carta stampata internazionale
- CANNES 65 - Hollande è già un film
- Biopic sul neo Presidente francese, pronto nel 2013
- CANNES 65 - Kiarostami girerà in Puglia?
- Il prossimo film del regista iraniano sarebbe ambientato nel Sud Italia
- Tutti i nostri desideri ancora in sala
- Terza settimana di programmazione
- CANNES 65 - Barbera e il suo Film-Lab
- Il neo Direttore di Venezia ha esposto il prossimo progetto a favore del cinema italiano
- CANNES 65 - Il ritorno di Larry Clark
- Due lungometraggi in programma: The Smell Of Us e Marfa Girl
- CANNES 65 - Gilles Jacob riceve il Premio Pontecorvo
- Riconoscimento all'uomo che da 30 anni dirige il festival
- CANNES 65 - Fischi per Reygadas, trionfo per Bertolucci
- Accoglienze contrastanti per due autori agli antipodi
- CANNES 65 - Film su Fassbinder
- Già deciso il regista, manca il protagonista che interpreterà l'autore tedesco
- CANNES 65 - Esordio allla regia di Rupert Everett
- L'attore inglese ha già scelto il soggetto e il co-protagonista
- CANNES 65 - I bookies puntano su Haneke
- Anche i bookmakers scommettono sul regista austriaco di Amour
- Mélanie Laurent, Isabella Rossellini, Sarah Gadon per Denis Villeneuve
- Accanto a Jake Gyllenhaal in The Enemy, tratto dal romanzo di Saramago
- CANNES 65 - No, di Pablo Larrain è della Sony
- Il film, presentato alla Quinzaine, acquistato dal distributore americano
- Debra Granik dirige una nuova serie per HBO
- American High Life, dramma familiare semiautobiografico
- CANNES 65 - L'ANICA e l'accesso al credito
- Domani, Tavola Rotonda “Accesso al credito – Strumenti di sostegno alle imprese audiovisive europee"
- CANNES 65 - Post Tenebras Lux anche in Italia
- Il film di Reygadas distribuito da Archibald Film
- CANNES 65 - Audiard in sala è già un successo
- Nel primo week-end in Francia, De rouille et d'os ha già battuto il record d'incassi
- CANNES 65 - Dominik insidia Haneke
- La stampa internazionale promuove KIlling Them Softly
- Blade Runner 2 al via
- Ridley Scott conferma il sequel del suo capolavoro fantascientifico
- Greg Mottola adatta il Pulitzer Jeffrey Eugenides
- Un film dal suo ultimo romanzo La trama del matrimonio
- Tahar Rahim e Marion Cotillard per Asghar Farhadi
- Il regista di Una separazione, Orso d'oro a Berlino 2012
- CANNES 65 - Commozione per la Bonnaire
- Charles Tesson emozionato per J'enrage de mon absence
- CANNES 65: Tutti pazzi per Ken Loach
- Applausi a ritmo sui titoli di testa






