"Dreamland" di Sebastiano Sandro Ravagnani
Dreamland è l’esordio al cinema (?) di Sebastiano Ravagnani, giornalista e autore televisivo. Sfacciatamente orribile, ha un effetto inconsapevolmente esilarante. Sfiora il situazionismo circense e il sublime post-romantico: pura estasi sperimentale, ancor più sorprendente perché serendipica. Il dubbio viene, ma è improbabile che si tratti di una beffa anarcoide
A quanto pare la trama è questa: 1951, Sud Italia – Puglia, Campania, Calabria; non importa – , il piccolo Giacomo viene affidato al meccanico Don Nicola che lo porta con sé in America. New Jersey? Wisconsin? Neanche questo importa. Di Don Nicola perdiamo le tracce, dopo aver visto che trattava Giacomo come un figlio. Giacomo intanto è diventato James, e scorazza in moto con una banda di coetanei teppisti nero-vestiti. L’incontro con l’italo-americano Frank, falegname per passione e novello Geppetto che regala giocattoli di legno ai bambini del quartiere – ammesso che ci sia un quartiere – , lo porterà alla redenzione. Impresa impervia sintetizzare e parlare di sinossi, dato che qui, più di ogni altra cosa, prima di ogni possibile considerazione, è impossibile parlare di film.
Che cos’è Dreamland? Ai posteri non sarebbe giusto rimandare l’ardua sentenza, e d’altra parte sappiamo e speriamo che non ve ne sia necessità. Resta però un sottofondo di perversa curiosità per un (non)film di rara bruttezza, che avanza con una convinzione e una sfacciataggine talmente sbandierate da far pensare addirittura ad uno scherzo situazionista. Il dubbio viene, ma è improbabile che si tratti di una beffa anarcoide.
Nel cast ci sono strane presenze trash-televisive, piccoli camei da far rabbrividire, come quello del presentatore leghista Marco Balestri, e di Laura Drzewicka, ex-concorrente del Grande Fratello, finita agli onori delle cronache nel 2009 per le rivelazioni sui suoi rapporti con Berlusconi, e per la successiva bagarre con L’Espresso, mossa dalle pagine del Giornale. Il regista, Sebastiano Sandro Ravagnani, ha alle spalle una lunga serie di programmi televisivo-circensi ed è autore di una biografia di Moira Orfei.
Dreamland, raccapricciante sin dalla locandina, è intriso di un orribile che lo avvicina per alcuni versi al sublime romantico. È talmente aldilà di ogni previsione, aldilà della percezione stessa, che non si può far altro che ammirare la sfrontatezza con cui ad un certo punto, nel bel mezzo del nulla, appaiono dei fotogrammi anni ’80 con Schwarzenegger che cultureggia insieme a Franco Columbu: pura estasi sperimentale, ancor più sorprendente perché serendipica. Esilarante.
Dreamland ha ottenuto il riconoscimento del Ministero dei Beni culturali e degli Istituti Italiani di Cultura negli Stati Uniti. E qui c’è molto poco da ridere.
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Per fortuna è stato ritirato dai pochi cinema, solidarietà a chi è stato raggirato dalla produzione e non è stato pagato..vergogna!!!sembra che ci sia una lunga striscia di debiti..speriamo arrivino LE IENE o STRISCIA..che figuraccia per l'italia!!!
Inviato da BeBo il 18/07/2011 -
concordo con la comparsa..anche io.sono stato raggirato per ben 10 giorni a cinecitta' rimettendoci le spese ( nn poco) e il guadagno.. e alla fine niente...e' bello investire con i soldi e la fatica altrui e. .. ........fare finta di niente..
Inviato da un lavoratore non retribuito...e...beffato il 16/07/2011 -
Ho sempre dialogato e ascoltato i più giovani ed in modo particolare coloro che nel settore trovano una specializzazione e una professione, se ci sarà una occasione sarò felicissimo di potermi confrontare con te e con quanti come te condividono un pensiero, una opinione e il senso di una professione, innanzitutto devi apprendere ciò che ti viene comunicato attraverso un messaggio diretto e incisivo come ad esempio il film che scriverà una pagina di storia del cinema italo americano e indubbiamente devi guardare le immagini per ciò che rappresentano ovvero ciò che per me è la leggenda, la storia, il racconto, il cameo, la carriera, il senso vero e crudo della vita, un uomo di 72 anni che ha avuto riconoscimenti mondiali, che con ironia si mette in gioco, con i capelli bizzarri dai colori svarianti, dai muscoli ancora preropenti e con la grinta di un uomo di 50 anni, che riesce a tramettere energia da tutti i suoi movimenti, e cosi via con il resto del film, ma cosa importa se il pantalo ...
Inviato da SANDRO RAVAGNANI il 16/07/2011
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