“Il ventaglio segreto”, di Wayne Wang
Wayne Wang non ha paura di sbilanciarsi con il suo cinema abitato da corpi la cui densità scortica lo sguardo fino a far male. Corpi meravigliosamente eccedenti e dolcemente melanconici che bruciano dal desiderio di essere amati, di amare, di sopravvivere al potere espropriante della realtà
Al suo passaggio, la Storia va reinventando la pelle del mondo e, nella riscrittura della geografia che ospita la vita, continua a disorientare i corpi. Ma il cuore rimane immutato, come i fiori che, sempre uguali, scendono leggeri sul paesaggio animato in perpetua evoluzione dei bellissimi titoli di coda che chiudono Il ventaglio segreto. Il cuore custodisce la memoria eterna di un “amore dalle profonde radici” che il tempo non può scalfire e che, di storia in storia e di vita in vita, rimane l’architrave di ogni esistenza. E’ questo a risvegliare i fantasmi di Giglio Bianco e Fiore di Neve, le due donne che si ritagliano una silenziosa evasione dalle costrizioni e regole sociali della Cina del XIX secolo per mezzo del giuramento di un’amicizia eterna, il Laotong. E’ il Laotong, la promessa di essere sorelle nella vita e nonostante la vita, a far sconfinare nel presente metropolitano di Nina e Sofia (anch’esse interpretate da Bingbing Li e Gianna Jun) un codice segreto, tutto al femminile, che nasconde un intero universo sentimentale negli ideogrammi tracciati tra le pieghe di un antico ventaglio. Per decifrare la scrittura delle Laotong e raccontare le declinazioni dell’amore, Wayne Wang guarda da lontano Three Times di Hou Hsiao-hsien e passa ancora una volta attraverso le stanze della letteratura (Il circolo della fortuna e della felicità di Amy Tan e che torna prepotentemente alla mente guardando Il ventaglio segreto, il sodalizio con Paul Auster, i racconti di Yuyun Li e ora il romanzo di Lisa See), come se l’opera letteraria fosse un’impalcatura dentro la quale poter far scorrere il Cinema. E ad aprire una ferita nel presente di Nina e Sofia, che si frantuma di fronte all’intensità miracolosa di un ritorno che azzera il tempo (tutta l’opera di Wang è una geografia di epifanie e ritorni, ancora possibili o già andati perduti), è proprio il racconto, scritto da Sofia, che narra la storia di Giglio Bianco e Fiore di Neve. Un racconto che Nina ritrova per caso e che completa, rivivendolo sulla sua carne, mentre veglia l’amica in bilico tra la vita e la morte. Ma quello di Wayne Wang è un cinema dove il movimento desiderante dei corpi sconquassa l’architettura narrativa e la travolge in un liberissimo e folle gioco a perdersi nella contemplazione impudica dei sentimenti che attraversano l’anima. Ecco allora che Il ventaglio segreto e il suo labirintico rimpallo tra passato e presente inizia a sfaldarsi e a confondersi nella rincorsa di due esistenze sempre più lontane che desiderano solo il ritorno di quell’attimo in cui si sono sfiorate, in cui si sono appartenute, in cui i loro sguardi si sono liberati dalle contaminazioni del reale e dalla distanza che esso impone nei rapporti. Wayne Wang non ha paura di sbilanciarsi con il suo cinema abitato da corpi la cui densità scortica lo sguardo fino a far male. Corpi meravigliosamente eccedenti e dolcemente melanconici che, nella loro imperfezione, bruciano dal desiderio di essere amati, di amare, per riuscire a sopravvivere al potere espropriante della realtà. Titolo originale: Snow Flower and the Secret Fan
Regia: Wayne Wang
Interpreti: Li Bing Bing, Gianna Jun (Jun Ji-hyun), Vivian Wu (Wu Jun Mei), Hugh Jackman
Distribuzione: Eagle Pictures
Durata: 105’
Origine: Cina/USA, 2011
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