"Ken il Guerriero - La Leggenda del Vero Salvatore", di Toshiki Hirano
L’elemento chiave dell’ultimo lungometraggio di questa serie di film dedicati alle gesta epiche del successore della Divina Scuola di Hokuto è mostrarci la debolezza di Ken: è un Kenshiro inedito, che impiega tutta la prima ora del film per capire che il tentativo di mantenere un animo umano pur all’interno di un’infernale epoca postatomica non può essere confuso con l’ingenuità di sfuggire ripetutamente al proprio destino di Salvatore
L’inizio è folgorante, e si lega ad una delle immagini più forti che ci aveva regalato già la serie tv, ovvero Ken che si allontana all’orizzonte sull’enorme cavallo nero di Raoul, dopo aver sconfitto il fratellastro, portandosi tra le braccia l’amata e riconquistata Julia. Giunti ad una cappella diroccata sul mare, i due si sposano davanti all’altare, in solitudine, e i fantasmi degli amici morti – il fratello Toki, il padre e maestro Ryuken, lo stesso Raoul – suonano le campane a festa. Poi, sulla spiaggia, guardando il sole tramontare, Ken apprende da Julia di aspettare un figlio. E’ uno dei rarissimi momenti in cui ci viene data la possibilità di osservare Kenshiro in un momento di debolezza, e assoluto disarmo umano: la mano sulla pancia della moglie, ascolta il battito della nuova vita che ha iniziato ad abitarla, e sgrana gli occhi. Ecco, l’elemento chiave dell’ultimo lungometraggio di questa serie di film dedicati alle gesta epiche del successore della Divina Scuola di Hokuto è mostrarci la debolezza di Ken (mai visto così spesso in lacrime come in questi 80 minuti, per capirci).
Infatti, su richiesta di Julia, l’eroe culla il feto nella pancia della donna col racconto della sua prima impresa, ovvero la liberazione di una violentissima città-mercato di schiavi dalla dominazione del perfido Siska, e lo scontro con Jugai, guerriero di Nanto compagno di addestramento di Shin, l’uomo che rapì Julia dall’amore di Ken. Il lungo flashback inizia proprio con il protagonista ancora pesantemente indebolito dalle ferite a forma di costellazione dell’Orsa Maggiore inflittegli sul petto da Shin, nel momento del sequestro della donna. Fatto schiavo insieme alla famiglia che l’aveva soccorso nel deserto, Kenshiro impiegherà tutta la prima ora del film per capire che il tentativo di mantenere un animo umano pur all’interno di un’infernale epoca postatomica non può essere confuso con l’ingenuità di sfuggire ripetutamente al proprio destino di Salvatore.
E’ un periodo inedito della biografia del personaggio, in cui lo vediamo risparmiare la vita all’ennesimo gigante cattivissimo e spietato che ci saremmo aspettati vedere esplodere in un attimo, e rodersi nell’animo per decidere se sia opportuno o meno utilizzare tutta la forza distruttiva di Hokuto per liberarsi dalla schiavitù. A fargli aprire gli occhi sulla necessità di guidare – salvificamente e cristologicamente (l’illuminazione avviene mentre Ken si trova crocifisso) – una liberazione dell’umanità intera dal giogo della violenza e della sopraffazione, saranno le parole del vecchio sciancato Fugen, un tempo maestro di Nanto e addestratore dei rinnegati Shin e Jugai, e il sacrificio della fulgida adolescente Dane, nascosta in un travestimento da maschio sbarazzino. Eppure la vittoria su Siska, sull’esercito intero di Fugai, e sul loro comandante, non eviterà a Kenshiro la consapevolezza di dover portare con sé “come scudo” per il resto della sua missione di rivolta e resistenza “tutta la tristezza del Mondo”. Appunto.
Toshiki Hirano ribadisce qui i limiti già notati ne La leggenda di Raoul, ovvero un’eccessiva staticità e approssimazione nei disegni e nell’animazione, nonché una mancanza di vero trasporto epico anche nelle scene di battaglia, non proprio incisive come ce le aspetteremmo. L’aggiornamento dell’immaginario alla Mad Max della saga prevede gli innesti hi-tech degli schermi delle telecamere a circuito chiuso attraverso cui Siska, esperto informatico, tiene il comando della sua città, e due personaggi con tuta fantascientifica zeppa di gadget che fanno parte dell’esercito di Jugai. Ma forse la trovata migliore del film è quella dopo i titoli di coda, che ci riporta alle origini di tutto con un montaggio di storyboard statici che ci trasporta al primo incontro con i piccoli compagni di avventura Bart e Lynn, e all’istante in cui viene pronunciata per la prima volta la battuta culto di Kenshiro: “tu ancora non lo sai, ma sei già morto”.
Titolo originale: Shin Kyûseishu densetsu Hokuto no Ken - Kenshirô den
Regia: Toshiki Hirano
Interpreti (voci italiane): Lorenzo Scattorin (Kenshiro), Patrizia Mottola (Julia)
Distribuzione: CG Home Video e Yamato Video
Durata: 83'
Origine: Giappone, 2011
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