"Bitch Slap - Le superdotate", di Rick Jacobson
Cinema brutalmente onanista, che non riesce nemmeno a mettere in risalto la sconvolgente bellezza delle tre protagoniste perché troppo intento a guardarle da lontano, a trasformare la carne in plastica, a nutrirsi cannibalicamente delle visioni del passato. Tra Kill Bill e Death Proof, passando per Robert Rodriguez: il peggio dei tarantinismi visti sullo schermo, in un pallido simulacro del cinema exploitation e di serie B che non inventa nulla, non dice nulla e, in buona sostanza, non è nulla
Quando gli si domanda cosa si prova ad aver ispirato una nuova generazione di registi, esattamente come fece a suo tempo Sergio Leone, Quentin Tarantino risponde sempre che la qualità dei film nati sulla scia di Pulp Fiction è considerevolmente inferiore a quella degli spaghetti western post Per un pugno di dollari. A questo mondo nulla è gratis: e infatti, per uno straordinario regista come lui in grado di regalarci pellicole memorabili, il prezzo da pagare sono i cosiddetti tarantinismi, i vuoti di idee mascherati da citazionismo che al cinema hanno fatto più male che bene. Se fino a qualche anno fa imperversava il cosiddetto neo pulp, oggi a farne le spese sono l’universo di Kill Bill e l’estetica Grindhouse, che proprio in Bitch Slap sono i principali modelli di riferimento; prendete le eroine di Death Proof, fatele scontrare con la katana di Hattori Hanzo e metteteci in mezzo pure la letale GoGo Yubari, in un frullato misto con gli sfondi digitali tanto cari al Robert Rodriguez di Sin City (ma forse qui siamo più dalle parti di uno Spy Kids dei poveri): ecco così bello e pronto l’ennesimo rispolvero estivo (il film è del 2009) per palati di bocca buona, un pallido simulacro dove neanche i fantasmi del cinema ballano più, perché pure loro se ne sono andati da un pezzo. Cosa accade in Bitch Slap? Ben poco. Tre quarti abbondanti di film si svolgono davanti a una roulotte nel deserto, dove le tre superdotate del brillante sottotitolo italiano si sono ritrovate con un prigioniero in vestaglia chiuso nel portabagagli: grazie a una serie di ripetuti flashback capiremo (in maniera non del tutto chiara, in verità) cosa sia accaduto nelle ore e nelle settimane precedenti, e come siano arrivate fino a questo punto. Dal regista dei televisivi Hercules e Xena – principessa guerriera probabilmente non era lecito aspettarsi molto oltre le comparsate di Kevin Sorbo e Lucy Lawless, e infatti le (basse) aspettative non vengono tradite: dopo un promettente inizio sulle immagini delle eroine di Russ Meyer e di tanto cinema exploitation, la carne si trasforma in plastica, la violenza si annacqua in isterismi da videoclip e l’ironia è poco più di un’ombra che fa capolino di rado. Di fronte a questo nulla cosmico si potrebbe quasi essere magnanimi, a patto però che il film sia quantomeno divertente: e invece, detto senza mezzi termini, con la sua ora e tre quarti di durata è pure terribilmente noioso.
Titolo originale: Bitch Slap
Regia: Rick Jacobson
Interpreti: Julia Voth, Erin Cummings, America Olivo, Michael Hurst
Distribuzione: Eagle Pictures
Durata: 109’
Origine: USA, 2009
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