RomaFictionFest 2009 - "Moonshot", di Richard Dale
A 40 anni dallo sbarco dell'uomo sulla luna, il Roma Fiction Fest celebra la missione dell'Apollo 11 con un'anteprima mondiale alla presenza di Buzz Aldrin, “secondo” uomo ad aver messo piede sul satellite dopo Neil Armstrong. C'è tutto il fascino della missione dell'Apollo 11 in questo prodotto distribuito da History Channel: se da una parte la ricostruzione della vicenda finisce per risultare visivamente piatta, dall'altra riesce infatti a far leva sul forte retaggio emotivo dell'avvenimento

Materiali d'archivio, immagini inedite e finzione si mescolano in questa ricostruzione dell'allunaggio del 1969, portando sullo schermo un prodotto decisamente congeniale al pubblico nostrano, ormai avvezzo alla storia vista sotto la lente (deformante?) della fiction.
C'è tutto il fascino della missione dell'Apollo 11 in questo prodotto distribuito da History Channel: se da una parte la ricostruzione della vicenda finisce per risultare visivamente piatta (l'unico movimento è dato dall'alternanza del girato con gli inserti originali), dall'altra riesce infatti a far leva sul forte retaggio emotivo dell'avvenimento, il cui impatto si perpetra ancora oggi tanto tra i suoi sostenitori che tra i fautori della teoria cospiratoria.
Punto di forza è senza dubbio l'inedita prospettiva sui complessi rapporti tra i membri dell'equipaggio, resa perfettamente grazie ad una ricostruzione che parte dalla loro selezione fino alle varie esercitazioni ed allo sbarco finale. Non mancano infatti gli spunti di riflessione, generati in primo luogo dalla sotterranea rivalità che si viene a creare tra Aldrin e Armstrong su chi debba mettere piede per primo fuori dalla sonda spaziale, portando alla luce la profonda contraddizione tra lo spirito di squadra della missione e le pressioni esterne, volte ad accrescere la spettacolarità dell'evento tramite una resa mediatica che porti alla ribalta un unico eroe, simbolo indiscusso dello strapotere degli USA nell'immaginario collettivo. Ma se “da lassù il mondo sembra perfetto”, la patina dorata che circonda le vite degli astronauti si sgretola sotto i colpi di uno sguardo trasversale, che non si lascia sfuggire né le ipocrisie del buon vicinato a stelle e strisce, né i tabù sociali legati alla morte, onnipresente nei discorsi dei protagonisti eppure mantenuta sempre a distanza di sicurezza. Ugualmente inafferrabile, seppure costante, è il dubbio dello spettatore sulla veridicità degli eventi mostrati, ennesima, quasi intrinseca, falla nell'american dream.
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