Roma Fiction Fest 2010 - "ENI si gira", archivio cinematografico ENI
Presentati come Evento Speciale al Roma Fiction Fest, i 45 minuti dedicati alla storia dell’azienda petrolifera italiana e al suo controverso fondatore, non sono esattamente quello che la didascalia inserita nel programma del Rff prometteva (“Sessant'anni di storia raccontati dall'archivio cinematografico ENI”)
Presentati come Evento Speciale al Roma Fiction Fest, i 45 minuti dedicati alla storia dell’azienda petrolifera italiana e al suo controverso fondatore, non sono esattamente quello che la didascalia inserita nel programma del Rff prometteva (“Sessant'anni di storia raccontati dall'archivio cinematografico ENI”). Dopo un breve intervento di Massimo Ghini, Enrico Mattei nella fiction Rai “Enrico Mattei. L’uomo che guardava al futuro” diretta da Giorgio Capitani e andata in onda nel 2009, il film inizia con una serie di immagini di repertorio più o meno promettenti. Si tratta per lo più di pezzi di cinegiornali dell’ epoca misti a piccoli spezzoni dei diversi film di, tra gli altri, Bertolucci, Pontecorvo, Folco Quilici, i fratelli Taviani, commissionati dall’Eni di Mattei.Il rapporto tra quest’ultimo e il mondo del cinema italiano è, e sarebbe potuto essere, senz’altro qualcosa di molto interessante. E infatti fu proprio Mattei che, a metà degli anni ’50, decise di fondare un ufficio cinema interno. Furono realizzate diverse piccole opere di valore da registi italiani. Scrittori come Leonardo Sciascia e Alberto Moravia portarono il loro contributo alle sceneggiature. Ettore Scola, allora all’ufficio stampa dell’Agipgas, coniò il fortunato slogan “Il cane a sei zampe fedele amico dell’uomo a quattro ruote” che accompagnò l’altrettanto fortunato celebre simbolo Eni, scelto tra molti disegni con grande intuito dallo stesso Mattei.
La storia dell’Eni e del suo controverso e geniale fondatore è percorsa attraverso immagini di repertorio accompagnate dal racconto di una voce narrante. Dalla cocciuta riorganizzazione dell’Agip e dalla ricerca ostinata del petrolio e del metano sul territorio italiano fino agli accordi stipulati con i Paesi produttori, che lo resero inviso alle Sette Sorelle e che molto probabilmente sono stati la causa dell’ incidente che provocò la sua morte nel 1962; la prima parte dell’ opera risulta senz’altro un’ utile carrellata storica sulla vita italiana degli ultimi 60 anni.
Purtroppo però, “Eni si gira” si trasforma presto ( subito dopo la cronaca dell’ “incidente” in cui perse la vita Mattei) in un enorme spot colorato, assemblato con immagini patinatissime di kazaki, nigeriani, pakistani e altri fortunati abitanti di Paesi trivellati che sorridono beati davanti alle piattaforme mentre sottofondi new-age li cullano in un futuro di progresso. Addirittura la voce narrante si trasforma in un fastidiosissimo sibilo mellifluo degno delle pubblicità “Mulino Bianco” degli anni ‘80. Davvero un peccato.
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