Sucker Punch – Chiudi gli occhi, apri la mente
Mai come in questo film si viene messi in guardia sui pericoli della visione, dell’atto stesso del guardare. L’occhio diviene, con evidenza, la porta fra conscio e inconscio, ma non (solo) in senso metaforico, bensì reale (fisico). Tutto quello che lo attraversa da dentro a fuori e da fuori a dentro è reale
Nel cinema di Snyder, l’immagine arriva sempre prima del testo. In Sucker Punch, addirittura, si può avere l’impressione che la voglia di raccontare sia perfino asservita al gusto (spavaldo) di mostrare. E infatti mai come per quest’opera si è parlato di ipertrofia visiva, di gusto per la visione fine a se stesso, di apoteosi dell’occhio che reclama (e ottiene) la sua parte. Eppure mai come in questo film si viene messi in guardia sui pericoli della visione, dell’atto stesso del guardare, come forse non avveniva dai tempi di L’occhio che uccide.
Proprio come nel film di Powell è il semplice gesto del guardare ad essere pericoloso perché capace di liberare i mostri che si nascondono nell’interiorità. Il processo: guardare – immaginare – essere guardati, crea in entrambi i film un corto circuito dal quale non si può sfuggire se non nella follia. E, en passant, bisognerebbe anche riflettere su quanto il cinema del maestro inglese sia ancora attuale e di come, specie quest’anno, abbia fornito la cifra stilistica per “filmare l’impossibile” come tributo alla volontà e alla perdita dell’innocenza(Black Swan).
Come in Powell gli occhi delle vittime, filmati e moltiplicati dagli specchi, riempiono lo schermo, così l’occhio di Babydoll attraverso il buco della serratura ci guarda, mentre sorveglia la sorellina, ci porta nel mondo onirico quando incontra lo sguardo di Sweet Pea. E ancora, gli occhi di Babydoll chiusi ma spalancati sull’inconscio che non possono non avere la meglio sugli occhi sbarrati ma ciechi (Eyes wide shut) degli avversari.
L’occhio diviene, con evidenza, la porta fra conscio e inconscio, ma non (solo) in senso metaforico, bensì reale (fisico). Tutto quello che lo attraversa da dentro a fuori è reale come un esercito di 5 donne (finalmente) determinate a lottare per la propria libertà, e altrettanto duro, freddo e reale è il punteruolo che lo attraversa da fuori a dentro nella lobotomia trans-orbitale (nel film, tra l’altro, viene mostrata fedelmente una tecnica realmente adottata a fine anni ’40 che, grazie alla sua semplicità, veniva praticata ambulatorialmente contribuendo così alla diffusione di questa “terapia” anche per patologie lievi, come nel caso di Rosemary Kennedy, sorella di Robert e John Fitzgerald, che a 23 anni vi fu sottoposta perché il padre lamentava sbalzi di umore ed interesse per i ragazzi!) e che costituisce una vera e propria “deflorazione dell’inconscio” (il giocatore vuole solo vergini). Dice Snyder: “Babydoll simboleggia il passaggio tra l’infanzia e l’età adulta, quando la percezione (la visione n.d.r.) del mondo cambia” (ed il cerchio – anche con Black Swan - è chiuso!).
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