"La Shoah come sfondo per il rapporto padre-figlio". This Must Be The Place, parla Paolo Sorrentino.
Paolo Sorrentino concorre a Cannes 64 con il suo primo film girato fuori dall'Italia, This Must Be The Place, con le musiche originali di David Byrne e Will Oldham. Protagonista Sean Penn nei panni di una malinconica rockstar

Le ultime dai bookmakers lo danno favorito rispetto al Moretti di Habemus Papam (pur calorosamente accolto sulla Croisette). Paolo Sorrentino concorre a Cannes 64 con il suo primo film girato fuori dall'Italia, This Must Be The Place, con le musiche originali di David Byrne e Will Oldham. Protagonista Sean Penn nei panni di una malinconica rockstar. L'anteprima venerdì 20 maggio.
L'attore statunitense, che Sorrentino ha conosciuto proprio a Cannes nel 2008 (Penn presiedeva alla Giuria che ha premiato Il Divo) è Cheyenne, ex star cinquantenne ritiratosi a Dublino, dove vive di rendita senza abbandonare la sua immagine goth - il suo look mutuato dal Robert Smith ha a che fare con la trasformazione subita negli anni dal leader dei Cure, che Sorrentino racconta di aver visto da ragazzino nell'epoca d'oro della new wave e poi recentemente, nella sua versione attuale. "Osservandolo dietro le quinte, ho capito quanto possano essere commoventi le contraddizioni di un essere umano. A 50 anni, si identificava ancora totalmente nello sguardo di un adolescente. Ma non c'era nulla di patetico in questo".
Tornato a New York per la morte del padre, Cheyenne scopre che questi era ossessionato dalla fame di vendetta per le umiliazioni subite ad Auschwitz durante la persecuzione nazista. In realtà della Shoah si parla solo lateralmente, attraverso intuizioni o frammenti: resta uno sfondo per raccontare "la mancanza - per definizione sempre accompagnata dalla presenza - del rapporto tra padre e figlio".
Sorrentino definisce il film "una battuta di caccia" condotta da una ex rockstar che galleggia tra noia e depressione, chiusa in un mondo autoreferenziale (ma anche uomo ancorato alla propria infanzia, che conserva una certa dose di innocenza e pulizia). All'origine del film c'è proprio il contrasto tra la tragedia delle tragedie e l'universo fatuo per definizione della musica pop. "Mi affascinava l'idea del segreto, della vita misteriosa che gli ex criminali nazisti conducono in qualche parte del mondo, innocui e tranquilli, in compagnia di un passato segnato dal crimine innominabile per eccellenza: lo sterminio di un popolo".
Sean Penn (sulla Croisette anche con l'attesissimo The Tree of Life) ha subito accettato con entusiasmo la proposta di Sorrentino, che commenta: "In una serata passata insieme mi ha parlato di come avrebbe interpretato Cheyenne, confermando un mio sospetto: i grandi attori sanno sempre molto di più sul personaggio, che non il regista o lo sceneggiatore. [...] Pur rispettando le idee del regista, Penn ha la capacità di migliorarle, e un immenso talento che gli permette di dare una credibilità e una profondità che onestamente non avrei mai potuto immaginare, anche se ho passato una vita a pensarci su ".
Nella direzione di Frances McDormand, moglie e musa di Joel Coen, Sorrentino racconta che si è aiutato riflettendo sul rapporto con sua moglie. "Il rapporto tra Cheyenne e Jane è la relazione tra l'astrazione di un uomo e la solidità e concretezza di una donna. Con Umberto Contarello [cosceneggiatore, già con Sorrentino in La partita lenta] abbiamo cercato di far emergere questo contrasto in un contesto ironico" avvalendosi della chimica spontaneamente ludica e complice tra l'attrice e Sean Penn.
All'irlandese Eve Hewson (figlia di Bono degli U2) è stato affidato il ruolo di Maria, sedicenne dalla famiglia devastata, amica e fan di Cheyenne che malgrado la sua giovane età riesce ad alleviare le sue sofferenze, un altro rovesciamento di un luogo comune, di cui Sorrentino sembra aver intessuto l'intero film. Nel cast troviamo anche Judd Hirsch (A Beautiful Mind, la serie Numb3rs) e un volto feticcio di David Lynch, Harry Dean Stanton "uno dei miei idoli in assoluto" lo definisce Sorrentino, che cita anche A Straight Story tra le sue influenze.
David Byrne, autore con Will Oldham della colonna sonora originale, è presente anche in una piccola comparsa. È stato il leader dei Talking Heads a suggerire a Sorrentino, che nello script citava proprio Will Oldham, di rivolgersi direttamente al folksinger americano per chiedergli di collaborare personalmente.
Dublino è stata scelta perchè "bella e malinconica", a rispecchiare lo spirito del protagonista, proprio come la Svizzera superordinata e crudele de Le Conseguenze dell'Amore e l'Agropontino-impossibile Tennessee de L'Amico di Famiglia.
Sull'esperienza di girare negli Stati Uniti, Sorrentino si confessa entusiasta: "Mi sono concesso senza ritegno a tutta l'iconografia cinematografica che mi ha fatto innamorare del mio lavoro, quando ero ragazzo: New York, il deserto, le stazioni di servizio, gli orizzonti. [..] Malgrado i miei numerosi viaggi nell'entroterra, sono ancora un turista in America. Per fortuna ho potuto raccontarla attraverso un protagonista, Cheyenne che a sua volta non tornava negli USA da 30 anni, e in qualche modo era anche lui uno straniero".
This Must Be The Place, coproduzione francese, irlandese e italiana (Indigo Film, Lucky Red e Medusa) sostenuta da Eurimages e Irish Film Board, in associazione con Banca Intesa San Paolo e Pathè International, sarà nelle sale italiane dal 14 ottobre. Dopo le prime foto e il montaggio delle scene tagliate, ecco la prima clip ufficiale e tutte le nuove immagini nella nostra gallery.
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