VENEZIA 68

VENEZIA 68 - "Anna", di Alberto Grifi e Massimo Sarchielli (Orizzonti 1960-1978) (di Margherita Palazzo, del 15/09/2011)

 Il più audace, emozionante, intenso di tutti i film è stato senz'altro Anna di Grifi e Sarchielli (1972) riproposto a Venezia 36 anni dopo in una versione restaurata del 16mm che lo stesso Grifi ricavò dalle 11 ore di nastro di partenza. È stata più che una visione un abbandono, uno stravolgimento intimo, però collettivo.

Vivere e morire a VENEZIA 68 (di Aldo Spiniello, del 13/09/2011)


Lo ripetiamo: “…Müller è riuscito a trasformare l’istituzione in un laboratorio, il museo in uno spazio aperto e vivo…”. E quest’anno, con estrema coerenza, è riuscito a restituire un’idea di cinema come contaminazione perpetua e incontrollata, sguardo sporco e sghembo capace di rimettere in discussione i più semplici meccanismi dell’apparato economico, istituzionale-spettacolare che ci domina

VENEZIA 68 - Aria di Venezia (9) (del 13/09/2011)


Ultime pillole, frasi colte al volo, curiosità, uscite di testa, collegamenti videocrebrali sfasati, ecc... Ultimo giorno con Simone Emiliani dalla 68a Mostra del Cinema di Venezia.

VENEZIA 68 – “Siglo Ng Pagluluwal (Century of Birthing)”, di Lav Diaz (Orizzonti – Eventi) (di Leonardo Lardieri, del 12/09/2011)

I “close calls”che Lav Diaz ha scambiato in passato all’interno del suo gruppo di appartenenza, per garantire coesione, e che anche in quest’ultimo saggio filmato ha disseminato, tra sbalzi repentini di rumori, frastuoni e cacofonie, si fanno oggi lentamente richiami disperati alla ricerca del film nel film, del film nel film…. Nella mente non c’è un unico tempo, il passato, il presente e il futuro si scambiano posizione, sotto la sottile e permeabile soglia della coscienza umana, non umana…

VENEZIA 68 - “P-047”, di Kongdej Jaturanrasmee (Orizzonti) (di Marco Grosoli, del 11/09/2011)

Tra Ferro 3 e Apichatpong Weerasethakul, P-047 è un piccolo gioiello di serena ma dolente malinconia, un arguto e dolcissimo gioco di identificazioni speculari tra il protagonista Lek e qualsiasi cosa gli ricordi Kong, insieme al quale (e prima della sua scomparsa) si intrufolava in appartamenti altrui

VENEZIA 68 - I film più cliccati dai lettori di Sentieri selvaggi (del 11/09/2011)

Grande risposta dei lettori al complesso lavoro della redazione alla 68a Mostra del Cinema di Venezia, con oltre 200 tra articoli, recensioni, news, foto, video e commenti. A sorpresa l'articolo più letto durante il festival è “Un été brûlant”, di Philippe Garrel (Concorso), davanti al pluricommentato "Box Office 3D", di Ezio Greggio (Preapertura), e ai due altri italiani "L'ultimo terrestre", di Gian Alfonso Pacinotti (Concorso) e "Scialla!", di Francesco Bruni

VENEZIA 68 - "Jultak Dongshi (Stateless things)", di Kim Kyung-Mook (Orizzonti) (di Francesco Giulioli, del 11/09/2011)

Il giovane regista coreano Kim Kyung-Mook realizza un film mutante, in grado di transitare fra mondi narrativi contrapposti a forza di continui cambiamenti di stile e di registro. Operazione irritante e affascinante ad un tempo, Jultak Dongshi rivela una forte personalità d’autore, a cui manca forse ancora la consapevolezza necessaria per non incorrere nei limiti dell’autorialismo

 

VENEZIA 68 - "L'oiseau", di Yves Caumon (Orizzonti) (di Riccardo Moglioni, del 11/09/2011)


L’Oiseau è un film sul dolore, sulla difficoltà di superare l’ingiustizia di certi eventi. Sul trovarsi in un punto della propria vita in cui mancano motivazioni e stimoli per andare avanti. La regia di Yves Caumon è lucida ma eccessivamente impersonale. Sembra appoggiarsi completamente allo svolgersi della monotona esistenza di Anne, vive in simbiosi con la sua noiosa apatia. La segue fedelmente, come un osservatore silenzioso e rispettoso. Non ha sussulti, si conforma alla perfezione al carattere del personaggio principale per buona parte del film

VENEZIA 68 - "Cisne", di Teresa Villaverde (Orizzonti) (di Margherita Palazzo, del 11/09/2011)

 “Non aver paura di lanciarsi dalla cima di una montagna", così la regista portoghese definisce il sentimento che ha ispirato il film, e così il suo cigno che apre le ali obbedisce all’impulso di chi impara che bisogna rischiare tutto per catturare almeno una preziosa scintilla di libertà. Non c’è garanzia di redenzione o salvezza, ma forse, per la prima volta nel cinema della Villaverde, la possibilità di un’isola

VENEZIA 68 - "Piazza Garibaldi", di Davide Ferrario (Controcampo Italiano) (di Giacomo Calzoni, del 11/09/2011)


Davide Ferrario ripercorre il viaggio che da Quarto condusse i Mille a Marsala, fino poi allo storico incontro a Teano tra Giuseppe Garibaldi e Vittorio Emanuele II. Un documentario più importante che davvero bello, e che a tratti non sembra riuscire ad affrancarsi da certi luoghi comuni: ma comunque uno strumento utile per non smettere mai di guardare a noi stessi e alla nostra Storia

VENEZIA 68 - "Black Block", di Carlo Augusto Blachschmidt (Controcampo Italiano) (di Riccardo Moglioni, del 11/09/2011)


Blachschmidt sceglie di puntare i riflettori sul dettaglio più raccapricciante di quell’ormai lontano luglio genovese. L’assalto alla scuola Diaz. Attraverso filmati amatoriali, slide di foto e soprattutto i racconti di sette ragazzi, testimoni oculari dell’accaduto, viviamo lo choc e la bestialità di quella serata assurda

VENEZIA 68 – “Présumé Coupable (Presunto Colpevole), di Vincent Guarenq (Giornata degli Autori) (di Leonardo Lardieri, del 10/09/2011)


Il secondo lungometraggio del quarantacinquenne regista francese, vince il premio come miglior film europeo delle Giornate degli Autori. Riconoscimento meritato, anche se in questa sezione era presente un’altra opera di grande bellezza, quella di Philippe Lioret, Toutes nos Envies. Vincent Garenq rappresenta però l’ennesima bella sorpresa transalpina degli ultimi anni. Racconta il più grande scandalo giudiziario francese dal dopoguerra ad oggi, quello di un uomo, padre di tre bambini, accusato ingiustamente di pedofilia

VENEZIA 68 - “Die Herde des Herrn”, di Romuald Karmakar (Orizzonti) (di Marco Grosoli, del 10/09/2011)

Il brulichio emozionale che prende corpo a lato della morte di Giovanni Paolo II e della nomina di Benedetto XVI, captate da un maestro delle forme di vita eccessive al cinema, dello scandaglio delle varie forme di stratificazione dei materiali incontrati (indifferentemente nella fiction o nel documentario) e del lavorio dentro le loro pieghe

VENEZIA 68 – “Tutti tradiscono tutti”. Incontro con Johnnie To (di Aldo Spiniello, del 10/09/2011)

Penultimo film del concorso ufficiale è lo straordinario Life Without Principle, uno dei film più densi e cupi di Johnnie To, che racconta la crisi economica, la globalizzazione e i suoi effetti perversi sui sentimenti e i rapporti. In conferenza stampa To è stato accompagnato da Lau Ching Wan, straordinario protagonista e compagno di sempre, e dalle altre interpreti, Denise Ho e Myolie Wu

VENEZIA 68 - Le foto rubate (10) (di Margherita Palazzo, del 10/09/2011)

 

Meriterebbe una gallery esclusivamente dedicata anche solo per le sue espressioni Lau Ching-Wan (A hero never dies, Running out of time 1 e 2, Mad Detective)  qui in conferenza stampa con altre due interpreti, Denise HoMyolie Wu e con il regista Johnnie To durante la presentazione di Life without principle.

VENEZIA 68 - Il nostro Leone d'oro: TAO JIE (A SIMPLE LIFE) di Ann Hui (del 10/09/2011)


E' il film di Ann Hui il Leone d'Oro per la redazione di Sentieri selvaggi della 68a edizione della Mostra del Cinema di Venezia. Migliori film del Festival sono, ex aequo, TAO JIE (A SIMPLE LIFE) di Ann Hui, LIFE WITHOUT PRINCIPLE di Johnnie To, ANNA di Grifi e Ponchielli e A DANGEROUS METHOD di Cronenberg. L'illuminazione personale più votata è TOUTES NOS ENVIES di  Phillippe Lioret

VENEZIA 68 - "Una storia in cui le vittime vengono prese sul serio". Incontro con Ami Canaan Mann, Michael Mann e Don Ferrarone (di Margherita Palazzo, del 09/09/2011)



Ami Canaan Mann
e il padre Michael (qui produttore) presentano Texas Killing Fields accompagnati dallo sceneggiatore Donald F. Ferrarone, ex agente DEA che per lo script si è ispirato alla figura reale di un detective texano e in passato ha già collaborato con Mann, come consulente per Miami Vice.

VENEZIA 68 – “Kotoko”, di Shinya Tsukamoto (Orizzonti) (di Leonardo Lardieri, del 09/09/2011)


Visione doppia, diplopia, il corpo e lo spirito solcano due mondi paralleli, di strabica visionarietà. Shinya Tsukamoto e Cocco (pop star giapponese) ancora insieme, dopo Vital del 2004. Opera, per certi versi, strepitosa perché sorprendente: per la ricerca di una rinnovata identità e dell'essenza della passione, per un cinema che svela l'organicità che ci decompone. Ma resta sempre cinema fatto di pittura a inchiostro digitale, dove questa volta la sensibilità cromatica e le tecno-immagini si fondono per poi dilatarsi. Denaturato o rivitalizzato?

VENEZIA 68 – “Life Without Principle”, di Johnnie To (Concorso) (di Aldo Spiniello, del 09/09/2011)

Johnnie To è uno dei più grandi registi della Terra. E Life Without Principle è uno dei suoi film più densi e necessari, una sintesi vertiginosa che, pur aperta versa nuovi orizzonti, rilancia e porta all’estreme conseguenze tutte le ossessioni che lo agitano da sempre. Uno dei film più cupi e definitivi sulla globalizzazione, ma anche la definitiva affermazione di una visione del caso o del destino, incrocio perverso e incontrollabile di esistenze che si sfiorano e si perdono per una frazione di secondo

VENEZIA 68 - "Texas Killing Fields", di Ami Canaan Mann (di Simone Emiliani, del 09/09/2011)

Avvolgente e malata opera seconda della figlia di Michael Mann (qui nelle vesti di produttore), un poliziesco che poi scivola nelle zone torbide del thriller, tra Carl Franklin e il mistero di Picnic ad Hanging Rock, dove gli alberi assumono quasi una valenza simbolica, elementi di un labirinto pieno di trappole, dove un'ipotetica superficie della fiaba si sventra e si apre veso i meandri più oscuri. Con un cast di grande livello

VENEZIA 68 - Le foto rubate (9) (di Margherita Palazzo, del 09/09/2011)

VENEZIA 68 - "Ho cercato sempre di rimanere fedele alle mie idee e alle mie immagini". Conferenza stampa del Leone d'Oro alla Carriera: incontro con Marco Bellocchio (di Pietro Masciullo, del 09/09/2011)

Grande emozione e lungo applauso in sala stampa per il Leone d'Oro alla Carriera presentato quest'anno al regista italiano Marco Bellocchio. Molte domande sul passato e sul presente del cinema italiano, sul suo rapporto contrastato con ogni tipo di istituzione e con l'amico-rivale di sempre Bernardo Bertolucci che in serata gli consegnerà il premio. Domande che hanno ricevuto risposte sincere e come al solito illuminanti da parte di Bellocchio

VENEZIA 68 - "Ho cercato di rappresentare la distanza tra la madre e il figlio, ma anche di colmarla". Incontro con Shinya Tsukamoto (di Margherita Palazzo, del 09/09/2011)



Shinya Tsukamoto
parla del suo nuovo Kotoko, frutto di una collaborazione artistica con la popstar Cocco, già autrice della colonna sonora di Vital e protagonista di un video realizzato da Tsukamoto. Il regista giapponese racconta quanto c'è della personalità di Cocco e dell'angoscia del dopo terremoto nel suo film, accompagnato da Mirai Mizue, autore di Modern n. 2, corto d'animazione interamente realizzato a mano che ha preceduto la proiezione di Kotoko.

VENEZIA 68 - "Tutta colpa della musica", di Ricky Tognazzi (Controcampo italiano) (di Simone Emiliani, del 09/09/2011)

Più Simona Izzo che Ricky Tognazzi, un'allargamento familiare sospeso tra un rimpianto più spacciato che concreto e una conciliazione dove tutte le cose devono necessariamente tornare al proprio posto. Nella sua coralità, le singole vicende seguono un percorso proprio e solo casualmente si incrociano con le altre, con un unico sussulto nella scena della salita sulla montagna, in bici e in auto, dei due protagonisti

VENEZIA 68 - "L'ultimo terrestre", di Gian Alfonso Pacinotti (Concorso) (di Pietro Masciullo, del 09/09/2011)

La regia di Gipi tenta immediatamente di istituire un regime dello sguardo alieno sulle cose del mondo, ma si ferma irrimediabilmente sulla soglia del cinema restando ancorata ad una fruizione filmica da graphic novel. Una prospettiva dall’alto verso il basso (il lettore che legge un libro) e mai a misura d’uomo (visione spettatoriale “proiettata” verso uno schermo vivo) che fatica terribilmente a far respirare un film rinchiuso in un’esperienza prettamente intellettuale e quasi mai emozionale

VENEZIA 68 - "Would you have sex with an Arab?", di Yolande Zauberman (Orizzonti) (di Francesco Giulioli, del 09/09/2011)

Un dialogo incessante con i personaggi della notte di Tel Aviv. Film di idee più che di storie, questo Would you have sex with an Arab?. Una pazza idea, una tentazione. Ma anche un’utopia: opporre alla follia della guerra quella del desiderio, vettore privilegiato di una possibile dissoluzione delle identità. Un'esplorazione della notte come luogo in cui le difese si abbassano e il desiderio può circolare liberamente. Nella speranza che per una volta, al risveglio, il sogno si sia realizzato.

VENEZIA 68 - "Wokou de zonji (The Sword Identity)", di Xu Haofeng (Orizzonti) (di Giacomo Calzoni, del 09/09/2011)

Con The Sword Identity il wuxiapian si spoglia delle carni e del sangue, per diventare riflessione teorica sulla forma del genere e sulle contaminazioni impossibili provenienti dalla contrapposta cultura giapponese: così facendo però Xu Haofeng realizza un film tutto di testa e poco di cuore, un film che si stima senza mai amare veramente fino in fondo.

VENEZIA 68 - "Rabitto Horaa 3D (Tormented)", di Takashi Shimizu (Fuori Concorso) (di Pietro Masciullo, del 09/09/2011)

Nel fertile dibattito inaugurato proprio da Sentieri Selvaggi sull’opportunità o meno di continuare a insistere sulla terza dimensione cinematografica confinata nei tanto discussi occhialetti, Shimizu dice la sua facendo intravedere un 3D necessario e non solo abbellente. Per Shimizu il 3D è il regno del malato che doma le proprie patologie in un cinema, dove la terza dimensione (in una scena visivamente molto potente) fonde virtualmente le poltrone della “nostra” sala con le quelle della “sua” sala creando un'effetto di vertigine "reale"

VENEZIA 68 - “Il silenzio di Pelesjan” di Pietro Marcello (Orizzonti) (di Marco Grosoli, del 09/09/2011)

Prodotto da Fuori Orario, questo progetto sembra accentuare soprattutto il fortissimo contrasto tra il leggendario cineasta armeno (inventore di un tipo di montaggio straordinario e imprendibile, volatile e poetico) e il giovane casertano che lo ritrae; tra un Maestro del silenzio in immagini e un brillante cineasta emergente con molta voglia (e capacità) di “dire” con tutti i mezzi possibili

VENEZIA 68 - Aria di Venezia (8) (di Simone Emiliani, del 09/09/2011)

Pillole, frasi colte al volo, curiosità, uscite di testa, collegamenti videocrebrali sfasati, ecc... Ogni giorno con Simone Emiliani dalla 68a Mostra del Cinema di Venezia.

VENEZIA 68 – “Hahithalfut (The Exchange)”, di Eran Kolirin (Concorso) (di Leonardo Lardieri, del 09/09/2011)

Il trentasettenne Eran Kolirin, dopo il successo del 2008 con La banda, si discosta dal suo incedere fiabesco, in cui lo straordinario innervava l’ordinario, ma ritrova, in qualche modo, quell’incedere disposto su confini inesistenti di una “free zone” immaginaria, all’interno di un dramma esistenziale nella sublimazione della staticità.Un uomo torna a casa in un momento della giornata in cui non è mai tornato e per un istante gli sembra di essere entrato nella casa di uno sconosciuto…

VENEZIA 68 – “Killer Joe”, di William Friedkin (Concorso) (di Carlo Valeri, del 08/09/2011)


Il ritorno alla regia di William Friedkin ha il sapore acido dello sberleffo nichilista. Con tutta la rabbia furiosa dei giovani esordienti, il settantenne regista americano riesce a comporre un affresco sulla famiglia cattivissimo, girato in digitale, che da solo fa impallidire tutto il cinema di Todd Solondz. Black commedy tratta da una piece di Tracy Letts, dove la risata riesce a ferire quanto un colpo di pistola. Fuck the family

 

VENEZIA 68 - "Faust è una figura viva, umana, perché nel suo destino c’è tutto quello che può accadere a un uomo nel corso della propria vita" Incontro con Aleksandr Sokurov (di Giacomo Calzoni, del 08/09/2011)

 Il grande regista russo è giunto al festival per presentare Faust, ultimo capitolo di una tetralogia sul potere che comprende Moloch, Taurus e Il sole. Questa volta il personaggio di partenza non nasce dalla Storia del Novecento, bensì dal celebre capolavoro letterario di Johann Wolfgang von Goethe

VENEZIA 68 – “Portret v sumerkakh” (Twilight portrait), di Angelina Nikonova (Giornate degli Autori) (di Tonino De Pace, del 08/09/2011)

Portret v sumerkakh scritto da Olga Dihovichnaya che ne è diventata protagonista e diretto da Angelina Nkonova, non è una riflessione sulla Russia di oggi, non è neppure una indagine sulla deteriorata condizione sociale delle metropoli russe è, invece, molto più profondamente un singolare e quanto mai profondo scavo nella psicologia femminile come raramente capita di vedere nelle storie del cinema. Nella sezione Giornate degli Autori

VENEZIA 68 – “Di macchiette terribili ce ne sono tante”. Incontro con Gian Alfonso Pacinotti (di Aldo Spiniello, del 08/09/2011)

Il terzo e ultimo film italiano in concorso è L’ultimo terrestre, esordio al cinema del noto disegnatore Gipi. La storia, tratta dalla raccolta di fumetti Nessuno mi farà del male di Giacomo Monti, è incentrata su un giovane dai gravi problemi relazionali, oppresso dall’inquietudini e dall’incapacità di rapportarsi all’altro sesso. Finché l’annunciato arrivo degli alieni non gli darà finalmente respiro. Il film uscirà in sala il 9 settembre

VENEZIA 68 - Il nuovo Premio per Corso Salani (del 08/09/2011)

Presentata al Lido di Venezia la seconda edizione del premio dedicato al cineasta scomparso lo scorso anno. 

VENEZIA 68 - "La Terre Outragée", di Michale Boganim (Settimana della critica) (di Marcella Cucci, del 08/09/2011)

Storie vere che poi diventano finzione, storie di fantasia che si avvicinano molto alla realtà, è questo il mix che rende interessante il film. Il racconto della vita spezzata di gente comune, che di colpo si vede portar via tutto, casa, famiglia, e la semplice normalità quotidiana, non lasciano sicuramente indifferenti

VENEZIA 68 – “Faust”, di Aleksandr Sokurov (Concorso) (di Massimo Causo, del 08/09/2011)


Il maestro russo conclude la sua tetralogia sulla natura del potere e dopo Hitler (Moloch), Lenin (Taurus) e Hirohito (Il sole) si affida alla rilettura del celebre mito di Goethe. Questo è un film che trasuda una strana vitalità, sospinto verso un gioco che non è solo la scommessa mefistofelica, né tanto meno l’estasi dell’attimo felice, ma ha quasi la portata fisica del gesto che libera i corpi, che scardina la rigidezza dell’esistere nella sua idealità - IL FILM VINCITORE DEL LEONE D'ORO DI VENEZIA 68

VENEZIA 68 – “People Mountain People Sea”, di Cai Shangjun (Concorso) (di Aldo Spiniello, del 08/09/2011)

Cai Shangjun sembra cercare la contaminazione e, in accordo con la sua formazione di sceneggiatore, lavora sulle forme narrative, costruendo tutto il film intorno a delle ellissi, via via sempre più ampie. Il racconto si sviluppa sui vuoti, quasi a voler rimarcare il nichilismo del suo protagonista. Si avverte l’eccesso di scrittura, eppure, ciononostante, resta il tentativo di percorrere territori non del tutto scontati. E il fascino di un personaggio autentico

VENEZIA 68 - "I personaggi di Killer Joe sono rappresentativi della natura umana" Incontro con William Friedkin, Tracy Letts e Emile Hirsch (di Margherita Palazzo, del 08/09/2011)


William Friedkin
dice cose serie con molto umorismo: nella conferenza stampa di Killer Joe, presentato oggi in concorso,  insieme allo sceneggiatore, il premio Pulitzer Tracy Letts (estimatore di Tennessee Williams, William Faulkner e Jim Thompson: Killer Joe, come Bug, è tratto da una sua pièce). Insieme alla coppia creativa anche uno degli attori protagonisti, Emile Hirsch, e ai produttori Nicolas Chartier e Scott Einbinder.

VENEZIA 68 - "La-Bàs", di Guido Lombardi (Settimana della critica) (di Riccardo Moglioni, del 08/09/2011)


Viaggio nella memoria di un episodio recente, troppo poco enfatizzato e troppo in fretta dimenticato. Quel 18 settembre 2008, quando sei ragazzi di origine africana furono crivellati di colpi dalla camorra. Il film funziona, la regia è ben presente ma non ingombrante, il cast regge alla perfezione anche nei momenti di massimo pathos. Forse avrebbe potuto spingere di più l’acceleratore sul cinema di genere, la scena finale del massacro dimostra che avrebbe potuto. La scelta è di non strafare e il risultato è comunque ammirevole

VENEZIA 68 - Le foto rubate (8) (di Margherita Palazzo, del 08/09/2011)

VENEZIA 68 – “Crazy Horse”, di Frederick Wiseman (Giornate degli Autori) (di Aldo Spiniello, del 08/09/2011)

E’ come se Wiseman filmasse un tempo a doppia velocità. Da un lato quello della città, che segue, con apparente semplicità, il ritmo delle stagioni. Dall’altro quello del Crazy Horse, chiuso nella ripetitività e continuità delle sue ragioni spettacolari, apparentemente indifferenti alla Storia. Un altro ciclo assolutamente regolare e circolare, che però gira di moto proprio, accordandosi solo in maniera tangenziale a quello delle ore e i giorni. E’ proprio osservando questo scarto tra i movimenti, che Wiseman scopre e mostra il tempo sostanzialmente immobile e perfetto dell’istituzione, la fedeltà alla sua vocazione, oltre gli altri tempi

VENEZIA 68 - "The Moth Diaries", di Mary Harron (Fuori concorso) (di Riccardo Moglioni, del 08/09/2011)


Tratto da un romanzo di Rachel Klein, il film di Mary Harron racconta le vicende di un gruppo di amiche turbato dall’arrivo di una nuova misteriosa studentessa, in un collegio femminile. Il meccanismo della narrazione funziona perché a tenerlo in piedi c’è una solida base di tensione, una fotografia fredda e ambienti ben studiati, bui, vittoriani. Le ingenuità, alcuni personaggi manovrati superficialmente, non intaccano l’efficacia della trama. Questo tipo di cinema ha bisogno di questa linfa. Non è il finale né cosa si racconta, è come lo si racconta

VENEZIA 68 - Aria di Venezia (7) (di Simone Emiliani, del 08/09/2011)

Pillole, frasi colte al volo, curiosità, uscite di testa, collegamenti videocrebrali sfasati, ecc... Ogni giorno con Simone Emiliani dalla 68a Mostra del Cinema di Venezia.

VENEZIA 68 – "4:44 Last Day on Earth", di Abel Ferrara (Concorso) (di Federico Chiacchiari, del 07/09/2011)


Lentamente ma con decisione, il cinema di Abel Ferrara sembra direzionato verso un approccio decisamente più esteriore, quasi antropologico, della deriva umana, piuttosto che scavarne nelle trame della pelle quel sangue sgorgante di un dolore interiore che non conosce più il futuro. Ferrara appare “finalmente” più sereno e, pur nella durezza dei temi che ama rappresentare, le angosce interiori sono ridotte al minimo. Le ossessioni spirituali dei corpi ferrariani del passato restano un oscuro ricordo, oggi i suoi corpi vivono di una “normalità esistenziale” che non riesce ad esplodere persino dentro un mondo che va in fiamme. L’angoscia interiore si è esteriorizzata e, nel passaggio, il cinema di Ferrara sembra accusare il colpo

VENEZIA 68 - "Due cose nella vita sono certe: la morte e la tasse". Incontro con Abel Ferrara e il cast di 4.44 Last day on earth (di Riccardo Moglioni, del 07/09/2011)


Incontro con Abel Ferrara e il cast del film 4.44 Last day on earth. Molta domande sulla natura di questa idea alla base del film e del personalissimo approccio del cineasta. Oltre a Ferrara, rispondono il protagonista maschile Willem Dafoe e la protagonista femminile Shanyn Leigh

VENEZIA 68 - "Serve vero coraggio per emozionarsi". Incontro con Cristina Comencini e il cast di "Quando la notte" (di Pietro Masciullo, del 07/09/2011)


Torna in concorso a Venezia, a cinque anni da La bestia nel cuore, la regista italiana Cristina Comencini. E in conferenza stampa si sofferma soprattutto sul lavoro svolto in fase di sceneggiatura e nella scelta delle particolari location. Ma poi difende anche il suo film da qualche attacco ricevuto in mattinata in proiezione stampa, spronando i festival ad accettare di buon grado la semplice emozione

VENEZIA 68 - "Quando la notte", di Cristina Comencini (Concorso) (di Simone Emiliani, del 07/09/2011)

Ancora un altro romanzo della regista, esempio di una dipendenza parola-immagine specchio di uno sguardo borghese dove i problemi individuali sono i problemi del mondo, che parla senza ascoltare e trascina nel baratro anche attorti come Claudia Pandolfi e Filippo Timi, e che ci vuole dire anzi imporre quanto è profondo. Probabilmente lo è, siamo noi che non lo capiamo

 

VENEZIA 68 - " O Girimunho" di Helvécio Marins Jr e Clarissa Campolina (Orizzonti) (di Francesco Giulioli, del 07/09/2011)

La visione di O Girimunho sembra porci sulla soglia di un mistero che le immagini non possono mostrare, ma tutt’al più evocare. Non si tratta però di un’attesa: la vita non smette mai di scorrere. Sta a noi entrarvi in sintonia, abbandonandoci ai ritmi e ai suoni di un mondo rallentato ed arcaico

VENEZIA 68 – “I’m Carolyn Parker: The Good, the Mad and the Beautiful”, di Jonathan Demme (Orizzonti) (di Aldo Spiniello, del 07/09/2011)


Il ritratto di una donna straordinaria, già personaggio prima ancora di essere filmato, ma ben reale oltre ogni film. Una donna che vive d’integrità, dignità e sorrisi, anche nei momenti bui. E, solo passando accanto, girando (attorno a) Carolyn e i suoi figli, il film suggerisce la storia di un’intera città, con tutti gli spettri del passato e del presente. Cinema aperto e partecipe, che s’inventa all’infinito e cancella la linea di separazione tra set e produzione, tra cast e crew, tra il campo e il fuoricampo

VENEZIA 68 – “Questo non è un film su molte cose, quanto sulle cose stesse”. Incontro con il regista Eran Kolirin (di Leonardo Lardieri, del 07/09/2011)

In Concorso, Hahithalfut (The Exchange), del trentasettenne israeliano Eran Kolirin, al secondo lungometraggio, dopo il successo del 2008, La banda, presentato a Cannes. Un uomo torna a casa in un momento della giornata in cui non è mai tornato, a un’ora in cui la luce la illumina da un angolo diverso e in cui il ronzio del frigorifero è l’unico suono che si riesca a sentire... Da quell’istante la prospettiva sulla propria esistenza, cambia, vira inesorabilmente

VENEZIA 68 - Le foto rubate (7) (di Margherita Palazzo, del 07/09/2011)

VENEZIA 68 – “Pivano blues – Sulla strada di Nanda”, di Teresa Marchesi (Controcampo italiano) (di Tonino De Pace, del 07/09/2011)


Teresa Marchesi ha realizzato un film omaggio alla memoria di Fernanda Pivano. Un lavoro in cui hanno contato l’affetto e il cuore, ma che non ci sarebbe stato senza l’anima della Pivano, mentore e testimone di un’epoca di trasformazioni. Dall’amicizia con Cesare Pavese ai giorni nostri, la Pivano ha condotto per mano un pezzo della storia della cultura a cavallo tra il vecchio e il nuovo continente, tra il vecchio e il nuovo mondo

VENEZIA 68 - "Amore Carne", di Pippo Delbono (Orizzonti) (di Giacomo Calzoni, del 07/09/2011)

Un telefono cellulare sostituisce "l’occhio malato" di Pippo Delbono, filmando un diario intimo e personale che non arretra dinanzi a nulla: Amore Carne è un cinema dolorosamente necessario, in cui il regista mette in gioco tutto sé stesso con un coraggio e una lucidità  che meritano il massimo rispetto possibile. Una danza bellissima e sofferta che si muove al ritmo della musica e delle parole, della voce e degli sguardi.

VENEZIA 68 - Aria di Venezia (6) (di Simone Emiliani, del 07/09/2011)

Pillole, frasi colte al volo, curiosità, uscite di testa, collegamenti videocrebrali sfasati, ecc... Ogni giorno con Simone Emiliani dalla 68a Mostra del Cinema di Venezia.

VENEZIA 68 - "Eco da Luogo Colpito", di Carlo Michele Schirinzi (Controcampo Italiano) (di Sergio Sozzo, del 07/09/2011)


L'eco è quella delle voci intrecciate di anziane tabacchine che ricordano i loro anni di lavoro nel tabacchificio, in qualche modo liberate dal tocco delle mani dei ragazzi che vanno esplorando l’edificio, elemento in più del magma sonoro scatenato dalla visita dei giovani di Tricase ad un palazzo del proprio passato, che risvegliatosi sbadiglia e si stiracchia con versi di lamiera. Alla costante ricerca di vie di fuga

VENEZIA 68 - "Pasta nera", di Alessandro Piva (Controcampo Italiano) (di Pietro Masciullo, del 06/09/2011)


Alessandro Piva con il suo Pasta Nera si inserisce (forse troppo...) nella collaudata tradizione del documentario "storico" italiano. Partendo dalla bellissima avventura di ben 70.000 bambini del Sud che nel secondo dopoguerra, con la nascente Repubblica e in un Paese allo stremo delle forze morali ed economiche, vengono ospitati da famiglie del Nord (soprattutto Emilia Romagna) per crescere senza l’assillo incombente della Fame

 

VENEZIA 68 - "Himizu", di Sion Sono (Concorso) (di Margherita Palazzo, del 06/09/2011)


Galassia Sion Sono, prendere o lasciare. Himizu è un film bellissimo e sovversivo su una generazione sottoposta a un'insopportabile pressione. Una discesa senza respiratore in tutte le pulsioni più oscure e liminali di più generazioni giapponesi: fisicamente girato nel presente indecifrabile e alienato del dopoterremoto, alle spalle un passato nucleare remoto e prossimo. E il futuro, un urlo di rabbia e di riappropriazione, e forse per la prima volta, di speranza

 

VENEZIA 68 - "Cime Tempestose è sempre stato un'ossessione per me". Incontro con Andrea Arnold regista di Wuthering Heighs (di Pietro Masciullo, del 06/09/2011)


Sbarca a Venezia Andrea Arnold (acclamata regista di Fish Tank) che porta in concorso la sua versione del classico di Emily Bronte Cime Tempestose. Nuovo e particolare adattamento delle vicende di Heachcliff e Chaterine e del loro tormentato amore. In conferenza stampa la regista è stata particolarmente propensa a descrivere il suo approccio ad un testo così conosciuto e amato dal grande pubblico

VENEZIA 68 – “Tao Jie (A Simple Life)”, di Ann Hui (Concorso) (di Aldo Spiniello, del 06/09/2011)

Cinema di pancia e di cuore, e perciò inevitabilmente fisico, terribilmente concreto, nonostante la levità del suo stile trasparente. Davvero questa è una storia che arriva all’anima solo girando intorno ai corpi, i segni visibili, a fior di pelle, del vissuto. Ann Hui segue le trasformazioni, i passaggi di tempo. Eppure, quelli che incrociano il suo sguardo sono tutti corpi vivi, animati dalla profondità dei legami e dei sentimenti, che rimangono e si accrescono, a dispetto del venir meno delle forze

VENEZIA 68 - "Wuthering Heights", di Andrea Arnold (Concorso) (di Simone Emiliani, del 06/09/2011)

Adattamento di Cime tempestose di Emily Brontë totalmente stonato, immerso in un paesaggio contemplativo e in un'autocelebrazione visiva del proprio stile che lascia attoniti, soprattutto rispetto a Red Road e Fish Tank. Nel tentativo di dominare il romanzo, il film finisce invece per essere quello che forse la cineasta non avrebbe mai voluto, cioè un esercizio di stile, con gravi cadute alla Winterbottom

VENEZIA 68 - "Il villaggio di cartone", di Ermanno Olmi (Fuori Concorso) (di Pietro Masciullo, del 06/09/2011)


Non c’è più un posto per il cinema di Ermanno Olmi. Non ci sono più alberi degli zoccoli o mestieri delle armi da filmare. Non ci sono più campi aperti da illuminare o mari da solcare. La vita, le cose e il cinema: tutto confinato in una chiesa vuota dal forte sapore bergmaniano che soffoca ogni apertura dello sguardo e (di)segna la sua personale e sincera Apocalisse

VENEZIA 68 – “The Invader” di Nicolas Provost (Orizzonti) (di Marco Grosoli, del 06/09/2011)


Importante videoartista della scena europea, il belga Nicolas Provost non è certo estraneo agli incroci tra arte e cinema. Più precisamente, il suo Invader non è davvero né l'una né l'altra cosa. Tuttavia questa terra di nessuno in cui si colloca non manca di fascino, anche se rimane più di un sospetto di programmaticità

 

VENEZIA 68 - "Inni", di Vincent Morisset (Giornate degli Autori) (di Giacomo Calzoni, del 06/09/2011)

Con Inni la bellissima musica dei Sigur Ròs diventa tridimensionale e azzera lo spazio tra lo spettatore e lo schermo. Il regista Vincent Morisset riesce nell’intento di aggirare la ripetitività del formato (il film è la registrazione live di due concerti) grazie a un superbo lavoro sull’immagine: fotogrammi e note musicali divengono una cosa sola e, quasi come in un film 3D, lo spettatore viene rapito e ipnotizzato dalla magia dell’insieme. Con Inni, la Musica diventa Cinema.

VENEZIA 68 - "Dopo il terremoto, un senso di quotidianità mancata. Ma anche la speranza" Incontro con Sion Sono, gli interpreti e i produttori di Himizu (di Margherita Palazzo, del 06/09/2011)


Il regista giapponese Sion Sono, a Venezia lo scorso anno in Orizzonti con Cold Fish, presenta il suo nuovo film, stavolta in concorso: Himizu, accompagnato dgli attori protagonisti, dai quattro produttori e dalla coppia di giovanissimi interpreti, Sometani Shôta e Nikaidô Fumi. Le curiosità della stampa si concentrano soprattutto sul processo di adattamento dal manga di Minoru Furuya e sulla condizione attuale del Giappone dopo il recente terremoto, che ha una parte importante nel film.

VENEZIA 68 – “Qui-pro-quo”, di Elisabetta Sgarbi (Controcampo italiano) (di Grazia Paganelli, del 06/09/2011)


Un documentario prezioso, per la forma lucida ma non esaustiva, per la capacità di tracciare una strada ancora tutta da inventare, per la  possibilità di parlare del nostro paese ben lontani dagli stereotipi culturali che lo stanno soffocando

VENEZIA 68 – “O Le Tulafale” (The orator), di Tusi Tamasese (Orizzonti) (di Tonino De Pace, del 06/09/2011)


Tusi Tamasese scrive e dirige un film che pur attingendo alla propria tradizione culturale, affronta e mette in scena sentimenti universalmente condivisi. Lontano da qualsiasi fascinazione esotica. O Le Tulafale, prescinde dalla bellezza dei luoghi e il loro occasionale emergere non costituisce mai materia centrale del suo sviluppo. Un cinema degli antipodi, che stempera ogni presunto esotismo nella riconoscibilità generale dei suoi temi

VENEZIA 68 - Le foto rubate (6) (di Margherita Palazzo, del 06/09/2011)

VENEZIA 68 – “Tinker, Tailor, Soldier, Spy”, di Tomas Alfredson (Concorso) (di Carlo Valeri, del 06/09/2011)


È un peccato che il regista svedese non si sia abbandonato del tutto alla sua intuizione di realizzare la più nitida spy story omosessuale che sia mai stata fatta. Al termine del suo film dopo tanta noia “di classe”, rimane il rimpianto per aver intravisto una chiave, gli indici di un melodramma in potenza che purtroppo rimangono sfumature dentro un involucro monodimensionale

VENEZIA 68 - "Non so se i sogni mi abbiano mai reso una persona migliore". Incontro con Todd Solondz, Selma Blair e Jordan Gelber (di Margherita Palazzo, del 05/09/2011)


Todd Solondz
presenta il suo Dark Horse, in concorso a Venezia 68, accompagnato dagli interpreti, Selma Blair e Jordan Gelber, e dallo storico produttore Ted Hope

VENEZIA 68 - "Un film sulla solitudine del mondo maschile." Incontro con Tomas Alfredson e il cast di "Tinker, Tailor, Soldier, Spy" (di Riccardo Moglioni, del 05/09/2011)


Tomas Alfredson incontra la stampa del festival di Venezia, letteralmente circondato da un cast eccezionale. Gary Oldman, Colin Firth, John Hurt, Benedict Cumberbacht, Mark Strong e lo sceneggiatore Peter Straughan. Il suo film in concorso è "Tinker, Tailor, Soldier, Spy", tratto dall'omonimo romanzo di John Le Carrè, da noi in Italia tradotto con il titolo "La talpa". Stesso titolo che avrà l'adattamente cinematrografico qui da noi

VENEZIA 68 – “Cerco sempre di rimanere legata alla realtà”. Incontro con Ann Hui (di Aldo Spiniello, del 05/09/2011)

Arriva in concorso A Simple Life, il nuovo straordinario film di Ann Hui, protagonista assoluta del cinema hongkonghese. Ispirato a una storia vera, intima e toccante, il legame tra il produttore Roger Lee e Ah Tao, la donna di servizio che lo ha accudito sin da bambino, A Simple Life affronta i temi della vecchiaia e della malattia. Il film è interpretato da Andy Lau e da Deanie Yip. Il resoconto della conferenza stampa

VENEZIA 68 - "Questa storia qua", di Alessandro Paris, Sybille Righetti (Fuori concorso) (di Simone Emiliani, del 05/09/2011)

Era difficile, quasi impossibile contenere Vasco. Per la sua vita, la sua musica, ci sarebbe voluta una trilogia, forse lo diventerà. Al di là dei limiti didascalici,questo documentario è tutto pro/teso a rincorrere Vasco, vibra di botto con le sue canzoni e ha il grande merito di non averlo inquadrato quando racconta (trappola in cui poteva rischiare di cadere) e crea un legame con Zocca con un atteggiamento simile ai film familiari di Bellocchio

VENEZIA 68 - Aria di Venezia (5) (di Simone Emiliani, del 05/09/2011)

Pillole, frasi colte al volo, curiosità, uscite di testa, collegamenti videocrebrali sfasati, ecc... Ogni giorno con Simone Emiliani dalla 68a Mostra del Cinema di Venezia.

VENEZIA 68 - "Dark Horse", di Todd Solondz (Concorso) (di Simone Emiliani, del 05/09/2011)


Esibisce la sua tristezza l'opera del regista statunitense, ma ormai il suo giochino è smascherato. I suoi personaggi sono pedine di un labirinto mentale, quasi parodia da sit-com, un cinema dell'aldilà che non sa stare di qua, che vuole far sentire intelligenti, e la comicità, la risata è un senso di colpa. Ebbene, si è contenti di non farne parte. Vedi e dimentica.

VENEZIA 68 - "Lung Neaw visits his neighbours", di Rirkrit Tiravanija (Orizzonti) (di Francesco Giulioli, del 05/09/2011)


Più che un racconto, quella dell’artista visivo Rirkrit Tiravanija è un’installazione che ci colloca a fianco del protagonista, nel suo mondo arcaico ed elementare nel cuore della foresta tailandese. Ma per quanto possiamo permanere a fianco del vecchio Lung, seguendolo in ogni gesto minuto della sua vita quotidiana, ci rimane fatalmente opaco, distante. Forse è un mondo in cui siamo semplicemente di troppo

VENEZIA 68 - "L'arrivo di Wang", di Antonio e Marco Manetti (Controcampo Italiano) (di Giacomo Calzoni, del 05/09/2011)


E’ troppo facile parlare male di L’arrivo di Wang, soprattutto se ci si ferma alle carenze di scrittura, alla qualità degli effetti speciali e ad alcuni momenti esageratamente sopra le righe. Preferiamo invece goderci appieno questo piccolo film, coraggioso e fatto con il cuore: i Manetti Bros guardano all’industria italiana e si fanno una grassa risata, tenendosi lontani dalle altezzosità e ribadendo la natura artigianale del loro cinema. Un film che non va sopravvalutato, ma che merita pienamente tutto il rispetto possibile

VENEZIA 68 – “Hail”, di Amiel Courtin-Wilson (Orizzonti) (di Tonino De Pace, del 05/09/2011)

Tratto dalla biografia del suo attore Daniel P. Jones, Hail, nella sezione Orizzonti, è una tappa del percorso che il regista, insieme al suo attore e ad altri detenuti ha compiuto lavorando sulle storie di queste persone. Un film che sembra venire da altri tempi e in cui le immagini sembrano consumarsi dentro se stesse. Una singolare potenza creatrice ha guidato la mano di questo giovane regista australiano che speriamo si conservi nel futuro.

VENEZIA 68 - "I parenti tutti", di Fabio Garriba. "Voce del verbo morire", "In punto di morte", di Mario Garriba (Retrospettiva) (di Pietro Masciullo, del 05/09/2011)

Il Cinema, per i fratelli Garriba, è una commovente e dolorosa ultima spiaggia della joie de vivre che non può che portare alla morte. Un cinema fatto di graffi e impeti di vita immersi in un reale diventato ormai impalpabile, inesistente, non pervenuto. È un eterno presente, è il nostro presente. Anche qui a Venezia, dove con questa slendida retrospettiva si riporta alla luce un cinema che orgogliosamente ancora è

VENEZIA 68 - "Don't Expect Too Much", di Susan Ray (Fuori Concorso) (di Pietro Masciullo, del 05/09/2011)


Ad accompagnare la proiezione evento della versione definitiva dell'ultimo leggendario film di Nicholas Ray We Can't Go Home Again viene presentato in fuori concorso un documentario della moglie Susan Ray che ripercorre insieme ai vecchi studenti dell'Harpur College quell'incredibile periodo delle riprese del film nel 1971. Documentario con luci ed ombre, a tratti decisamente didascalico, ma a riscattare il tutto è sempre il vecchio Nic con la sua faccia scavata e la sua immortale benda da pirata numero uno del cinema classico

Le foto rubate (5) (di Margherita Palazzo, del 05/09/2011)

VENEZIA 68 - “Cose dell’altro mondo”, di Francesco Patierno (Controcampo Italiano) (di Sara Orazi, del 05/09/2011)

Pur senza intenti pedantemente ideologici, Patierno sposa la tesi della necessità dei lavoratori immigrati per il mantenimento degli (alti) standard di vita di ampie fasce della società e vorrebbe indagare il sentire comune della popolazione attraverso le storie parallele dei tre protagonisti. Prevedibilmente, però, le potenzialità dell’idea di partenza rimangono in gran parte inespresse e il film si rivela l’ennesima commedia a sfondo sociale cui manca la forza della cattiveria, l’acutezza dello sguardo, l’ambizione e la capacità di reinventare in chiave grottesca la realtà per toccare da vicino l’anima sotterranea che la muove

VENEZIA 68 - "Il teatro mi ha aiutato a capire meglio il cinema". Incontro con Al Pacino e Jessica Chastain (di Riccardo Moglioni, del 04/09/2011)

Prima di ritirare il premio alla carriera "Glory to the filmmaker", per il suo Wilde Salomè, Al Pacino incontra la stampa. Al suo fianco la splendida e bravissima Jessica Chastain. Pacino si racconta senza peli sulla lingua, dilungandosi piacevolmente

VENEZIA 68 - "Terraferma", di Emanuele Crialese (Concorso) (di Carlo Valeri, del 04/09/2011)


E' proprio in virtù dei suoi limiti e di alcune ingenuità di fondo che Terraferma ancor di più lascia intravedere i germi di un cinema che ha il coraggio di credere nelle immagini e nelle storie che racconta senza filtri commerciali o intellettualistici. Crialese non chiede nulla agli altri, puntando solo sulla sua capacità di aprirsi al respiro della terra e dell'acqua, senza dimenticare di filmare l'uomo. E alcuni momenti rimangono impressi con una forza poco comune nell'attuale panorama cinematografico italiano

VENEZIA 68 - "Non intendevo fare un film di cronaca." Incontro con Emanuele Crialese e il casti di Terraferma (di Carlo Valeri, del 04/09/2011)

Conferenza stampa molto affollata quella che ha accolto il primo film italiano in concorso, ovvero terraferma di Emanuele Crialese. Assieme al regista e al produttore Vittorio Moroni, c'erano gli attori principali tra cui Giuseppe Fiorello, filippo Pucillo, Mimmo Cuticchio e Donatella Finocchiaro.

VENEZIA 68 - "Marécages", di Guy Edoin (Settimana della critica) (di Riccardo Moglioni, del 04/09/2011)


L' opera prima del regista Guy Edoit, è interessante sotto molti aspetti. La costruzione della fisionomia caratteriale dei personaggi e l’interazione fra loro è il punto di forza indiscusso del film. Che inoltre ha la rara capacità di passare, all’apparenza involontariamente, più volte da un punto di vista all’altro senza quasi che lo spettatore riesca a realizzarlo

VENEZIA 68 – “Shame”, di Steve McQueen (Concorso) (di Aldo Spiniello, del 04/09/2011)

L’ambiente domina il corpo. Ma, al tempo stesso, è solo il corpo ad avere il potere di vivificare il mondo. Il discorso di McQueen è perfettamente conseguente, inesorabile. Ma rimane una domanda, fondamentale, irrisolta. Fino a che punto si può rinchiudere il proprio cinema nel tracciato deciso e sicuro di un discorso che imprigiona i nostri occhi e le nostre emozioni? McQueen, dopo aver costruito la sua gabbia, improvvisamente la fa saltare, la incendia con i fuochi del dramma. Per un attimo sembra confessare i suoi limiti volontari. O forse è solo una nostra impressione. Un nostro desiderio

VENEZIA 68 – “SAL” di James Franco (Orizzonti) (di Federico Chiacchiari, del 04/09/2011)


Sempre più James Franco ci appare come un magnifico sperimentatore culturale dei nostri tempi, utilizzando territori “popolari” (gli Oscar e attori cult), per giocare con un’idea di cinema che sembra volere dissestare l’idea di sguardo che ci portiamo dietro da sempre. SAL sembra quasi operare una sorta di risarcimento culturale: restituirci quel cinema che, per un folle destino, Sal Mineo non è riuscito a realizzare

VENEZIA 68 - "La folie Almayer", di Chantal Akerman (Fuori Concorso) (di Margherita Palazzo, del 04/09/2011)

Come aveva già fatto con Proust in La Captive (2000) Chantal Akerman decostruisce il testo di Conrad lavorando di coltello, lo disossa e ne restituisce il cuore, girando un film insidioso, sontuoso e ammaliante carico di una bellezza pronta a disfarsi. Siamo in un'Asia astratta e metafisica; c'è la letteratura, ma soprattutto una lettura interpretativa quasi visionaria
 

VENEZIA 68 - "La troppa libertà può portare ad essere prigionieri". Incontro con Steve McQueen e Michael Fassbender (di Carlo Valeri, del 04/09/2011)


Interesse e scalpore ha suscitato il film di Steve McQueen Shame, opera seconda dopo il potente e scioccante Hunger. Alla conferenza stampa il regista ha raccontato il progetto insieme al suo attore protagonista Michael Fassbender.

VENEZIA 68 - "Wilde Salome", di Al Pacino (Fuori Concorso) (di Pietro Masciullo, del 04/09/2011)


Pacino finge di girare un documentario sulla realizzazione della vera rappresentazione di Salomè, restando fedelissimo alla parola di Oscar Wilde ma inabissando ogni consuetudine di messa in scena (teatrale e documentaristica) avendo in realtà un unico scopo: girare un Film. Far (ri)nascere l’emozione dallo Spettacolo Cinematografico della sua stessa vita che è sempre stata, guarda caso, "recitazione"

VENEZIA 68 - Aria di Venezia (4) (di Simone Emiliani, del 04/09/2011)

Pillole, frasi colte al volo, curiosità, uscite di testa, collegamenti videocrebrali sfasati, ecc... Ogni giorno con Simone Emiliani dalla 68a Mostra del Cinema di Venezia.

VENEZIA 68 - Alpis [Alps] di Yorgos Lanthimos (Concorso) (di Margherita Palazzo, del 04/09/2011)


L’universo del regista greco si muove su due cardini: la messa in scena che a forza di ripetersi genera l'imprevisto (Kinetta, 2005) e i microsistemi autoalimentati che implodono con violenza (Kynodontas, 2009). Li ritroviamo entrambi in Alpis: il mondo contemporaneo è devastato, un acquario abitato da humor&thanatos e dove il sesso invece è quasi sempre un buffo incidente

 

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