CANNES 64 – “Il muto è proprio del melodramma”. Incontro con Michel Hazanavicius
E’ stato presentato in concorso The Artist, coproduzione francoamericana, scritta e diretta dal francese Michel Hazanavicius. Ed è stata sicuramente una sorpresa: film muto e in bianco e nero, che gioca sulla storia del cinema, raccontando il passaggio dal muto al sonoro e il conseguente declino di una vecchia star, George Valentin. In conferenza stampa il regista è stato accompagnato dai due protagonisti, Juan Dujardin e Bérénice Bejo
E’ stato presentato in concorso The Artist, coproduzione francoamericana, scritta e diretta dal francese Michel Hazanavicius. Ed è stata sicuramente una sorpresa: film muto e in bianco e nero, che gioca sulla storia del cinema, raccontando il passaggio dal muto al sonoro e il conseguente declino di una vecchia star, George Valentin. In conferenza stampa il regista è stato accompagnato dai due, bravissimi protagonisti, Juan Dujardin e Bérénice Bejo, dal produttore Thomas Langman, dall’autore delle musiche, Ludovic Bource e dal direttore della fotografia, Guillaume Schiffman. Come mai ha scelto di girare un film muto? E questa scelta è stata dettata dalla storia o viceversa?
Era un’idea che avevo da molto tempo. Avevo voglia di fare un film muto, perché è la forma propria del cinema, puramente visuale, in cui si sono espressi probabilmente i più grandi registi di tutti i tempi. Avevo voglia di farlo, pur non sapendo se ne ero grado, pur avendo beneficiato di oltre 90 anni di narrazioni e sviluppi formali e tecnici. E comunque, è stata la storia, la sua natura, ad aiutarmi a girare in questa forma.
Un film del genere non corre il rischio di sfiorare il pastiche?
La mia intenzione non era quella di fare un pastiche. Ho cercato di vedere più film possiible, per capire quali erano le regole del gioco. E mi sono reso conto, a poco a poco, che il muto, più che alla commedia, è appropriato ai toni melodrammatici, al racconto delle storie d’amore. Del resto, fateci caso: Chaplin non ha girato che melodrammi, sebbene sempre mantenendosi su un’apparenza comica. Partendo da questo presupposto, nel pensare al film e ai personaggi, non ho lavorato, anche insieme agli altri, sulla parodia e sulla caricatura, ma a partire dall’idea di creare un racconto popolare.
Bérénice Bejo, come si è preparata al suo ruolo?
Ho visto City Girl (Il nostro pane quotidiano) di Murnau... mi sono resa conto che gli attori erano estremamente moderni nella recitazione. Mi sono molto documentata su Joan Crawford, Gloria Swanson, Marlene Dietrich, di cui ho dovuto guardare più di 150 video su youtube. Leggevo la sceneggiatura e ripensavo a tutte queste attrici...finchè non è arrivato il momento in cui mi sono detta: “Ecco, Peppy Miller sono io”.
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