"Parking Lot 3D", di Francesco Gasperoni

 Rivoluzione proletaria del 3D. Levare insomma il monopolio alle major e permettere ai produttori ma soprattutto ai registi indipendenti di potersi avvalere del prodigioso incedere della tecnologia. Merito di Francesco Gasperoni, regista esordiente ma, soprattutto, artigiano visionario, caparbio e passionale. Il suo piccolo horror è costato sotto i quattrocentomila euro. L'autore si è costruito la sua bella cinepresa in 3D. Costo totale? Un paio di migliaia di euro

Rivoluzione proletaria del 3D. Magari non piacerebbe troppo a Marx perché, di fatto, il fine massimo non è sovvertire il capitalismo in senso letterale, anche se le grandi case di produzione incarnano quelle caratteristiche; certamente però spartire un pochino più equamente qualche fetta degli enormi introiti prodotti dal sempre più crescente utilizzo del 3D. Levare insomma il monopolio alle major e permettere ai produttori ma soprattutto ai registi indipendenti di potersi avvalere del prodigioso incedere della tecnologia. 
Ecco perché Parking Lot, primo film live action italiano in 3D (Winx Club 3D – Magica avventura è un film d’animazione e, in esatto ordine cronologico, Greggio è arrivato un pelino dopo), presentato allo scorso festival di Taormina, può rappresentare una svolta epocale nella storia della settima arte. Diventa simbolo di un movimento, l’anello di congiunzione fra il sognare in grande e poter davvero rendere possibile quel sogno. Quasi da far passare il film in se per se in secondo piano. Merito di Francesco Gasperoni, regista esordiente ma, soprattutto, artigiano visionario, caparbio e passionale. Il suo piccolo film (nato da un’idea della sua compagna Harriet MacMaster Green, sceneggiatrice, nonché attrice protagonista e anche autrice di una canzone presente nella colonna sonora) è costato sotto i quattrocentomila euro. I suoi risparmi di una vita.

 

Pensato e realizzato interamente in 3D. E torniamo alla rivoluzione. Sì perché, solo per noleggiare una camera in 3D per qualche settimana, più di metà di quel budget sarebbe andato in fumo. E allora, invece di arrendersi, Gasperoni cosa fa? Si costruisce la sua bella cinepresa in 3D. Costo totale? Un paio di migliaia di euro. Un attrezzo che, visivamente, ricorda Wall-E o il robot numero 5 di Corto Circuito (per riaprire una vecchia contentio). Un’idea geniale, rivoluzionaria. Brevettata, naturalmente. Un’invenzione, meglio, una creazione che potrebbe spalancare le tre dimensioni del cinema a chiunque a chiunque. In questo processo sicuramente aiuterà la distribuzione; scarsina qui da noi ma presente nei paesi principali europei. Cosa succederà quando tutti potranno realizzare di poter girare in 3D con pochi fondi? Che tutti vorranno almeno provare a fare un giro sulla giostra.
Certo, alcuni difetti per il momento sono visibili. La qualità è buona ma non eccelsa. In qualche frangente l’impatto visivo risulta difficoltoso. Niente che non si possa correggere.


A margine, onestamente, c’è il film. Il genere horror sembra essere per i cineasti esordienti ciò che giurisprudenza è per uno studente universitario indeciso. Non si sa cosa fare, si fa quello. Ma, utilizzando una metafora culinaria, è come la pastasciutta in bianco. Sembra facile, gli ingredienti sono pochi e noti, ma bisogna saperla fare. La storia di questa ragazza, chiusa di notte nel parcheggio sotterraneo di un centro commerciale di Roma, inseguita da uomini incappucciati e affatto ben intenzionati, è intrigante. Ma, la storia del cinema lo insegna, la strada per un mediocre film horror è lastricata di buone idee. La realizzazione lascia a desiderare, colpa di una sceneggiatura a tratti debole impregnata di dialoghi poco credibili. Priva di picchi o colpi di scena.
Teniamoci allora stretta la rivoluzione di Francesco Gasperoni e consideriamo Parking Lot come il test della versione beta di un’invenzione che farà parlare di sé.


Regia: Francesco Gasperoni
Interpreti: Harriet McMasters Green, Francesco Martino, Marius Bizau, Antonio Palumbo, Tara Lisa Haggiag, Massimo De Lorenzo
Origine: Italia, 2011
Distribuzione: Microcinema
Durata: 90'

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