"Immortals", di Tarsem Singh
Tarsem si conferma cineasta più attento ai fronzoli, agli intarsi e ai bassorilievi, che all'effettivo spessore delle figure, ma in questo caso va bene così, dato che agli eroi non serve ombra ma luce imperitura: plana spesso dall'alto ma quello che fa costantemente è cercare geometrie in cui incanalarsi, un cinema stilobate che dà il meglio di sé quando si fa architettura. Tra Zack Snyder e Marco Brambilla, col pensiero al titanico Wolfgang Petersen
Interessante come questo cinema neo-epico che chiaramente rimanda, non può che rimandare, ricorda, raddoppia e ricalca Zack Snyder (e in qualche modo tra le altre cose lo rallenta anche, estremizzando sino allo sfinimento le slow motion e gli stop and go – seppure lo scontro finale Dei versus Titani sia decisamente impressionante), finisca puntualmente per ritornare, in maniera probabilmente inconsapevole, su Wolfgang Petersen, il “vero” cineasta “mitologico” e titanico nascosto di Hollywood (non a caso un tedesco). Ovviamente non solo Troy ma anche La Storia infinita se non addirittura Poseidon (basterebbe il titolo), e l’unico ad averlo capito chiaramente resta Mike Newell con il suo ottimo Prince of Persia (poi sfacciatamente plagiato se non frainteso dall’ultimo, rabberciato Marcus Nispel): anche Louis Leterrier aveva avuto l’intuizione giusta ma purtroppo il film era quello sbagliato (salvo poi venire omaggiato da Immortals in una sequenza conclusiva sospesa a metà tra le riprese “celesti” appunto di Clash of the titans e uno dei videopannelli di Marco Brambilla).
Tarsem si conferma cineasta più attento ai fronzoli, agli intarsi e ai bassorilievi, che all'effettivo spessore delle figure, ma in questo caso va bene così, dato che agli eroi non serve ombra ma luce imperitura: plana spesso dall'alto ma quello che fa costantemente è cercare geometrie in cui incanalarsi, un cinema stilobate che dà il meglio di sé quando si fa architettura – e così la sequenza migliore del film è probabilmente lo scontro tra Teseo e il Minotauro nel labirinto (noi siamo le colonne?), in cui il film compie lo sforzo maggiore di realismo e dell'ambientazione e del personaggio (non vediamo mai le effettive fattezze mostruose del Minotauro, nascosto da una grossa maschera), e dove Tarsem può fino in fondo giocare a fregiare le mura (come nella battaglia finale dentro l'angusto tunnel che attraversa appunto la cinta muraria del Monte Tartaro).
L'ossessione principale dell'intero allestimento è quella di “fare breccia”, e a risvegliare la vicenda da un certo mistico torpore, come quello dell'oracolo Freida Pinto, attrice qui all'apice del proprio estasiante fulgore, e dunque a scheggiare il marmo levigato di Tarsem ci pensa il crudelissimo e violentissimo Re Iperione di Mickey Rourke, che è forse l'unico elemento in altorilievo del film; l'attore è però senza freno o limite alcuno, e trasforma il sadico odio disperato del suo personaggio in un demone blasfemo che si crogiola sguazzando nel sangue: qualcuno avrebbe dovuto probabilmente spiegargli meglio la Storia. Quando Teseo gliele suona di santa ragione, in quel lungo e notevole scontro a mani nude e simil-jiu jitsu (con una coreografia particolarmente simile a quella di Sly contro Steve Austin ne I Mercenari) per la prima volta senti controbattere un corpo, se non un cuore.
Stephen Dorff alla fine pare quello che si diverte di più, e il suo Stavros, ladro scappato di prigione e coinvolto suo malgrado nelle gesta eroiche di Teseo, è sicuramente il personaggio più contemporaneo del lotto, l'unico a cui è consentito il potere soprannaturale del senso dell'umorismo.
Titolo originale: id.
Regia: Tarsem Singh
Interpreti: Henry Cavill, Freida Pinto, Mickey Rourke, Kellan Lutz, Stephen Dorff, Luke Evans, Isabel Lucas, John Hurt
Origine: USA, 2011
Distribuzione: 01 Distribution
Durata: 90'
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