"Il cuore grande delle ragazze", di Pupi Avati

Una danza dei morti in una lievità da operetta in uno dei film più ispirati del regista bolognese che ripete quasi il suo Storia di ragazzi e di ragazze, esplorando e moltiplicando però tutte le declinazioni della parola. Micaela Ramazzotti è l'esempio perfetto dell'equilibrio tra comico e tragico di un film con slanci da melodramma e con dentro quella cattiveria che si sprigiona nel luogo chiuso del pranzo di nozze come in Regalo di Natale

cesare cremonini e micaela ramazzotti in il cuore grande delle ragazzeLe ombre di morte che attraversavano Una sconfinata giovinezza sono ancora consistenti in Il cuore grande delle ragazze. La memoria nel cinema di Pupi Avati non diventa stavolta solo rievocazione nostalgica, come spesso avviene nella sua opera, ma stavolta da forma ai suoi personali 'sepolcri', una 'danza dei morti' che ha la lievità di un'operetta, un'ironia inconsueta e improvvisi slanci da puro melodramma come nel momento in cui Francesca riceve una drammatica lettera nel suo esilio forzato a casa di una parente. Da Storia di ragazzi e di ragazze a Il cuore grande delle ragazze quasi un filo conduttore continuo: gli anni '30, il contrasto tra classi sociali, un matrimonio. In questo film Carlino, figlio della famiglia contadina dei Vigetti, accetta di sposare una delle due figlie dei proprietari terrieri. Non sa però che ce ne sta una terza, Francesca, e appena la vede se ne innamora.

La parola (quella della voce fuori-campo di Alessandro Haber) riattiva il passato con quella malinconia di un tempo perduto già evidente in uno degli ultimi esiti più felici dell'opera del regista, Gli amici del Bar Margherita attraverso la voce ma anche con la scrittura con lettere in cui riprendono forma ancora 'dichiarazioni d'amore', testi scritti che cercano una loro interpretazione in un percorso itinerante (la compagnia teatrale sul treno che deve portare sullo schermo Come le foglie di Giacosa). Ma anche il fiato, l'alito con il profumo di biancospino del protagonista, che diventa elemento di seduzione e da al film una sua vibrante evanescenza, come se il cinema del regista si alleggerisse improvvisamente, si togliesse addosso quella polvere che avevano pellicole come Il cuore altrove e trovasse ora un equilibrio tra il comico e il tragico, incarnato perfettamente dalla bravura di Micaela Ramazzotti (che con il regista aveva già avuto una particina in La via degli angeli), con il suo accento romano e il suo essere apparrentemente svampita che però poi diventa anche eroina tragica quando scrive il nome dell'amato sulla spiaggia. Il cuore grande delle ragazze appare veramente un sottile 'gioco del tradimento' (il titolo forse indica la capacità delle donne di allora di sopportare le avventure extraconiugali dei mariti). Ma risulta in parte anche il cantante Cesare Cremonini, altro passaggio del mondo di Avati dalla musica al cinema, volto comico stralunato, consumato dalle attese segnate dal tempo (l'orologio guardato in compagnia delle due sorelle, la voglia di fare sesso con la moglie) e anche i ruoli secondari dal fedele Cavina ad Andrea Roncato che è come quei caratteristi della commedia italiana anni '50. Il mondo rurale non è più un altro continuo flashback di un cinema che a volte si ricicla ma mostra le sue contraddizioni e soprattutto i suoi veleni nella scena del pranzo di nozze, altro luogo chiuso come il tavolo di poker di Regalo di Natale che emana quella cattiveria che quando si presenta nel cinema di Avati scombussola del tutto facendone sentire tutte le vibrazioni di un cuore non più altrove ma stavolta qui, presente.  

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