"Il giorno in più", di Massimo Venier
Fabio Volo mette in scena se stesso in una storia intermediale, che fa sentire fortemente la sua tipica impronta. Scrittore del romanzo da cui il film è tratto, sceneggiatore e protagonista, Volo permea di sé ogni fibra del suo personaggio, dalle sue espressioni facciali più tipiche alla voce che parla il linguaggio di un personaggio che travalica i confini della finzione, ponendosi come (super)narratore
Giacomo (Fabio Volo) è un eterno Peter Pan. Uomo di successo, grande osservatore quando si tratta di approcciare il cliente nel modo giusto, ma nella vita privata un totale disastro: passa di donna in donna, non legandosi mai stabilmente a qualcuno; fa fin troppo affidamento sulla sua migliore amica, senza accorgersi che lei ha una cotta nei suoi confronti; fatica ad accettare il nuovo compagno della madre, combattendo con qualsiasi figura paterna si trovi nella sua vita; dimentica chiavi e cane in casa per un giorno intero, decidendo poi di cedere l'animale a un suo collega. Tutto, però, cambia quando incontra una donna (Isabella Ragonese) sul tram, dicendo a tutti che si tratta della sua fidanzata. Quando davvero conosce Michela, si accorgerà che è ora di crescere, pronto a superare la distanza che li separa per conquistarla.
Fabio Volo mette in scena se stesso in una storia intermediale, che fa sentire fortemente la sua tipica impronta. Scrittore del romanzo da cui il film è tratto, sceneggiatore e protagonista, Volo permea di sé ogni fibra del suo personaggio, dalle sue espressioni facciali più tipiche alla voce che parla il linguaggio di un personaggio che travalica i confini della finzione, ponendosi come (super)narratore in una storia che è ancora tutta da scrivere e si compone, tassello dopo tassello, davanti agli occhi dello spettatore in un gioco di rimandi e scatole cinesi metaletterarie. Giacomo sembra essere padrone della narrazione, inventando nuovi attanti e piegando al suo volere gli altri personaggi della sua messa in scena, sovrastandoli anche scenicamente. Tuttavia, questo mastro burattinaio non ha fatto i conti con il Destino, il vero meganarratore, ed è allora che il film prende una strada ben nota, fatta di lettere lasciate in libri presi a caso, oggetti che passano di mano in mano, voli che si fermano casualmente proprio vicino al luogo abitato dall'amata. Se da un lato, questa Serendipity porta Giacomo a farsi una presenza ancor più “ingombrante”; dall'altro, permette agli altri caratteri di liberarsi dai fili che fino a quel momento erano stati manovrati dal protagonista. Eppure, questi non riescono mai a emergere del tutto, lasciandosi soffocare, pronti a essere messi in disparte, nonostante abbiano ancora molto da dire. Una commedia, una storia d'amore con uno di quei finali che, come afferma Michela, rendono un libro poco interessante, anche se soddisfano pienamente qualsiasi aspettativa, pur lasciando delusi per le strade non prese
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