"Mosse vincenti", di Thomas McCarthy

Ennesima lezione di cinema americana. Di minimalismo, di sentimenti, di inevitabile egoismo e di sincerità empatica. L’abilità straordinaria di indagare nei più reconditi recessi dell’animo umano e rappresentarlo nel suo pateticamente commovente realismo.  Specchio fedele dello spettro ampissimo delle caratteristiche e dei difetti di ognuno di noi. E ancora esempio magistrale di recitazione corale. Una capacità mai tramontata di saper raccontare la storia più semplice nella maniere più efficace

Ennesima lezione di cinema americana. Di minimalismo, di sentimenti, di inevitabile egoismo e di sincerità empatica. L’abilità straordinaria di indagare nei più reconditi recessi dell’animo umano e rappresentarlo nel suo pateticamente commovente realismo.  Specchio fedele dello spettro ampissimo delle caratteristiche e dei difetti di ognuno di noi. E ancora esempio magistrale di recitazione corale. Una capacità mai tramontata di saper raccontare la storia più semplice nella maniere più efficace.

Thomas McCarthy, al suo terzo lungometraggio, sembra prediligere storie di personaggi segnati da esperienze negative, inghiottiti in un presente con poche luci, salvati da amicizie improbabili. Come il nano di Station Agent e il professore vedovo dell’Ospite inatteso, in Win Win tocca all’avvocato pieno di debiti Mike Flaherty trovare nuova linfa nell’inaspettata comparsa nella sua vita di un elemento che scombina la sua routine e le sue percezioni. Intendiamoci, ha una famiglia splendida, una moglie bella e premurosa e due figlie piccole adorabili. Ma il lavoro scarseggia. E, più di tutto, la sua seconda attività, il suo ipotetico angolo dove nascondersi dalle delusioni, è un fallimento continuo. Allenatore della squadra di lotta libera del liceo, non riesce a vincere una gara.
Ed esce, marchio di fabbrica Usa, la passione viscerale per lo sport. Mai visto come industria multimilionaria, sempre modello (im)perfetto di società ideale. Dove la fratellanza e la voglia di misurarsi rispettando i più sani principi della competizione non vengono mai meno. Sport come scuola di vita e ambizione massima. Lo spirito è lo stesso di un gruppo di amici che si riunisce la sera per il torneo di calcetto. Si lascia tutto fuori dal campo, conta solo il risultato. E per ottenerlo serve coesione, unità di intenti. Passione incondizionata, dove se non sei tu a riuscirci, può farlo qualcuno al posto tuo. Quel qualcuno sarà in grado di elevarsi al di sopra del mondo, scacciando ogni tua più perfida frustrazione.
La sottolineatura più decisa, senza correre il rischio di ripetersi, va riservata al cast. Paul Giamatti è il solito straordinario attore, eppure non prende mai del tutto la scena. Perché ogni singolo elemento aggiunge spessore alla storia. Servirebbe una menzione speciale per tutti. Da Amy Ryan, moglie di Mike Flaherty, a Burt Young, delizioso nel ruolo di un anziano affetto da demenza senile. Non si può evitare però di spendere due parole sul giovane Alex Shaffer. Il suo Kyle è un ragazzo scanzonato, rilassato fino allo stremo, misurato in ogni battuta. Eppure capace di una profondità e di un’intensità insospettabili. L’alchimia con Giamatti è strepitosa.
Per finire, la verve comica di Bobby Cannavale. Ormai quasi attore feticcio di McCarthy che va a ripescarlo dopo Station Agent. Migliore amico di Mike, fresco di divorzio, regala lampi di spontaneo divertimento.
Non è mai un caso se un gruppo di attori, pur bravissimi, rende al massimo. Significa che il direttore d’orchestra è riuscito magnificamente nella sua opera.



Titolo originale: Win Win
Regia: Thomas McCarthy
Interpreti: Paul Giamatti, Amy Ryan, Bobby Cannavale, Jeffrey Tambor, Burt Young, Melanie Lynskey, Alex Shaffer
Origine: Usa, 2011
Distribuzione: 20th Century Fox Italia
Durata: 106'

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