"Ligabue. Campovolo. Il film 3D", di Marco Salom, Cristian Biondani
Si sta lì ma non si sta lì. Il 3D funziona anche, porta più sul palco che in mezzo al pubblico, ma dei presunti brividi dell'evento neanche l'ombra. Non un rockumentary puro ma anche viaggio esistenziale nel passato dove le amicizie di una vita e il legame col luogo si riducono a quattro palleggi nel parco, e uno scarsissimo archivio. Tutto il contrario di Questa storia qua. Ma forse la colpa è di Vasco
Un concerto. Questa è la mia vita. Un gruppo di ragazzi accampati con le tende in attesa dell'evento che si è svolto a Campovolo, nei pressi dell'aereoporto di Reggio Emilia, il 16 luglio scorso con 120.000 spettatori. Un palco ed effetti scenici già progettati per il 3D, dove al cinema si crea anche una suspense ("gli occhiali si indossano dopo 7 minuti e 57 secondi"), il preludio alle 3 ore live con dentro anche la registrazione dell'inedito Ora e allora del rocker emiliano. Ligabue apre la strada al vero e proprio rockumentary, il documentario musicale in cui si vogliono riprodurre delle emozioni già vissute da chi quel giorno era lì o farle vivere a chi non c'era.
In Ligabue. Campovolo. Il film 3D si sta lì ma non si sta lì. Il 3D funziona anche, ma butta più sul palco che tra la folla, con faccia e chitarra del Liga davanti. Per dare l'impressione di ritrovarsi a Campovolo, l'audio è stato anche mixato negli studi della Lucas Film. Le luci seducono come per attirare dentro con effetto calamita. Ma se l'evento si deve giudicare dal film, sullo schermo non c'è stato il minimo brivido. Probabilmente non (ci) sarebbe piaciuto neanche il concerto, probabilmente sì, ma quello che arriva risulta ovattato, le canzoni di Ligabue non smuovono e si mettono paradossalmente più in risalto la figura profetica del cantautore quando dice frasi del tipo "qui ci saranno 1000 figli", parla di speranza e di rivolgersi a "quei signori lì". Nel bene e nel male il film-evento doveva restare comunque così. Invece con spezzoni di Radiofreccia, tra realtà e finzione, il gruppo di amici di una vita prendono forma, soprattutto Claudio Maioli. Il legame col luogo e con gli affetti è però tremendamente sbiadito. Senza voler riaprire nessuna polemica nella querelle tra Ligabue e Vasco, basta vedere però come Questa storia qua riattraversava il tempo e la storia di una vita. Qui la complicità si riduce a quattro palleggi nel parco con in più una scarsissima presenza di materiali d'archivio.
Ha voluto essere troppo più di quello che voleva Ligabue. Campovolo. Il film 3D ed ha finito per essere molto meno. Forse dipende dal formato, forse è colpa di Vasco, forse il concerto era bellissimo e si era nel posto sbagliato. Si deve essere lì e se noi non si è lì, non ci si può stare. Poi magari si va su youtube e ci si esalta dopo 3 secondi rivedendo e rivivendo il concerto del Boss Bruce Springsteen al Meazza di Milano il 21 giugno del 1985. Forse, infine, si è soltanto dei vecchi rincoglioniti che non riflettono attentamente su argomenti profondi del tipo "chissà come sarebbe un mondo senza musica" o, riferendosi al Liga, "ci fa sentire orgogliosi di essere italiani". Buonanotte all'Italia.
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