"Cambio vita", di David Dobkin


Jon Lucas e Scott Moore ripropongono un'altra sceneggiatura in cui i protagonisti si ritrovano a vivere in una realtà parallela in cui possono sperimentare le possibilità di una vita alternativa. Jason Bateman e Ryan Reynolds sono due archetipi maschili: il primo è il padre di famiglia devoto e il secondo è il single scapestrato ed inaffidabile. Quando si scambiano le loro esistenze, il film viaggia attraverso situazioni gustose ma orientate ad uno scontato finale di sintesi

Il 2009 fu l’anno di Jon Lucas e di Scott Moore: i due sceneggiatori uscirono dal nulla e misero la firma su alcuni titoli che diedero una grossa spinta alla commedia americana. Il copione più importante che sfornarono fu The Hangover, ma anche Ghost of Girlfriends Past e Four Christmases diventarono dei grandi successi. The Change-Up non ha modificato la loro idea del genere e le loro storie sono sempre vincolate ad una sospensione della realtà e ad uno spazio di tempo limitato: che sia l’addio al celibato di Las Vegas o che siano i fantasmi notturni di Matthew McConaughey, i loro film presentano sempre una situazione limite in cui i personaggi possono vivere una vita parallela e provarne le possibilità. Full of It è uno dei loro primi film ed aveva la stessa caratteristica: cosa accadrebbe se il nerd del liceo si ritrovasse a diventare il più popolare ragazzo della scuola? Per il quattordicenne di quel film, la fama e l’autorità si trasformavano in un incubo. La loro mentalità non è cambiata e The Change-Up offre il fianco a dei preziosi confronti con Hall Pass di Peter e Bobby Farrelly: i due mariti godevano di una settimana di libera uscita dalle loro mogli solo per scoprire che non avrebbero potuto sopravvivere senza di loro, mentre Ryan Reynolds e Jason Bateman si cambiano i ruoli dello scapestrato single e del premuroso padre di famiglia solo per scoprire di voler tornare alla loro vita. Il ritorno non ha la stessa motivazione: Owen Wilson e Jason Sudeikis ripiegano sul focolare domestico perché non sanno fare altro che ubbidire alle loro mogli, mentre i due protagonisti di The Change-Up comprendono che il loro posto è proprio quello che occupavano prima. Jon Lucas e Scott Moore restano dei tradizionalisti particolarmente brillanti, anche se il loro ultimo film piega in modo troppo eccessivo sull’ansia della ricomposizione e del rientro nell'ordine. I due hanno assimilato la lezione di Judd Apatow e hanno avuto l’onore di far recitare Leslie Mann in un loro film, ma non ne hanno compreso lo spirito e l’umanità. Le loro sceneggiature hanno situazioni e sentimenti pertinenti alla vita quotidiana ma subiscono la schiavitù dell’esigenza hollywoodiana di arrivare ad una morale conclusiva. Anche gli attori non sono mai veramente calati nella parte: Ryan Reynolds e Jason Bateman offrono due interpretazioni istituzionali e il film patisce la mancanza di divagazioni improvvisate o di momenti di totale sincerità. David Dobkin dirige con professionalità ma anche lui è sostanzialmente estraneo al film, come se non sapesse aggiungere nient’altro che la sua mano abituata ai tempi della commedia. Il secondo capitolo di The Hangover ha dimostrato come il format potesse funzionare anche senza i due sceneggiatori: gran parte del suo distruttivo impatto sulla commedia americana si deve alla fisicità imprevedibile di Zack Galifianakis e alla sua interazione con gli altri membri del Wolf Pack. Ai due va il merito di aver costruito uno scenario adatto alle loro peripezie da doposbronza ma non quello di aver partecipato attivamente alla sua realizzazione. Se la struttura di The Change-Up è interessante e a tratti davvero divertente, spesso si ha la sensazione che entrambi abbiano cercato la consacrazione di se stessi attraverso la moltiplicazione dei personaggi. Se i due protagonisti non vanno oltre l’aggiornamento dell’archetipo maschile, l’ambizione di mettere in campo la loro versione femminile è solo funzionale: la sensibilità della casalinga trascurata Leslie Mann e la tentazione della focosa donna in carriera Olivia Wilde non sono mai approfondite. Entrambe condividono l’avvenenza fisica, ma servono come due diversi poli per i protagonisti, che orientano le loro scelte sull’una o sull’altra, verso la madre o verso l’amante. L’irriverenza di molte sequenze è sorprendente ma non va al di là del manierismo: Jon Lucas e Scott Moore non ci credono fino in fondo e se la usano è solo perché gli serve una pennellata di novità ad un soggetto dall’esito scontato della sintesi.




Titolo originale:The Change-Up

Regia: Andrew Dobkin

Interpreti: Ryan Reynolds, Jason Bateman, Olivia Wilde, Leslie Mann, Alan Arkin

Distribuzione: Universal

Origine: USA, 2011

Durata: 112'

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