“Emotivi anonimi”, di Jean-Pierre Améris
Allure magica e vagamente demodé, disancorato dalla realtà come i suoi due protagonisti, il film di Jean-Pierre Améris vive di una leggerezza che appare sempre sul punto di divenire inconsistenza. La dose di zucchero somministrata è notevole, ma risulta diluita grazie alla bravura e all’empatia di Isabelle Carré e Benoît Poelvoorde, capaci di dare grazia e spessore anche a situazioni e snodi narrativi scontati e a dialoghi che di indelebile avrebbero ben poco
L’Anonima Emotivi riunisce uomini e donne che scansano la vita per paura di soffrire. Che sia incapacità comunicativa, ansia incontrollata o terrore del contatto fisico, il disturbo che affligge queste persone raggiunge intensità e ingestibilità tali da rendere preferibile l’isolamento, il grado zero della vita relazionale e sociale. Ne sa qualcosa Jean-Pierre Améris, ex emotivo anonimo egli stesso, che in questa commedia sentimentale ha riversato molto del proprio vissuto. Ne sanno qualcosa i due protagonisti: lui proprietario di una fabbrica di cioccolato, apparentemente rigido e freddo, in realtà introverso al limite dell’autismo, infanzia oppressa da un padre il cui mantra era “auguriamoci che non succeda niente” e maturità trascorsa fra la scrivania dell’ufficio e il lettino dell’analista. Lei maître chocolatier talmente insicura da nascondere la propria identità (attribuisce le sue deliziose creazioni a un fantomatico eremita), vittima di attacchi di panico e svenimenti se oggetto di eccessiva attenzione, frequentatrice assidua, appunto, di un circolo di Emotivi Anonimi. Insieme, sono talmente male assortiti da risultare perfetti. La partitura di Jean-Pierre Améris prevede il classico incontro/scontro allegro ma non troppo, l’intermezzo di confronto con l’altro e con i propri limiti e l’attesa conclusione con l’armonico congiungimento di due anime finalmente libere di vivere. Allure magica e vagamente demodé, disancorato dalla realtà come i suoi due protagonisti, il film vive di una leggerezza che appare sempre sul punto di divenire inconsistenza. La dose di zucchero somministrata è notevole, pur senza il fastidioso sentore di product placement di operazioni come Lezioni di cioccolato 2, ma risulta diluita grazie alla bravura e all’empatia di Isabelle Carré e Benoît Poelvoorde, capaci di dare grazia e spessore anche a situazioni e snodi narrativi scontati e a dialoghi che di indelebile avrebbero ben poco, misurando delicatamente tic e malcelati rossori, inibizioni e slanci improvvisi che affiorano spesso in singoli sguardi e gesti. Jean-Pierre Améris gioca sui contrasti e sull’ironia, tra tocchi grotteschi e canzoni a tema (fra cui si distingue una Oci Ciornie cantata in scena da Poelvoorde), con una sobrietà calcolata che è il maggior limite del film; l’approccio timido alla vena surreale, sfiorata ma mai abbracciata appieno, e quello eccessivamente naϊf al disagio psicologico dei protagonisti, tendono a spegnere il fascino e l’originalità del risultato finale in una gradevolezza amabile quanto innocua e rapidamente dimenticabile.
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Anche se è ben scritto non condivido il finale dell'articolo. Perchè innocuo e rapidamente dimenticabile???? E non sono d'accordo neppure con il "filmetto" del commento precedente. Si può dire che Emotivi anonimi è una gran bella commedia leggera alla francese senza offendere nessuno?
Inviato da Luisa il 29/12/2011 -
sono ancora (tanto per cambiare) in disaccordo con voi. Si tratta invece sì di un filmetto ma è incantevole
Inviato da Alice Perugini il 28/12/2011
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