"L'incredibile storia di Winter il delfino", di Charles Martin Smith

Ciò che colpisce maggiormente è il tentativo, quasi controtendenza, di voler dimostrare al mondo, ormai saturo di cinismo e brutalità, come sia ancora possibile assistere ad un miracolo. E non è un caso se il filtro magico è la percezione di un bambino. Unico elemento, nel caos quotidiano, a saper vivere le proprie emozioni con istinto e passione. È proprio l'infanzia l'ingranaggio cardine del film

Nel 2005, in Florida, per caso un pescatore trovò un delfino sulla spiaggia. Era impigliato in una trappola per granchi, in fin di vita, quando arrivarono i soccorsi. Il mammifero fu portato al Clearwater Marine Aquarium. Nonostante le cure e le attenzioni costanti di medici e volontari, Winter (una femmina) perse la coda e rischiò di non farcela. Fu una speciale protesi a salvarla, compiendo un vero e proprio miracolo.
Una storia con un potenziale grande, nelle mani di Hollywood. Un buon cast e tanti elementi calibrati per emozionare e intrattenere tutta la famiglia. Dimentichiamoci però il solito film con il bambino dal cuore d'oro e l'animale che lo salva da solitudine e malinconia (sebbene ci sia anche questa componente, sapientemente orchestrata). Dimentichiamo Flipper e parenti. Ciò che colpisce maggiormente è il tentativo, quasi controtendenza, di voler dimostrare al mondo, ormai saturo di cinismo e brutalità, come sia ancora possibile assistere ad un miracolo. E non è un caso se il filtro magico è la percezione di un bambino. Unico elemento, nel caos quotidiano, a saper vivere le proprie emozioni con istinto e passione. Tenace, persino testardo, nell'inseguire capricciosamente i propri ideali.
È proprio l'infanzia l'ingranaggio cardine. E Sawyer, il nostro protagonista, non può che essere un emarginato. Ha perso il padre ed è solo. Forse soltanto le difficoltà possono aprire la mente alla conoscenza delle questioni importanti della vita, quelle per cui vale la pena battersi. Perché chi ha avuto subito è annoiato e viziato. Attraverso i suoi occhi (e grazie ad un 3D ben speso, favorito da una fotografia praticamente sempre luminosa) riconosciamo i passi obbligati di quell'età. Dai permessi implorati alla mamma ai fremiti delle prime infatuazioni.
La trama si incastra meravigliosamente fino ad un coinvolgente lieto fine; la presenza di Morgan Freeman, Lucius Fox prestato all'ingegneria medica, impreziosisce qualsiasi pellicola. Deciso ad infrangere ogni record di presenza, con il papillon ormai indossato come un segno di riconoscimento. Ma ognuno fa la sua parte; e un brivido country attraversa la schiena ogni volta che Kris Kristofferson calca la scena.
Una storia che fa storia. Perché la protesi di Winter del dottor McCarthy (chiamata Winter's Gel, proprio in onore del delfino) è stata una scoperta fondamentale anche per l'applicazione sugli esseri umani. Perché Winter è diventato un simbolo di speranza per portatori di handicap, tanto da diventare meta di pellegrinaggio.
Curioso notare come la sceneggiatura non risparmi una stoccata pesante al mondo dell'istruzione. Il messaggio non è neanche poi troppo sottotraccia. Sawyer imparerà molto più da quell'esperienza che sui banchi di scuola. 
E se la bontà corre il rischio di trasformarsi in retorica, non si può arricciare il naso ma solo sorridere bonariamente. Persino lasciarsi commuovere un po'. Soprattutto sui titoli di coda, mentre scorrono le immagini dei reali protagonisti della storia da cui è tratto il tutto.


Titolo originale: Dolphin Tale 3D
Regia: Charles Martin Smith

Interpreti: Harry Connick Jr., Ashley Judd, Nathan Gamble, Kris Kristofferson, Morgan Freeman, Cozi Zuehlsdorff, Frances Sternhagen, Austin Stowell, Winter
Origine: Usa, 2011
Distribuzione: Warner Bros.
Durata: 114'





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