“E ora dove andiamo?”, di Nadine Labaki


La regista di Caramel, al secondo lungometraggio, si conferma ancora molto interessante. Cinema che si muove su un confine che non esiste, anche nervosamente con la macchina a mano, che imprigiona il caos espressivo del suo mondo, lasciando che l’immaginario sia libero tra farsa e tragedia, evitando ogni forma costruita di sublimazione. La tratta sembra trovare destinazioni alternative: se il passato non esiste, il presente è traballante, per fortuna il futuro chiede: “E adesso dove si va?”.     

e adesso dove si vaUn gruppo di donne vestite di nero procede a passo cadenzato, come un vero battaglione armato di rosari, foto dei cari morti in guerra e uno sguardo deciso, da battaglia. A passo di danza, quasi a improvvisare un balletto, si dirige spedito verso il suo campo di battaglia, la trincea in cui sono seppelliti i sogni, verso il cimitero. Così comincia il bel film della libanese Nadine Labaki, al secondo lungometraggio dopo il successo di Caramel nel 2006 (presentato a Cannes sempre nella sezione Un Certain Regard). È però un cimitero particolare: c’è soltanto una stradina polverosa che divide da una parte i loculi cristiani e dall’altra i defunti mussulmani. In quel villaggio sperduto nelle montagne, dove i morti superano gli abitanti, si cerca quotidianamente di difendere la convivenza tra due religioni, minacciata di continuo dagli uomini che non hanno accantonato del tutto rancori e sentimenti violenti. Solo le donne sono coese e determinate a lottare per la pace e cercano con ogni espediente di riuscirvi, anche quando si rasenta il grottesco e il blasfemo. Divertente e drammatico, come il balletto della prima sequenza, il film si muove con disinvoltura sui due binari. In mezzo scorre il musical (segno distintivo della regista), come terra di mezzo, un’isola felice in cui tutti indistintamente potrebbero entrarvi. Ci sono vari momenti di comicità riuscita, grazie anche all’uso creativo del simbolismo, del montaggio associativo e della metafora. Almeno due trovate vanno menzionate: le donne che inscenano un miracolo, con la Vergine Maria che lacrima sangue dagli occhi perché in collera con il villaggio e l’Imam che si presenta al confessionale del “collega” cattolico in cerca di qualche risposta e di una soluzione per una situazione divenuta insostenibile. Insostenibile, dopo che un ragazzo della parte cattolica resta ucciso durante una battaglia, a pochi chilometri da casa, tra guerriglieri nemici. È proprio l’alternarsi di dramma e commedia a convincere, fino al memorabile finale. Gli stessi momenti tragici della storia reggono da tutti i punti di vista: recitativi, visivi, narrativi. Insomma, Nadine Labaki (che è sempre anche tra le protagoniste dei suoi film), si conferma cineasta molto interessante, pronta magari a pretendere un cartellone più ambizioso. Cinema che si muove su un confine che non esiste, anche nervosamente con la macchina a mano, che imprigiona il caos espressivo del suo mondo, lasciando che l’immaginario sia libero tra farsa e tragedia, evitando ogni forma costruita di sublimazione. La tratta sembra trovare nuove destinazioni: se il passato non esiste, il presente è traballante, per fortuna il futuro chiede: “E adesso dove si va?”.     


Titolo originale: Et maintenant, on va où?
Regia: Nadine Labaki
Interpreti: Nadine Labaki, Claude Baz Moussawbaa, Leyla Hakim, Yvonne Maalouf, Antoinette Noufaily, Julian Farhat
Origine: Francia, Libano, Egitto, Italia 2011
Distribuzione: Eagle Pictures
Durata: 110'
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